SICUREZZA ENERGETICA: UNO SGUARDO SUI BALCANI OCCIDENTALI

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I Balcani occidentali occupano una posizione centrale nella mappa dei corridoi energetici dell’Europa. Sebbene l’Unione Europea sia l’attore principale nella regione, la Russia e la Cina sono altrettanto interessate a fare investimenti e promuovere i loro interessi.

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La sicurezza energetica è un argomento di grande interesse per l’unione Europea e i Balcani occidentali. Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia confinano solo con stati membri dell’UE, e tutti, anche se in modo differente, aspirano a diventare membri dell’Unione. Lo scorso 24 marzo 2020, l’Unione Europea ha approvato la storica decisione di aprire i negoziati di adesione con l’Albania e la Macedonia del Nord, un passo importante che conferma ancora una volta il sostegno dell’Unione in merito al futuro europeo della regione. Mentre il Montenegro e la Serbia proseguono il dialogo con l’UE, la Bosnia ed Erzegovina e il Kosovo rimangono potenziali stati candidati. Di questi sei paesi, solo l’Albania, la Macedonia del Nord e il Montenegro sono stati membri della NATO.

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I progetti nella regione

Durante la Guerra Fredda, i Balcani occidentali, ad eccezione dell’Albania, erano unificati da un unico sistema energetico sotto la Jugoslavia. Le infrastrutture energetiche hanno subito danni molto gravi con le guerre degli anni Novanta e da allora si sta cercando di integrare questo blocco di stati dal punto di vista energetico non solo con l’Unione Europea ma anche a livello regionale. I Balcani occidentali occupano una posizione centrale nel passaggio dei corridoi energetici europei sia da nord verso sud che da est verso ovest e hanno il potenziale di trasformarsi in un importante hub energetico sul continente Europeo. Esistono cinque progetti di gasdotti che hanno una vitale importanza per la regione: il Trans-Anatolico (TANAP), il Trans-Adriatico (TAP), il TurkStream, lo Ionico-Adriatico (IAP) e il terminal di GNL nell’isola di Krk. Ognuno di questi progetti ha un importanza eccezionale. Il TANAP parte dall’Azerbaijan, attraversa la Turchia e si collega al confine greco-turco al TAP. Questo a sua volta attraverserà l’Albania, il Mar Adriatico, collegandosi allo IAP, che passa per il Montenegro e la Bosnia e per collegarsi alla Croazia verso nord, e raggiunge il sud Italia verso ovest.

TAP e IAP sono particolarmente importanti per l’Albania, che potrebbe assumere una posizione d’importanza strategica sulla mappa energetica dell’Europa. Inoltre il gasdotto Trans-Adriatico occupa una posizione strategica nel corridoio meridionale del gas, in quanto potrebbe ridurre la dipendenza energetica della regione dalla Russia e porre fine al monopolio di Gazprom in Serbia e Macedonia del Nord, che dipendono quasi del tutto da Mosca per l’approvvigionamento di gas e petrolio. TurkStream è altrettanto importante per la regione e per l’Unione, in quanto fornisce gas ai mercati dell’Europa meridionale attraverso la Turchia e la Grecia e a quelli dell’Europa centrale attraverso la Bulgaria e la Serbia. Rispetto a quest’ultimo, il terminale GNL di Krk ha un impatto più significativo per i Balcani occidentali, soprattutto in combinazione con il gasdotto Ionico-Adriatico. Esistono tuttavia molti ostacoli per gli stati dei Balcani occidentali in merito alla realizzazione di questi progetti. I più importanti sono la mancanza di infrastrutture e la competizione geopolitica in campo energetico tra l’Unione Europea, la Russia e la Cina. Ognuno di questi attori investe in modo diverso nella costruzione di infrastrutture energetiche nella regione e attribuisce un importanza diversa alle tematiche sociali e ambientali.

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L’Unione Europea

L’Unione Europea ha instaurato rapporti con tutti gli stati dei Balcani occidentali. Il cammino della regione verso la piena adesione, tuttavia, è fatto di molte sfide interne e regionali. Da tempo ormai si sta cercando di individuare il cammino più appropriato per lo sviluppo economico della regione e di recente la Commissione Europea ha adottato un piano economico di investimenti di 9 miliardi di euro con l’obiettivo di stimolare la ripresa economica, sostenere una transizione verde e digitale, promuovere l’integrazione a livello regionale, e favorire l’adozione di riforme al fine di accelerare la convergenza con l’UE.

Energy Community ha la capacità di influenzare il processo di adozione di misure di politica energetica con l’obiettivo di integrare il mercato dell’Europa sudorientale con quello dell’Unione. Una volta raggiunti gli obiettivi normativi sarà più facile fare investimenti nella regione, in modo che abbiano un impatto nel mercato energetico e nella politica energetica europea. Ovviamente i risultati non sono immediati. Gli Stati dei Balcani occidentali hanno una diversa interpretazione concettuale della loro sicurezza energetica e nazionale.

La posizione russa e cinese

Russia e alla Cina sfruttano le vulnerabilità della regione e intervengono in modo strategico per promuovere i loro interessi. In seguito all’inaugurazione della Nuova via della seta nel 2013, e con l’adozione della strategia “16 + 1”, gli investimenti cinesi nella regione nel settore energetico e altri progetti infrastrutturali sono cresciuti notevolmente. Mentre per la Cina i Balcani occidentali rappresentano un’opportunità per espandere le rotte commerciali del paese e per ridurre i tempi di trasporto merci in Europa, per la Russia la regione ha un importanza strategica nella sua politica estera.  Mosca si è recentemente rivolta ai Balcani occidentali nel tentativo di aumentare la sua influenza nella regione e l’obiettivo di ostacolare l’adesione del Montenegro e della Macedonia del Nord alla NATO, destabilizzare il dialogo con l’UE e competere con l’Occidente, adottando misure coercitive e strumenti di soft power, sfruttando i legami religiosi, culturali e storici, ma anche i sentimenti nazionalistici delle nazioni slave.

È importante ricordare che i corridoi energetici passano attraverso zone in conflitto o conflitto congelato come il Nagorno-Karabakh, Ossezia del Sud e aree abitate dai Curdi. Ogni possibile escalation potrebbe portare dei sviluppi negativi nei progetti europei di diversificazione delle rotte di approvvigionamento del gas. Altri fattori destabilizzanti per la regione sono la posizione cinese e russa in merito allo status del Kosovo e il dialogo tra Pristina e Belgrado. Questo ci ricorda che i Balcani occidentali rimangono ancora politicamente divisi. Per questo è importante sostenere una prospettiva di allargamento credibile ed un impegno maggiore dell’Unione Europea nella regione.

 

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