LA CORTE DI GIUSTIZIA POLACCA E LA CONTROVERSA SENTENZA SULL’ABORTO: APOGEO DI UNA QUESTIONE STORICA

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Il 22 Ottobre la Corte Costituzionale polacca ha dichiarato che l’aborto del feto con gravi malformazioni è incostituzionale, questa sentenza è stata salutata con favore da esponenti dei partiti conservatori, in particolare Konfederacja, ma ha altresì fatto scaturire proteste e marce di opposizione di consistenti fasce della popolazione.

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Il tema dell’aborto in Polonia ha origine nell’anima religiosa stessa della nazione e si può dire il dibattito sia stato uno di quelli fondamentali apertisi in seguito al cambio di regime negli anni ’90. L’orgoglioso rigore con il quale la Polonia abbraccia la sua fede cattolica è manifesto in particolar modo nella legislazione che regola gli aspetti civili più sensibili, come per l’appunto l’aborto. La dottrina etico-morale della nazione è ispirata da quella cattolico-romana, rimasta ancorata nel cuore e nella fede della grande maggioranza della popolazione (in particolar modo quella rurale). A tal proposito, è interessante analizzare l’opinione pubblica in tema di aborto e la sua evoluzione nel tempo. Secondo un sondaggio realizzato nel 2014 da CBOS, il 65% della popolazione dichiara di considerare l’aborto inaccettabile ed immorale, il 27% ritiene sia accettabile con un margine di indecisi dell’8%. In un altro sondaggio condotto da CBOS del Febbraio 2014 il 55% degli intervistati si è opposto al diritto d’abortire su richiesta, il 37% si è dichiarato favorevole. In un più recente sondaggio del 2017 di Pew Research il 38% degli intervistati crede che l’aborto dovrebbe essere illegale nella gran parte dei casi, il 33% ritiene dovrebbe esserlo e l’8% ritiene dovrebbe esserlo in ogni caso. Queste proiezioni sono indicative della effettiva prevalenza di posizioni conservatrici all’interno della società civile, per quanto in passato l’opposizione civile dei partiti “antiabortisti” è stata in grado di mobilitarsi in maniera significativa e di arrestare l’operato della maggioranza (quanto meno momentaneamente).

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Per comprendere appieno la tematica è necessario analizzarne l’evoluzione recente nel dibattito interno polacco. La questione dell’aborto è una battaglia portata avanti dall’attuale attore di maggioranza, PiS, ed è dovuta a questa cruciale questione la spaccatura del partito nel partito di destra Prawica Rzeczypospolitej di Marek jurek, un tempo corrente di PiS. Nel 2011 su propulsione di una ONG una proposta di bandire l’aborto in Polonia ottenne 500000 mila firme e fini al Sejm(il parlamento polacco), dove le vennero apportati alcuni emendamenti con l’opposizione di PiS e Platforma Obywatelska ( al governo al tempo) mentre la coalizione di sinistra Sojusz Lewicy Demokratycznej portò avanti una battaglia per la libera scelta d’eseguire l’aborto contro la proposta di legge. Nel 2015 un’altra proposta di legge civica arrivò al Sjem che prevedeva il bando completo dell’aborto, in seguito nel 2016 la proposta arrivò in parlamento e fù approvata la sua discussione. Il giorno stesso della discussione alla camera vennero organizzate le cosiddette “proteste nere” (Czarny Protest) dal partito di sinistra Razem su spinta della parlamentare Małgorzata Adamczyk. In seguito a queste forti proteste in tutte le principali città i politici di maggioranza cominciarono a dissociarsi dalla proposta di legge e il progetto venne, per così dire, congelato.

Da quel momento il tema è rimasto congelato fino al 22 Ottobre 2020, quando una sentenza della Corte Costituzionale polacca nominata in larga parte da PiS ha riaperto il capitolo ha dichiarato incostituzionale l’aborto di un feto con una malformazione fisica grave. “L’aborto è sempre stata una tematica difficile per il parlamento, suscita enormi reazioni emotive nell’opinione pubblica” ha commentato il lawmaker di PiS Bartlomiej Wroblewski. Come diretta conseguenza di questa decisione accolta con plauso da esponenti del partito d’opposizione nazional-conservatrice Konfederacja, come il segretario Krzysztof Bosak, che ha espresso esultanza riguardo la “vittoria della vita” nella sentenza della Corte in diversi suoi post Facebook/Twitter. Questa sentenza ha (come largamente previsto) suscitato un enorme scalpore nell’opinione pubblica polacca ed europea, tanto che già a partire dal 23 Ottobre si sono verificate marce di protesta in più di 60 città polacche ed in alcuni casi i manifestanti e gli attivisti hanno fatto irruzione nelle chiese interrompendo la messa e le normali funzioni religiose in segno di sdegno per la decisione della Corte, denunciandone il carattere intrinsecamente integralista cattolico. Le proteste si sono protratte per i giorni successivi provocando le contro manifestazioni degli attivisti Cattolici e della destra scaturendo anche in scontri fisici per le strade e sono apparentemente destinate a proseguire ad libitum. La casa del leader del partito di maggioranza PiS è stata presidiata dalla polizia per via delle manifestazioni e della pressione degli attivisti che hanno lanciato dei sassi contro l’abitazione. La polizia ha dichiarato che i manifestanti era evidente avessero il preciso intento di “causare un conflitto aperto”.

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La questione si verifica in un momento delicato per diverse motivazioni e si collega a questioni cruciali in maniera diretta. La prima questione fondamentale è quella dell’indipendenza della Corte Costituzionale. Barbara Nowacka, una lawmaker di sensibilità progressista, ha dichiarato a Reuters che “PiS ha paura di prendersi la responsabilità di rendere le leggi sull’aborto più restrittive. Sanno perfettamente che le attuali leggi sono già difficili da accettare”, attribuendo alla Corte Costituzionale una direzione esogena che il partito tuttavia nega. In un momento in cui i contrasti sull’indipendenza della Giustizia con la Commissione Europea sono tutt’altro che sopiti, ma bensì più aperti che mai. Le leggi attualmente in vigore rendono legale l’aborto in due casi esclusivi: se la vita della madre è messa a rischio dal parto; se la gravidanza è frutto di una violenza. La sentenza renderebbe quindi la legislazione ancora più stringente avvicinandola a quella di Malta e del Vaticano, i due paesi che regolano la materia in maniera più stringente in tutta Europa. Ma anche un’altra questione è evocata in maniera indiretta, ossia il trattamento riservato alle minoranze lgbt+ con le cosiddette zone “lgbt free”, questione per cui l’UE ha messo in discussione i fondi strutturali dedicati al paese. In conclusione, per quanto annosa possa essere la causa anti-abortista, appare portante nel dibattito polacco come una vera costante fissa che tuttavia, questa volta, ha trovato il momento più teso per tornare al centro della scena politica, già stressato per via dell’epidemia di Coronavirus in rapida escalation nel paese. Una maggioranza solida e determinata a chiudere i capitoli storici del suo progetto per il paese può essere questa volta abbastanza forte da non essere arginata dalle proteste, con conseguenze difficilmente prevedibili in termini di rapporti con la struttura comunitaria e con la società civile.

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