IL RUOLO DELL’ITALIA NEL PANORAMA ENERGETICO EUROPEO

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Grazie alla sua posizione strategica nel cuore del Mediterraneo, l’Italia potrebbe ricoprire un ruolo da leader nel panorama energetico europeo. La realizzazione del progetto EastMed-Poseidon e lo sviluppo della filiera dell’idrogeno, infatti, consentirebbero all’Italia di garantire la diversificazione degli approvvigionamenti energetici e di favorire la transizione energetica dell’Europa. Tuttavia, per cogliere le opportunità connesse alla partita energetica, occorre una visione strategica di lungo termine, che integri programmazione nazionale e cooperazione internazionale.

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Ponte tra l’Europa e il Nord Africa, l’Italia, grazie alla sua posizione strategica nel cuore del Mediterraneo, potrebbe svolgere un ruolo di rilievo nel panorama energetico europeo, contribuendo in maniera significativa alla realizzazione di progetti di approvvigionamento energetico e diversificazione delle fonti. L’adesione al progetto EastMed o lo sviluppo della filiera dell’idrogeno, infatti, consentirebbero all’Italia non solo di dare uno slancio all’economia e alla sicurezza del Paese, ma anche di veicolare la transizione energetica europea, in linea con il Green Deal Europeo e con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) previsti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

L’adesione al progetto EastMed-Poseidon

Il progetto EastMed, riconosciuto già nel 2015 dalla Commissione europea come “progetto di interesse comune”, prevede la realizzazione di un gasdotto, della lunghezza approssimativa di 1.900 chilometri e della capacità di circa 10 miliardi cubi di gas all’anno, che consentirebbe di trasportare le risorse energetiche del giacimento israeliano del Leviatano in Europa. Il progetto, in particolare, prevede il trasporto di gas naturale dalle riserve offshore del Bacino del Levante alla Grecia, passando per Cipro e Creta. In Grecia occidentale, poi, il Gasdotto EastMed si congiungerebbe con l’interconnettore Poseidon per trasportare il gas in Italia e, da lì, nel resto dell’Europa. Si evince, dunque, la rilevanza dell’Italia nel completamento e nella riuscita del progetto. Quest’ultimo, attraverso lo sviluppo di un hub mediterraneo del gas, permetterebbe all’Europa non solo di avere un accesso diretto a nuove risorse energetiche, ma anche di incrementare la sicurezza del continente attraverso la diversificazione delle rotte e delle fonti di approvvigionamento. Il costo complessivo del progetto EastMed-Poseidon supera i 6 miliardi di euro e la sua realizzazione è affidata alla società IGI Poseidon SA, joint venture tra l’italiana Edison e la greca DEPA.

Considerato come un asset strategico, il progetto è stato appoggiato sin da subito dal governo di Roma, che ha partecipato anche ai lavori dell’East Mediterranean Gas Forum, recentemente divenuto un’organizzazione internazionale, a cui aderiscono anche Israele, Grecia, Cipro, Egitto, Giordania e Autorità palestinese. L’unica esitazione relativamente al progetto EastMed c’è stata l’estate scorsa, quando il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha espresso perplessità sulla sua fattibilità economica. Le trattative sulle opportunità di collaborazione tra l’Italia e i suoi possibili partner energetici, però, sono riprese subito dopo l’incontro dello scorso novembre tra il premier e il suo omologo greco, Kyriakos Mitsotakis. In seguito alla firma dell’accordo del 2 gennaio tra Grecia, Israele e Cipro per la costruzione del gasdotto EastMed, il ministro italiano per lo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha confermato l’adesione dell’Italia al progetto. In una lettera al ministro greco dell’Ambiente e dell’energia, infatti, Patuanelli ha ribadito che il Paese sostiene l’iniziativa “nel quadro dei progetti europei di interesse comune”. Negli ultimi mesi, i lavori per la realizzazione del gasdotto hanno subito dei rallentamenti a causa della pandemia di Covid-19 e delle frizioni nel Mediterraneo orientale, dove la Turchia, esclusa dal progetto, ha intrapreso attività di esplorazione e perforazione in acque appartenenti alle zone economiche esclusive greche e cipriote, rivendicate come proprie, fomentando un clima di tensione. Pur riconoscendo l’importanza del partner turco relativamente alla crisi libica e alla questione migratoria, l’Italia ha espresso solidarietà ad Atene e Nicosia per la violazione dei loro confini marittimi. Una posizione analoga è stata adottata dall’UE, che non esclude il ricorso alle sanzioni, qualora Ankara non si mostri più propensa al dialogo. Nonostante tutto ciò, il progetto EastMed va avanti e si stima che i lavori possano essere completati entro i prossimi cinque anni. Nel frattempo, però, l’Italia guarda anche ad altri scenari energetici.

