L’UNIONE EUROPEA E LA LOTTA CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

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La violenza di genere continua ad essere perpetrata quotidianamente all’interno dei confini europei. Un’analisi degli strumenti creati nel corso degli anni dall’Unione Europea e dei possibili miglioramenti per l’eradicazione del fenomeno.

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L’Unione Europa è universalmente riconosciuta come un organismo sovranazionale tra i più sviluppati, ricchi e potenti al mondo. Nonostante le difficoltà causate dalla pandemia in atto e dalla conseguente crisi economica, è naturale ritenere che all’interno dell’Unione tutti i suoi cittadini posseggano svariati diritti legati alla propria persona e alle proprie possibilità. Ma è veramente così? Pur racchiudendo Paesi sviluppati sia economicamente che socialmente, l’Unione Europea non può davvero ritenersi soddisfatta per quanto riguarda il raggiungimento di standard universali. In particolare, la violenza di genere continua ad essere un problema diffuso che interessa, seppur in maniera differenziata, tutti i suoi membri. L’Unione Europea ha sicuramente compiuto degli importanti passi in avanti con la creazione di organismi, leggi e campagne ad hoc, che saranno analizzate di seguito, ma la battaglia per l’effettiva eradicazione della violenza di genere non sembra ancora terminata.

Per violenza di genere si intende quel tipo di violenza diretta verso una persona a causa del suo genere o che colpisce sproporzionatamente un genere specifico e può trasformarsi in: violenza fisica, violenza sessuale, violenza psicologica o violenza economica. Come affermato dallo stesso Parlamento Europeo, la violenza di genere è una violazione dei diritti umani a tutti gli effetti che si origina da discriminazioni appunto di genere. Pur colpendo anche gli uomini, la violenza di genere riguarda in modo particolare le donne e molto spesso si tramuta in violenza domestica, provenendo da familiari o partner (attuali o meno). Altri esempi di violenza di genere sono le molestie sessuali, particolarmente comuni, le mutilazioni genitali, i matrimoni forzati e, molto pericolose attualmente, le violenze online.

Ciò che l’UE ha fatto nel corso degli anni non è da sottovalutare e si tratta di passi importanti e costruttivi sia a livello operativo che legislativo. Si può ricordare l’istituzione di due importanti organismi: l’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere (EIGE) e l’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA). Creati entrambi dal Consiglio dell’Unione Europea, rispettivamente nel 2006 e nel 2007, hanno un ruolo di primaria importanza nel combattere la violenza di genere. Il primo si occupa specificatamente di favorire l’uguaglianza di genere ed eliminare le discriminazioni mentre la seconda, che non si limita alle discriminazioni di genere, assiste gli organismi europei nell’adozione delle misure più appropriate alla salvaguardia dei diritti fondamentali. Entrambi gli organi svolgono la propria funzione attraverso diversi strumenti, quali la raccolta dati, la realizzazione di studi, ricerche o sondaggi riguardo specifiche problematiche e, allo stesso tempo, collaborano con istituzioni e vigilano sull’operato dell’UE e dei singoli Stati membri. Degni di nota, l’indagine dell’Agenzia del 2014, l’unico studio a livello europeo che si è occupato di donne provenienti da tutti i 28 Paesi (per un totale di 42.000 donne intervistate), e il lavoro dell’EIGE sulla violenza di genere nel cyber space. Tali studi evidenziano una situazione allarmante e ancora non del tutto sotto controllo: i dati affermano che in UE 1 donna su 2 ha subito molestie sessuali, 1 su 3 violenze fisiche e/o sessuali, 1 su 10 molestie online e 1 su 20 uno stupro. In particolare, è stato stimato un totale di 3.500 omicidi legati a violenze domestiche o di genere (‘femminicidi’) in UE all’anno, ovvero circa 9 vittime al giorno.  Oltre a ciò, l’UE si è anche adoperata nell’adottare nel corso degli anni programmi specifici come il Programma DAPHNE (2000, poi rinnovato 3 volte) per la tutela di donne e bambini dalla violenza e il Programma Stoccolma (2009) per la promozione dei diritti e della sicurezza dei cittadini comprese, quale gruppo particolarmente vulnerabile, le vittime di violenza di genere.

