NATO: SOFT POWER NEL MEDITERRANEO ORIENTALE

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

A seguito di una serie di incontri tecnici tra i rappresentanti di Grecia e Turchia, tenutasi presso il Quartier Generale della NATO a Bruxelles, lo scorso 1° ottobre è stato istituito un meccanismo bilaterale di de-conflitto militare. Il meccanismo, istaurato dalla NATO, ha lo scopo di limitare gli incidenti derivanti dall’esplorazione di idrocarburi nel Mediterraneo orientale.  A tale fine, lo strumento in questione prevede la creazione di una linea telefonica diretta tra Grecia e Turchia, volta a ridurre le controversie sui reciproci confini marittimi e spazi aerei che da decenni sono una costante nella relazione tra i due Stati. I colloqui tecnici militari in merito alla sopraccitata iniziativa sono stati avviati a inizio settembre dal Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, che ha dichiarato: “Accolgo con favore l’istituzione di un meccanismo di decontaminazione militare, ottenuto attraverso l’impegno costruttivo della Grecia e della Turchia, entrambi stimati alleati della NATO.” Per comprendere a fondo la rilevanza del meccanismo, occorre fare un passo indietro e ripercorrere brevemente la storia delle relazioni tra i due Paesi. Circoscrivendo l’analisi esclusivamente agli eventi chiave dello scorso secolo, è lecito infatti osservare che, non solo i Atene ed Ankara hanno combattuto una guerra tra il 1919 e il 1922, ma si sono scontrati diplomaticamente su Cipro, in particolare a seguito del colpo di stato dei nazionalisti greci e della conseguente invasione turca dell’isola nel 1974. Ai reiterati scontri militari per i contesi confini territoriali nel Mar Egeo, si è aggiunta recentemente una nuova fonte di frizione: la preoccupazione di Atene che Ankara stia deliberatamente minacciando l’Unione europea ed indirettamente la Grecia facendo leva sui flussi dei richiedenti asilo diretti in Europa.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Nonostante le frizioni nel Mar Egeo siano ricorrenti, negli scorsi mesi le iniziative provocatorie adottate dal Presidente turco Erdoǧan per portare avanti i propri programmi di esplorazione energetica si sono intensificate. Alla luce di quanto sopra, lo scorso 5 ottobre, il Segretario generale della NATO si è recato in visita ad Ankara, dove ha discusso con il Presidente Erdoǧan, il ministro degli Esteri Çavuşoğlu e il Ministro della Difesa Akar. Il giorno successivo, Stoltenberg ha incontrato il Presidente della Repubblica Ellenica Sakellaropoulou, il Primo ministro Mitsotakis, il ministro degli Esteri Dendias e della Difesa Panagiotopoulos. Il Segretario Generale ha elogiato i contributi della Turchia alle missioni NATO, in primis in Afghanistan e in Iraq, ed il supporto turco ad altri Alleati durante la pandemia in corso. Allo stesso modo, il Segretario generale ha encomiato gli sforzi di Atene nel tagliare le linee del traffico clandestino di esseri umani, il suo impegno nella sicurezza collettiva ed il raggiungimento dell’obiettivo di spendere almeno il 2% del PIL nazionale nel settore difesa, come sancito nel paragrafo 14 della Dichiarazione del Vertice del Galles (2014). A seguito dei sopraccitati incontri, i ministri degli Esteri di Grecia e Turchia hanno concordato durante una conferenza in Slovacchia di fissare una data per l’inizio di un nuovo ciclo di colloqui esplorativi, marcando de facto un primo successo NATO nel raffreddamento delle recenti escalation nel Mediterraneo Orientale .  Rimane, tuttavia, da vedere se il meccanismo di de-conflitto contribuirà a creare lo spazio necessario affinché i due Alleati possano affrontare le controversie che li dividono attraverso accordi e in linea con il diritto internazionale, non solo nel Mediterraneo Orientale ma anche in Nagorno-Karabakh, dove Atene ed Ankara sostengono apertamente i due schieramenti opposti, rispettivamente Armenia e Azerbaijan.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block” data-ad-format=”autorelaxed” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”3043690149″>[/et_pb_code][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Costanza Pestarino

Costanza Pestarino. Studentessa del Master di Sicurezza Internazionale presso l'Università SciencesPo(Parigi) con concentrazioni in Europa e Rischi Globali.Nata a Genova nel 1997, ha conseguito la laurea triennale in Politica, filosofia e Economiapresso la Luiss Guido Carli (Roma). Nel 2018, ha trascorso il programma di scambiobilateralea Mosca presso Università Nazionale di Ricerca Scuola superiore di economia (Высшая Школа Экономики). Questo periodo le ha permesso di migliorare la conoscenza della lingua russa e di frequentare corsi mirati nel campo della sicurezza internazionale e delle relazioni UE-Russia.

Latest from DAILY