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La filiera dell’idrogeno e la transizione energetica

The European House – Ambrosetti, partendo dalla constatazione che negli ultimi mesi l’economia dell’Italia – al pari delle economie del resto dei Paesi europei – abbia subito una forte battuta d’arresto, in una sua ricerca, pubblicata di recente, sottolinea la necessità di adottare un nuovo paradigma sociale ed energetico, con il duplice fine di rendere resiliente il sistema economico e di favorire la transizione verso modelli di crescita più sostenibili. Lo shock economico conseguente alla diffusione della pandemia di Covid-19, infatti, non ha posto in secondo piano gli obiettivi di sviluppo sostenibile, condivisi sia a livello europeo che a livello internazionale, ma, anzi, ha reso ancora più evidente la fragilità di un sistema economico fortemente vulnerabile agli impatti dell’attività umana. In questo contesto, l’8 luglio 2020, la Commissione europea ha lanciato la strategia europea per l’idrogeno, individuato come vettore energetico in grado di contribuire in maniera significativa alla decarbonizzazione dell’economia, obiettivo in linea con il Green Deal europeo, che l’Unione europea intende raggiungere entro il 2050. L’idrogeno, infatti, è un vettore energetico green, può essere integrato con altre tecnologie pulite per la produzione ed il consumo di energia, accelera la decarbonizzazione della filiera energetica e dei settori di utilizzo finali, garantisce la flessibilità e la resilienza del sistema energetico. È per questo motivo che alcuni Paesi stanno già delineando delle strategie nazionali di medio-lungo termine per l’idrogeno, che ormai si trova al centro del dibattito politico, energetico ed industriale internazionale. In uno scenario del genere, l’Italia potrebbe diventare l’hub europeo dell’idrogeno.

Il livello di penetrazione dell’idrogeno nel sistema energetico italiano nel 2050 è stimato al 23%. Ciò significa che la domanda di idrogeno potrebbe rappresentare un quarto della domanda complessiva di energia del Paese e, di conseguenza, l’idrogeno potrebbe avere un impatto determinante sulle emissioni di CO2. L’Italia non ha ancora definito una strategia nazionale ad hoc, ma possiede alcune caratteristiche che la potrebbero rendere leader della transizione energetica europea. In primo luogo, l’Italia è un Paese all’avanguardia nella produzione di energie rinnovabili, il cui utilizzo è in continua espansione anche grazie alla disponibilità di risorse naturali. Il Paese, inoltre, gode di una rete infrastrutturale per il trasporto del gas tra le più estese e strutturate d’Europa che, soprattutto nella prima fase, potrà essere impiegata anche per il trasporto e l’utilizzo dell’idrogeno. Grazie alla sua posizione geografica – e geopolitica – nel cuore del Mediterraneo, infine, l’Italia può svolgere la funzione strategica di ponte tra l’Europa e l’Africa, garantendo il trasporto dell’energia prodotta in Nord Africa al continente europeo. Ciò permetterebbe al Paese di agire da “abilitatore” della strategia europea per l’idrogeno e, al contempo, di sviluppare il mercato energetico regionale, all’interno del quale ricoprirebbe un ruolo da leader.

Una visione strategica di lungo termine, nazionale e internazionale

Per veicolare la transizione energetica europea e cogliere le opportunità connesse alla partita energetica, l’Italia deve sviluppare una visione strategica di lungo termine e di ampio respiro, che abbracci sia la programmazione nazionale che la cooperazione internazionale. Da una parte, infatti, il Paese deve procedere all’aggiornamento e all’integrazione del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). Dall’altra, però, deve necessariamente definire una strategia di medio-lungo termine che consenta di gestire al meglio le relazioni dell’Italia con i suoi principali partner nel Mediterraneo orientale e in Nord Africa, senza perdere di vista gli eventuali mutamenti dello scenario geopolitico internazionale.

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