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A livello legislativo, il primo documento legalmente vincolante riguardo la violenza di genere è la Convenzione di Istanbul, testo creato dal Consiglio d’Europa e adottato anche dall’UE nel 2011. L’Unione Europea ha poi creato un set di normative sull’argomento ma si tratta nella quasi la totalità dei casi di legislazione non vincolante o di normative vincolanti ma non specificatamente o limitatamente create per la violenza di genere (esempi: la Direttiva n.99 del 2011 riguardante l’ordine di protezione europeo e la Direttiva n.29 del 2012 che stabilisce l’accesso al supporto e alla protezione necessarie da parte delle vittime di crimini violenti. In entrambi i casi la normativa si applica ad un insieme di crimini e non solo per le violenze di genere). Oltre ad organismi e normative, l’UE ha anche creato campagne di sensibilizzazione riguardo la violenza di genere.  La più recente è la campagna creata dalla Commissione Europea denominata NON.NO.NEIN: Say No! Stop Violence Against Women per aumentare la consapevolezza su questo tipo di violenza, nata in concomitanza con la pubblicazione dell’Eurobarometro 449, il quale ha infatti evidenziato tendenze preoccupanti riguardo  le percezioni a livello europeo rispetto alla violenza di genere e alla violenza domestica.

L’Unione Europea si è quindi esposta sul problema della violenza di genere attraverso gli strumenti analizzati, ma, dai dati emersi, sembra che questo tipo di violenza non cenni ad eradicarsi. Chiaramente si tratta di una questione complicata sia a livello umano e sociale che legislativo, considerando anche che i Paesi membri rimangono i principali responsabili della normativa nazionale così come delle pene previste in questi casi, creando così importanti difformità legislative tra i diversi Stati membri. È quindi innegabile una ‘limitazione’ dell’UE sull’argomento ma è allo stesso modo innegabile la permanenza di criticità in ciò che è stato fatto fino ad oggi; criticità riassunte nei due punti di sotto assieme a possibili miglioramenti per il futuro.

1) Per quanto riguarda gli studi compiuti, si tratta nella quasi totalità di ricerche utili a fotografare la situazione, il che è ovviamente necessario per comprendere il quadro generale del problema, ma non risponde alle più concrete esigenze di legiferazione reale sulla materia. L’UE potrebbe quindi mantenere gli studi e le ricerche con l’attuale impostazione affiancandoli però a strumenti più risolutivi o almeno vincolanti per le parti.

2) Per quanto riguarda gli elementi utilizzati dai suddetti studi, si tratta di dati che non sono sempre omogenei e comparabili tra loro. Con l’eccezione dell’indagine FRA, non è mai stato possibile raccogliere dati su tutti i Paesi membri: senza un quadro generale e completo la conoscenza è parziale e non sarà quindi possibile prendere le giuste misure a riguardo. Un esempio di ciò è il fatto che l’EIGE lavora con dati provenienti solo da 15 Stati membri. Una maggiore omogeneità sarebbe auspicabile anche a livello legislativo nazionale. C’è infatti una forte discrepanza normativa tra i diversi Paesi per quanto riguarda non solo la criminalizzazione della violenza di genere e la protezione delle vittime, ma anche, a livello più basilare, la definizione del crimine stesso. Infatti, ogni stato membro identifica le violenze di genere con parametri diversi che si basano sulla propria legislazione interna (ad esempio: Danimarca, Lussemburgo, Grecia, Malta, Polonia e Lituania nei casi di omicidio non prendono in considerazione la relazione esistente tra vittima e colpevole come elemento caratterizzante del crimine). Una definizione condivisa e unica a livello europeo potrebbe evitare che la protezione delle vittime sia effettiva solo in alcuni Stati, ovvero quelli con la legislazione interna più favorevole.

Concludendo, non dobbiamo sottovalutare gli sforzi compiuti fino ad ora a livello europeo ma è necessario rendersi conto che la problematica della violenza di genere è ben lontana dall’essere risolta ed è giusto aspettarsi da un attore politicamente ed economicamente importante come l’UE la concretizzazione di reali miglioramenti. Combattere questo tipo di violenze fino ad eliminarle non porterebbe solamente ad un ovvio miglioramento sociale e umano in UE ma anche, come analizzato da uno studio, ad un risparmio economico considerevole (il costo della sola violenza domestica è di circa di 16€ miliardi l’anno).

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