MAI PIÙ MORIA?

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Mentre la Commissione europea proponeva il suo Nuovo patto sulla migrazione e l’asilo, a Lesbo l’Europa non trovava nessuna soluzione “nuova” per i migranti fuggiti dall’incendio del campo di Moria.

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Dopo l’incendio del 9 settembre, i migranti si sono trovati in un limbo sulla strada costiera tra Moria e Mitilene, senza possibilità di tornare al campo né di proseguire verso il capoluogo. In risposta, l’Ue ha stanziato finanziamenti e collaborato con il governo greco e l’UNHCR per l’allestimento e la gestione del nuovo campo profughi “emergenziale” di Kara Tepe. La Commissione, sostenendo che Moria sarebbe stato un duro promemoria per l’Unione, ha dichiarato l’impegno europeo per migliorare le condizioni di vita dei migranti sull’isola e dimostrare una gestione europea dell’immigrazione sostenibile, efficiente e umana. “Mai più Moria” è stato l’appello lanciato da oltre 400 associazioni alle istituzioni europee.

Tuttavia, il campo di Kara Tepe è già stato ribattezzato Moria 2. Rivelatosi inadeguato sin dal principio, ma soprattutto adesso che è iniziata la stagione delle piogge torrenziali e del vento gelido che caratterizzano gli inverni sull’isola, il nuovo campo, una tendopoli in cui sono attualmente ammassate circa 7800 persone, sorge giusto davanti al mare, totalmente esposto alle intemperie. Numerose testimonianze descrivono le condizioni disastrose nel campo, in cui il cibo viene distribuito una sola volta al giorno, i servizi igienico-sanitari sono scarsi e la gente è costretta a lavare i bambini in mare. All’assenza di docce e bagni si aggiunge quella di un sistema di drenaggio, che ha portato all’allagamento delle tende alle prime piogge. Si lamenta, inoltre, l’assenza di uffici per presentare domanda d’asilo e di alcuna garanzia che il campo sia effettivamente una soluzione temporanea.

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La solita, nota logica securitaria che ha dominato le politiche migratorie europee non sembra superata con il nuovo patto della Commissione, che sacrifica i diritti umani a favore del ruolo centrale di Frontex e del sistema Hotspot, nonché della collaborazione con i Paesi terzi ai fini del rimpatrio e del trattenimento dei migranti. Questo pone delle grosse problematiche, a breve e lungo termine, per la risoluzione di situazioni drammatiche come quella di Lesbo. Sulle isole greche è evidente come il fallimento dei principi di solidarietà ed equa ripartizione delle responsabilità ex art.80 TFUE, ed il peso delle cieche politiche migratorie europee si riflettano non solo nella gravissima crisi umanitaria, ma anche nella degenerazione delle tensioni sociali. Sic stantibus rebus, sembra lecito ritenere che le promesse della Commissione di rispettare l’appello “Mai più Moria” siano state largamente disattese, e che attualmente non si vedono all’orizzonte soluzioni europee qualitative e a lungo termine, che vadano oltre il contenimento dei migranti e la mera riduzione del numero di sbarchi.

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Annachiara Cammarata

Annachiara Cammarata, analista per IARI di Diritto Internazionale e diritti umani. Laureata in Mediazione linguistica e culturale presso l’Università degli studi di Napoli l’Orientale, con una tesi sulla tutela dei diritti umani nel sistema giuridico islamico, sono attualmente laureanda magistrale in Relazioni Internazionali per l’area MENA nello stesso ateneo, redigendo la mia tesi sulla cooperazione strategica dell’Ue con i Paesi terzi per la gestione dei flussi migratori, e sto frequentando un Master di II livello in Politica e Relazioni Internazionali presso la LUMSA di Roma. Durante il mio percorso universitario ho avuto l’opportunità di studiare all’estero in Europa, America Latina e Nord Africa, esperienze preziose che mi hanno aiutata a dare forma ai miei progetti accademici e lavorativi.

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