LA NECESSITA’ DI UN NUOVO ORDINE ARABO

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Già attraversato da crisi e da proteste popolari, l’emergenza sanitaria ha accentuato le carenze dell’ordine arabo. Ora, è necessario un nuovo ordine per scongiurare l’instabilità e la violenza.

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Le proteste scoppiate nel 2011 sembravano, per un momento, aver portato alla distruzione del vecchio ordine arabo, i cui elementi distintivi sono l’autoritarismo e la rentier economy, e alla costruzione di uno nuovo, più democratico.  Per decenni, si è parlato di “eccezionalismo arabo”, ossia repulsione intrinseca  verso gli ideali democratici e la modernità in favore del cosiddetto authoritarian bargain, in cui i cittadini rinunciano ai diritti politici in cambio della sicurezza economica. Tuttavia, col passare del tempo si è assistito al deterioramento del contratto sociale, all’emergere del capitalismo clientelare con conseguente corruzione e ad una generale impossibilità di garantire i diritti economici, soprattutto alla larga percentuale della popolazione giovanile araba.  L’insostenibilità del contratto sociale ha portato alle Primavere arabe, ma la speranza si è infranta rapidamente. Almeno cinque Stati sono falliti, i conflitti civili sono ancora in corso e molti Stati hanno manifestato derive autoritarie, con la conseguenza che la situazione attuale è peggiore di quella pre-2011.

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La pandemia di Covid-19 ha avuto effetti disastrosi sulla regione. Già attraversata da crisi e da proteste popolari, date soprattutto dall’alto livello di corruzione e disuguaglianza sociale (il Medio Oriente si attesta come la regione più diseguale al mondo), l’emergenza sanitaria ha accentuato le carenze dell’ordine arabo. Così come accaduto nel resto del globo, le misure prese per contenere il virus hanno avuto delle ricadute negative sull’economia, con perdita di posti di lavori ed innalzamento della percentuale di disoccupazione che, in Medio Oriente, ha raggiunto il 10,2%, tra la più alta al mondo. È necessario che i leader arabi giungano alla consapevolezza che una modifica del contratto sociale e l’attuazione di riforme avrà un costo minore rispetto al tentativo di continuare a preservare lo status quo. Le Primavere arabe sono state il risultato della frustrazione popolare, dovuta a pessime condizioni economiche e limitazione dei diritti politici, in atto da tempo. Pochi Stati hanno incorporato le richieste popolari e anche nei migliori dei casi, come in Tunisia, persiste la stagnazione economica e il malcontento giovanile.
Se la leadership araba fallisce, ancora una volta, nel riconoscere le rivendicazioni dei propri cittadini e garantire politiche più inclusive ed ugualitarie, la regione sprofonderà nell’instabilità e violenza.  

 

 

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