ENERGIA SOLARE IN YEMEN: UN RISCATTO ECONOMICO E SOCIALE

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Ultimo in classifica secondo i dati del gender gap index e un’economia stremata dalla pandemia e dal conflitto. Un piccolo cambio di rotta sembra essere possibile grazie alla costruzione di tre diversi impianti di energia solare, di cui uno interamente gestito da donne.
 

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Lo Yemen è il paese più povero della regione comprendente gli stati arabi ed è al momento alle prese con un complesso conflitto e una crisi umanitaria senza precedenti oltre che con le disastrose conseguenze della pandemia da Covid-19. A causa di quest’intricato mosaico il paese è allo stremo e a risentirne maggiormente sono donne e bambine. In effetti, l’insieme di questi avvenimenti hanno inficiato negativamente sugli equilibri di genere conducendo ad un incremento delle disparità. Non a caso, secondo quanto riportato dai dati del gender gap index – l’indice prende in considerazione partecipazione economica ed opportunità, educazione, salute e sopravvivenza, potere politico – il paese è ultimo in classifica.

Le donne sono tra gli individui più vulnerabili nel contesto yemenita in quanto, a causa delle difficoltà legate all’ottenimento di un buon livello di formazione e alfabetismo, accedere ai servizi di assistenza umanitaria e/o avere un adeguato accesso ai servizi di assistenza sanitaria materna risulta complicato; la loro partecipazione politica è limitata e le comunità locali sono interamente dominate da figure maschili; ancora, le problematiche legate ai sistemi elettrici ed igienici non adeguati e/o completamente mancanti aumentano il rischio di atti di violenza di genere.

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È dato questo scenario che è possibile comprendere l’importanza che riveste la recente costruzione di ben tre impianti di pannelli solari ad opera di comunità rurali di Abs, Bani Qais e Lahji, di cui una realizzata e gestita interamente da donne. Grazie al sostegno economico e formativo dell’UNDP sono stati infatti installati i primi tre impianti di energia rinnovabile in Yemen gestiti privatamente dalle comunità locali. Si tratta di un fondamentale passo avanti per il paese che per la prima volta riesce a produrre energia ecosostenibile destinata all’utilizzo locale e non. 

Di particolare rilievo, dunque, le ripercussioni sull’ambito economico: circa 2,100 persone hanno visto aumentare le proprie entrate per via diretta grazie alla costruzione dei suddetti impianti investendo i guadagni in attività generatrici di reddito. Tuttavia, si vuole porre l’attenzione sulle possibili influenze sulle disparità di genere provenienti dall’attiva partecipazione delle donne nella gestione dell’impianto di Abs. In un contesto in cui la figura femminile è sovente messa da parte, relegata ad attività concernenti il focolare domestico ed esclusa dai dialoghi di pace per la risoluzione del conflitto, la costruzione e l’intera gestione femminile di uno dei tre impianti conferisce alle donne la possibilità di acquisire nuove abilità e competenze, per lo più nell’ambito del business e della finanza, oltre a favorire una maggiore partecipazione femminile nel mercato del lavoro.

 

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Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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