LA CECENIA E I PECCATI GEOPOLITICI DELL’UE

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Il conflitto dimenticato della Cecenia

Legion d’Onore postuma e perquisizioni a tappeto: così Parigi reagisce alla decapitazione di Samuel Paty, insegnate reo di aver mostrato in classe alcune vignette di Charlie Hebdo durante una lezione sulla libertà di espressione. Abdullah Anzorov, l’omicida, ucciso durante lo scontro con la polizia, ha fatto in tempo a postare su Twitter una foto della testa di Paty. Ho giustiziato un cane infernale di Macron, ha scritto, un cane che ha osato oltraggiare il Profeta. Nell’orrore morale e civile che scaturisce da questo attentato, la nazionalità cecena di Abdullah Anzorov appare essere un dettaglio secondario, così come la stessa Cecenia. La memoria collettiva europea sembra, infatti, aver rimosso il conflitto russo-ceceno, iniziato nel 1994 come guerra di indipendenza e proliferato come guerriglia tra esercito russo e miliziani islamisti ceceni fino al 2009.

La strage nella scuola elementare di Beslan è forse il momento più noto di quel periodo convulso: nel 2004, un commando di separatisti ceceni islamisti prende in ostaggio un migliaio di persone. Dopo 72 ore di stallo, le forze speciali russe irrompono nella scuola, portando alla morte di 334 persone. Beslan è solo la punta dell’iceberg di morte che ha portato all’insediamento nel 2004 di Ramzan Kadyrov, fedelissimo di Putin e attuale Primo Ministro della Repubblica Cecena, dal 2000 soggetto federale della Federazione Russa. Nonostante Kadyrov abbia sempre omaggiato l’unione perfetta tra l’identità locale cecena e quella russa, questo sposalizio non è stato pacifico né prelude ad esserlo, soprattutto per quel che riguarda le fazioni di militanti islamisti. Nel contesto politico e religioso conflittuale che ne deriva, l’Unione Europea è sempre stata così costante nella sua assenza da far sospettare la premeditazione.

 

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L’ininfluenza dell’UE e l’Islam come identità politica

La presenza assenza dell’UE risale agli albori della seconda guerra russo cecena, iniziata e conclusa alla fine degli anni Novanta. La neonata Repubblica Cecena di Ichkeria, ex Repubblica sovietica, ha tenuto testa alla Russia di Eltsin nell’affermare la sua indipendenza, ma questo successo non è sufficiente a dare forza alla sua classe dirigente, sfidata internamente da diverse fazioni islamiste che invocano l’applicazione della Sharia. Nel corso della guerra di indipendenza, infatti, i secessionisti invocano l’Islam, religione maggioritaria in Cecenia, come cardine dell’identità pubblica cecena e simbolo della resistenza all’oppressione imperialista. Ora che Mosca li guarda, umiliata, da al di là del confine, gli islamisti richiedono riforme radicali interne e azioni esterne al governo ceceno, che, tanto debole quanto moderato, tentenna, esita e fallisce. Quando, nell’estate del 1999, i miliziani ceceni perseguono la loro jihad nella repubblica russa del Daghestan, la risposta che incontrano non è quella del fragile Eltsin. Vladimir Putin è stato appena nominato Primo Ministro della Federazione Russa, e ha visto che cosa ha rappresentato per il Paese l’anarchia del dopo Gorbacev.

L’UE ripone molte speranze nel nuovo leader russo: è giovane, energico, e promette di traghettare la Russia verso un futuro radioso di potenza europea. Quel che è più interessante, segnala a Bruxelles l’intenzione di creare una partnership duratura, basata anche e soprattutto sulle esportazioni energetiche. Tra il 1999 e il 2000, i prezzi del petrolio sono ai massimi: Mosca ha le carte in regola per diventare un partner privilegiato di un importatore netto come l’UE. Perciò, all’inizio delle ostilità tra Russia e miliziani ceceni, non è difficile per i rappresentanti UE scegliere chi sostenere: Ichkeria è debole, violenta e sconquassata da lotte interne. In più, sembra pericolosamente vicina a quegli stessi miliziani che cercano di imporre la Sharia nel vicino Daghestan. Come risultato, quando la Russia invade Ichkeria, l’UE non ne condanna l’azione militare, salvo fare un brusco dietro-front quando l’esercito russo minaccia di bombardare la capitale Grozny per fiaccare definitivamente la resistenza cecena. Anche in questo frangente, tuttavia, le sanzioni dell’UE sono deboli e presto messe da parte: la dipendenza energetica è inalterata, così come lo è poca simpatia per il governo ceceno, spesso accusato di finanziarsi con rapimenti e riscatti di occidentali presenti nel suo territorio.

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La guerra al terrore e le politiche inefficaci dell’UE

Per la Federazione Russa e l’UE, la caduta formale della Repubblica secessionista non equivale alla fine dei problemi in Cecenia. Anzi, dà l’inizio a un interminabile confronto militare tra l’esercito russo, di stanza a Grozny, e le milizie islamiste, le stesse che contribuiranno alla strage di Beslan . Dopo l’11 settembre, la possibilità che queste ultime estendano il loro raggio d’azione diventa per Bruxelles un’eventualità da evitare a tutti i costi. Dunque, anche se Putin ha perso l’allure seducente degli anni Novanta, la sua promessa di estirpare gli islamisti da quell’angolo di Europa induce Bruxelles a distogliere l’attenzione dalle violazioni dei diritti umani in Cecenia e a concentrarsi sull’erogazione di aiuti umanitari. Per 12 anni, l’ininfluenza dell’UE sulla condotta russa viene mitigata da circa 250 milioni di euro in contributi per la ricostruzione e l’assistenza agli sfollati; gli aiuti vengono erogati in contemporanea con quelli russi, necessari per riavviare un’economia locale distrutta e rattoppare una società divisa.

Quello che i finanziamenti europei non possono ammorbidire è il regime di Kadyrov, autore di una sintesi politica tra la fedeltà a Mosca e l’applicazione politica di un Islam coerente con i desiderata di un autocrate violento. Forte del sostegno economico di Mosca, pari all’80% del PIL ceceno del 2014, Kadyrov risente poco delle sanzioni UE, oltretutto stabilite non per le sue violazioni dei diritti umani, bensì per il suo appoggio all’annessione della Crimea, la cui vicenda condivide parecchie somiglianze con la Cecenia. Inoltre, risulta difficile per l’UE adottare una politica efficace per i rifugiati ceceni: coloro che fuggono dal regime non sono solo civili inermi, ma potrebbero anche includere miliziani islamisti invisi a Mosca e a Grozny, così come agenti sotto copertura pronti ad eliminare sia i primi che i secondi. Queste ripercussioni suggeriscono che, anche se la Cecenia è ormai caduta nel dimenticatoio della storia, essa rappresenta tuttora uno dei più grandi fallimenti geopolitici dell’UE.

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