L’ISIS NEL DIMENTICATOIO DELLA STORIA?

Via con il virus

Per il mondo e per l’Unione Europea in particolare, la pandemia è un mantello cognitivo. Il COVID occulta tutto ciò che esula dal rischio di contagio: la sanità in affanno e l’economia in crisi risucchiano l’attenzione di politici e tecnici. In questo vortice di leggi e ansia, è come se l’ISIS non fosse mai esistito. Da spauracchio dell’Occidente, l’auto proclamato Stato Islamico è diventato un bruscolo nella coscienza collettiva europea. Eppure, alcuni fatti dell’Africa e del Medio-Oriente, ma anche dalle periferie del Vecchio Continente, suggeriscono che l’aspirante califfato sia ben lontano dall’essere svanito.

Indebolito ma non sconfitto

Le cause del calo di attenzione sono rintracciabili già da prima dell’inizio della pandemia: l’ISIS ha ricevuto pesanti sconfitte militari proprio nel cuore iracheno e siriano del suo califfato, come, ad esempio, la morte di Al Baghdadi ad opera dell’esercito USA. Poi, a marzo, il Coronavirus ha costretto l’ISIS a far girare un’inusuale newsletter tra i suoi miliziani: evitate viaggi in Europa, hanno raccomandato, lavatevi le mani e starnutite all’interno del vostro gomito. In questo modo, il temuto network dell’auto-proclamato Stato Islamico ha perso vitalità, anche grazie alla chiusura sanitaria di molte frontiere europee. Tuttavia, questo rallentamento non è sufficiente per consegnare l’ISIS al dimenticatoio della storia: la struttura del network è ancora integra, così come le sue capacità di comunicazione digitale.

 

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L’Europa smemorata

Nel Vecchio Continente, le fonti di preoccupazione sono numerose. Il budget e la capacità decisionale degli Stati, così come quelli dell’Unione Europea, sono assorbiti dalla necessità di sostenere l’impatto della pandemia e di rilanciare tutto ciò che è compatibile con un eventuale lockdown. Di conseguenza, l’attenzione politica ed economica per eventuali minacce terroristiche si eclissa a favore di quella per la crisi sanitaria, così come diminuiscono gli incentivi per una collaborazione internazionale utile ad individuare eventuali ramificazioni del network ISIS tra le metropoli europee. L’attenzione politica sul breve periodo, poi, sottovaluta quelle che sono le ripercussioni sulle possibili strategie che l’ISIS adotterà in futuro. La paura del contagio da Coronavirus, infatti, ha portato alla ribalta la possibilità che virus e altri agenti infettivi possano essere usati come armi batteriologiche. Anche se meno spettacolari di attacchi kamikaze dal punto di vista mediatico, minacce alla sicurezza biologica di una comunità nazionale potrebbero rappresentare un efficace strumento di pressione, soprattutto alla luce del trauma collettivo causato dalla pandemia.

Dal punto di vista socio-economico, poi, un aspetto non evidenziato a sufficienza è l’effetto combinato della crisi economica e della quarantena sulle regioni più povere dell’Unione Europea, soprattutto quelle ad alta intensità di immigrati. Se già c’era preoccupazione sulla mancata integrazione di giovani europei di seconda generazione, la mancanza di opportunità lavorative e di socializzazione potrebbe scavare un ulteriore solco tra i giovani più svantaggiati e la società in cui faticano ad integrarsi. Non è un caso che l’intelligence britannica, durante i mesi più duri del lockdown, si sia messa in allerta: la radicalizzazione online non teme e, anzi, gode dell’isolamento sociale degli individui più vulnerabili. Quest’ultima non riguarda solo europei di seconda generazione, ma anche individui potenzialmente vicina a estremismi di destra: il rischio è che la reclusione forzata e la deprivazione economica portino entrambi a riconoscersi nella promessa di rovesciare o, quantomeno, far sanguinare il sistema che ha fallito nella sua promessa di sostenerli.

 

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Campanelli d’allarme in Africa e nel vicino Oriente

Nello spostare l’attenzione all’Africa e al Vicino oriente, ci sono diversi fattori che dovrebbero far suonare un campanello di allarme. La pandemia ha imposto un rallentamento dell’economia mondiale, alimentata da combustibili fossili e altre fonti energetiche non rinnovabili. Di conseguenza, il prezzo di queste materie prime è precipitato, così come le economie di quei paesi che contavano sulla loro stabilità. Nel caso dei paesi in via di sviluppo, questo crollo è stato peggiorato dalla contrazione dei flussi turistici: Schengen è diventata una fortezza anche per coloro che ci sono nati, e la paura del contagio li spinge a non avventurarsi fuori dalle sue mura. Terzo ma non ultimo, molti Paesi Europei hanno ritirato forze armate da contesti instabili. È il caso dell’Iraq, che dopo aver visto ridurre la presenza americana sul suo territorio, ha assistito alla partenza anche delle forze armate europee, come quelle francesi e olandesi. Quando la pandemia è divampata, infatti, i governi europei hanno ritenuto che i militari fossero più utili in patria che all’estero: la loro assenza potrebbe portare a un rafforzamento delle capacità organizzative delle cellule jihadiste ancora attive nel Paese. Le loro azioni di guerriglia, unite alla pressione sanitaria sulle strutture ospedaliere irachene, potrebbero portare a un generale indebolimento del governo centrale e a un parallelo rafforzamento dell’ISIS.

 

Il Mozambico come canarino nella miniera?

Il Mozambico è un caso emblematico dei rischi che si corrono se l’ISIS viene considerato un bruscolo della storia. A metà agosto, quando gli Stati europei si cullavano nell’intervallo tra la prima e la seconda ondata, milizie ISIS hanno sconfitto le forze governative e occupato Mocimboa de Praia. Come ha già dimostrato con il traffico di stupefacenti, l’auto-proclamato Stato Islamico ha un senso degli affari molto laico: Mocimboa è un porto strategico sia in termini commerciali che energetici. Oltre che l’accesso alle rotte commerciali off-shore, infatti, l’ISIS si è avvicinato a un sito di estrazione di gas naturale, finanziato e gestito dalla francese Total; non è difficile immaginare dove andranno i soldi del commercio e della possibile estrazione di gas. Lontano dall’essere un bruscolo nella storia, l’ISIS- o chiunque sia il suo successore- riposa nella quiete della tempesta COVID, in attesa di ritrovare energie sufficienti per più Mocimboa de Praia.

 

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