ARABIA SAUDITA CONTRO ANKARA: GUERRA COMMERCIALE?

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Negli ultimi mesi l’attivismo geopolitico di Ankara è aumentato, partendo dalla Siria, passando per Cipro e la Libia per andare a finire nel Caucaso, nell’ambito del conflitto tra Armenia e Azerbaigian. In questi teatri Ankara cerca di elevarsi a potenza regionale, perseguendo obiettivi che la vedono sostenere attori che, invece, non sono sostenuti dalle potenze del Golfo o dalla Russia, che, in Siria e in Libia, funge da partner e da avversario allo stesso tempo. Proprio le manovre militari sono state oggetto di preoccupazione da parte di alcune potenze con cui la Turchia dialoga su alcuni fronti, tra cui l’Arabia Saudita. Ankara teme un inasprimento delle relazioni con Riyad. Negli ultimi tempi l’Arabia Saudita sta attuando il boicottaggio di alcune merci turche che provengono anche da brand internazionali che operano soprattutto nel settore del tessile, uno dei fiori all’occhiello di Ankara. A peggiorare la situazione sarebbe stata una dichiarazione di Erdogan durante la sua ultima visita in Qatar, oggetto del boicottaggio da parte di alcune potenze del Golfo dall’estate 2017 a seguito di alcune accuse di terrorismo a Doha.

Durante tale evento Erdogan avrebbe rimarcato l’importanza della presenza delle forze turche nella base militare di Doha che, per il sultano, contribuisce alla stabilità delle monarchie del Golfo. A ciò è seguita la decisione, da parte del Consiglio delle camere saudite e del Presidente del Consiglio di amministrazione della Camera di Riyad di attuare un vero e proprio boicottaggio della merce turca. Le autorità saudite hanno chiesto, quindi, ai loro cittadini e ai loro uomini d’affari, di tagliare i rapporti commerciali, turistici e nel settore degli investimenti. Analizzando tale decisione in casa turca si può ben comprendere come, in una situazione economica non delle migliori, Ankara rischia di essere danneggiata ancora di più. In realtà la mossa saudita apre due possibili scenari di scontro tra le due potenze che toccano, perciò, il fronte religioso e quello politico.

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Dal punto di vista religioso, si tratta di uno scontro tra due correnti del mondo sunnita che ricomprende il passato ma anche episodi più recenti che riguardano la politica estera, l’uccisione del giornalista Khashoggi nell’ambasciata saudita ad Istanbul nell’ottobre 2018 e il sostegno turco aivari gruppi armati jihadisti. Arabia Saudita e Turchia si contendono la leadership nel mondo sunnita e per di più l’ostilità saudita deriverebbe dai recenti successi turchi in politica estera e dal fatto che sempre Ankara è riuscita a portare dalla sua parte e avvicinarsi maggiormente a Iran e Qatar oltre ad altre potenze, come il Pakistan.

La guerra economica che si scatenerebbe metterebbe in pericolo Ankara per alcuni motivi. Prima di tutto, Erdogan potrebbe essere limitato nel recarsi nei Paesi del Golfo; egli ha sempre compiuto dei viaggi soprattutto in prossimità di elezioni, visitando luoghi sacri. Quindi si potrebbe anche azzardare un limite nello spostamento di funzionari e cittadini turchi. In seconda battuta, l’Arabia Saudita potrebbe anche optare per una riduzione o addirittura per l’eliminazione del visto di ingresso per i Musulmani provenienti dalla Turchia in occasione del pellegrinaggio attuale. Sarebbe un duro colpo nell’ambito religioso ma anche in quello economico per Ankara. È sicuramente un fronte da seguire, tenendo conto del valore religioso e geopolitico dell’Arabia Saudita per la Turchia e del fatto che Riyad è nell’elenco dei maggiori mercati di esportazione della Turchia, con vendite di tappeti, prodotti chimici, mobili, cereali e acciaio. Ankara mostra i muscoli a livello militare ma non può trascurare le ulteriori difficoltà che la penalizzerebbero fortemente nella sua economia.

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