DA CHE PARTE STA LA RUSSIA NEL CONFLITTO IN NAGORNO-KARABAKH?

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La Russia sembra disposta a consentire all’Azerbaigian di riconquistare alcune aree intorno al Nagorno-Karabakh, scommettendo sulla dipendenza dell’Armenia e sulla gratitudine dell’Azerbaigian. Infatti, la Russia potrebbe avere motivi per aiutare il suo alleato Armeno, ma non ha alcun motivo per punire l’Azerbaigian.

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La guerra in corso tra Armenia e Azerbaigian intorno al Nagorno-Karabakh sta gettando i riflettori su un paradosso nella politica estera russa: Mosca ha sempre curato la sua immagine di grande potenza che gelosamente tutela la sua considerazione nella maggior parte dello spazio post-sovietico, e quello di un potere che appoggia i suoi alleati nel bene e nel male – sia esso Bashar al -Assad in Siria, Nicolás Maduro in Venezuela, Viktor Yanukovich in Ucraina o Alyaksandr Lukashenka in Bielorussia. Ma la reazione della Russia al conflitto del Nagorno-Karabakh sembra un importante capovolgimento di entrambi questi principi della geopolitica russa. Perché la Russia si è astenuta dall’essere almeno diplomaticamente più favorevole all’Armenia, un collega membro dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva? E perché le dichiarazioni sulla guerra sembrano più mansuete e meno critiche nei confronti della Turchia e dell’Azerbaigian, e meno favorevoli all’Armenia, di quelle di paesi come la Francia?

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Ci sono molte ragioni per questo apparente paradosso. Negli ultimi anni, la Russia è stata sempre più frustrata dall’intransigenza armena nei colloqui sul Nagorno-Karabakh. Nel 2011 le parti hanno concordato i cosiddetti Principi di Madrid, in base ai quali l’Armenia avrebbe ceduto il controllo di sette distretti circostanti il ​​Nagorno-Karabakh e avrebbe avviato colloqui sullo stato del territorio stesso. La palla era nel campo dell’Armenia quando si trattava di compiere progressi verso l’attuazione di quei principi. Eppure il paese ha mantenuto uno status quo nel conflitto che gli è utile ma sembra insostenibile – continuando a controllare il Nagorno-Karabakh e altri sette distretti azeri. Inoltre, a differenza di altre ex repubbliche sovietiche con conflitti congelati (come Georgia e Ucraina), l’Azerbaigian non è uno stato nemico della Russia. Non ha mai avuto un governo che trasformasse la retorica anti-russa in una merce chiave della politica estera, o che proclamasse l’emancipazione dalla Russia il suo obiettivo principale. 

La reazione piuttosto neutrale della Russia ai recenti scontri tra Armenia e Azerbaigian riflette l’esasperazione per la rigidità del suo alleato nei negoziati. C’è la percezione a Mosca che, negli ultimi due decenni, l’Armenia, invece di aderire a un accordo più o meno accettabile, sia stata irragionevole e intransigente. Effettivamente, come la NATO non dovrebbe sostenere le avventure militari di uno dei suoi membri, la Turchia, in terre straniere come la Siria e la Libia, cosi la Russia non è tenuta ad appaggiore l’Armenia nell sue avventure militari in Azerbaigian. L’altro problema che ha influenzato la risposta russa sembra essere stato l’attuale governo armeno, salito al potere dopo le proteste popolari del 2018, con grande dispiacere della Russia. L’irritazione di quest’ultima verso il primo ministro armeno Nikol Pashinyan è certamente un fattore importante nella sua riluttanza a sostenere l’Armenia in modo più deciso.

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Quindi, la Russia starà a guardare il suo alleato mentre viene sconfitto? Sì e no. Temporeggiando, la Russia sembra offrire all’Azerbaigian un po’ di tempo e spazio per riconquistare territori che fanno parte legalmente dell’Azerbaigian ma che sono stati sotto il controllo armeno dal 1994. E l’Armenia, dal punto di vista russo, avrà poche opzioni se non restare con la Russia. Anche se altri stati potrebbero sostenerla, l’Armenia sa che la Russia rimane l’unico paese che schiererebbe truppe per difenderla. Quindi, anche se la Russia permettesse all’Azerbaigian di riconquistare alcuni territori, l’Armenia dovrà rimanere un fedele alleato russo. È pero probabile che se il conflitto diventa una minaccia esistenziale per l’Armenia, la Russia agirà. Ma nessuno di questi scenari si è verificato ancora. In una certa misura, la Russia può ottenere due piccioni con una fava accettando una guerra limitata in cui l’Azerbaigian riconquista alcuni territori ma non minaccia esistenzialmente l’Armenia. Questo rende un servizio importante all’Azerbaigian senza davvero perdere l’Armenia, che non ha nessun’altro vero alleato a cui appellarsi.

A dire il vero, la riluttanza della Russia a schierarsi con più forza a sostegno dell’Armenia ha guadagnato l’attenzione internazionale. E ha danneggiato in modo significativo l’immagine della Russia in Armenia. Questa immagine si è deteriorata da diversi anni. Ma, naturalmente, tali fattori contano molto di più nelle democrazie consolidate dell’UE che nelle parti del mondo in cui l’opinione pubblica è importante ma, in ultima analisi, non sempre determina la politica estera. In altre parole, per Mosca, è un bene se la popolazione ha sentimenti filo-russi, ma non è un obiettivo assoluto. Quindi dal punto di vista Russo sembrerebbe che non importa solo chi è sotto attacco, ma anche da chi è attaccato: l’Armenia può essere alleata della Russia, ma l’Azerbaigian non è suo nemico e nemmeno la Turchia, anzi. La partnership della Russia con la Turchia, nonostante le sue tensioni e i periodici scontri, consente alla Russia di rimanere in Siria e svolgere i propri affari in Libia. Ma soprattutto, aiuta a creare una situazione in cui i conflitti regionali possono essere risolti senza il coinvolgimento degli Stati Uniti. Putin e la sua controparte turca Erdogan sono uniti dalla loro resistenza congiunta all’Occidente e dalla loro comune ambizione ad un ruolo maggiore negli affari globali. Il sentimento anti-occidentale condiviso con la Turchia è più importante di quello cristiano condiviso con l’Armenia e su cui quest’ultima ripone le sue speranze.

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