ELEZIONI PRESIDENZIALI NEGLI STATI UNITI: IL PUNTO DI VISTA CANADESE SU TRUMP E BIDEN

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Due importanti realtà artiche, il Canada e gli Stati Uniti. Un rapporto di vicinato non sempre idilliaco, ma comunque continuo. Proprio per questa vicinanza e per tutti i rapporti commerciali che legano i due paesi, le elezioni presidenziali statunitensi avranno conseguenze dirette sul Canada e sui rapporti diplomatici tra i due paesi. Questioni di interesse prioritario per Ottawa come l’energia, la difesa, il commercio e l’immigrazione sono interpretate con punti di vista differenti da Joe Biden e Donald Trump; è evidente quindi l’importanza dell’appuntamento elettorale americano. Certo, gli Stati Uniti nelle politiche artiche partono da una situazione di svantaggio, ma questo non permette al Canada di poter fare la voce grossa, in quanto, il rapporto tra i due paesi è incentrato su dinamiche di politica commerciale che li rendono, seppur in maniera diversa, interdipendenti.  Qualunque sia il risultato delle elezioni di Novembre, per il Canada non ci sarà nessuna strada spianata, bensì, ulteriori sfide da affrontare.

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Donald Trump: America’s first e i dazi doganali.

Trump uomo del protezionismo. Il suo intento di proteggere la produzione interna, a tutela delle realtà industriali americane ha generato delle diatribe tariffarie che hanno rallentato, nel lungo termine la crescita del commercio internazionale. Dazi doganali, ma anche rinegoziazione con Canada e Messico dell’Accordo Nordamericano di Libero Scambio (NAFTA) ed infine continue discussioni con la Cina su esportazioni e tariffe, rappresentano l’impronta di The Donald sul commercio americano. Il Canada conosce bene questo aspetto, essendo sotto minaccia dell’imposizione di dazi sull’alluminio da parte degli americani. Tuttavia dietro Trump c’è la mano di un suo tecnico, il quale ne delinea l’indirizzo commerciale: Robert Lighthizer. Costui, in qualità di rappresentante della politica commerciale, è già noto ai canadesi,avendo avuto accese discussioni con Chrystia Freeland delegata da Ottawa per negoziare sul NAFTA.  L’intento di Lighthizer sarebbe di uniformare i dazi americani a quelli di altre realtà nel mondo, questo perché, nonostante l’aumento degli stessi, da parte dell’attuale amministrazione, quelle statunitensi, restano tra le tariffe più basse. Le politiche commerciali intraprese e quelle minacciate, rischiano di mandare in stallo l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), con conseguenze dirette su molti paesi. Il Canada sarebbe proprio uno dei più colpiti, anche perché fa spesso ricorso all’OMC per questioni relative ai dazi, ma le pressioni statunitensi sull’Organizzazione, provocano rinvii e ritardi nei processi decisionali. Per questa serie di motivi, la rielezione di Trump alla carica di Presidente degli Stati Uniti, desta preoccupazioni, in quanto la logica del dazio per proteggere le lobby industriali che costituiscono parte dell’ elettorato più influente, significherebbe per il Canada un ostacolo troppo oneroso da sormontare. Tuttavia il Canada non dovrebbe “avere paura” delle politiche di Trump e non rifiutarle a priori.  L’intuizione di Lighthizer di uniformare i programmi tariffari internazionali è sicuramente indice di una tendenza “trasformativa” della politica commerciale di Trump e ciò, potrebbe giovare alla causa Canadese, se analizzata nel lungo periodo.

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L’approccio di Joe Biden: Priorità al mercato interno, ma meno dazi alle dogane.

Biden come sostenitore della globalizzazione. Così si è definito qualche tempo fa. Questo rende sufficientemente l’idea del cambio di prospettiva che si avrebbe con lui alla Casa Bianca. Una vittoria di Biden potrebbe forse segnare un vantaggio per il Canada e, la risoluzione di alcune grane di vecchia data che interessano i due paesi, specie sul fronte economico e commerciale. In primo luogo, dalle sue affermazioni, prima e durante la campagna elettorale, emerge con chiarezza la sua volontà di proseguire le politiche del “buy American” che, iniziate sotto l’egida di Trump, potrebbero divenire ancor più presenti con Biden, il quale deve averne riscontrato degli effetti positivi. Nei sui discorsi poi, largo spazio alla necessità di opere pubbliche ed infrastrutturali ma i cambiamenti, le riparazioni che egli intende apportare e che, saranno sicuramente significative, si rivolgono all’aspetto commerciale. Tra i cambiamenti più significativi promessi, sicuramente la volontà di abbattere le tariffe dei dazi su acciaio e alluminio, con particolare riferimento alle quantità di materiale proveniente dai paesi alleati. Un vero e proprio stravolgimento, quindi. Un cambiamento di rotta che porterebbe molti vantaggi proprio al Canada, per il quale, attualmente vige una politica abbastanza restrittiva in relazione al commercio di alluminio con gli Stati Uniti. Tutto ciò rientra in una visione più globale di Biden, il quale sembra ritenere inutili gli sforzi per competere con player alleati. Sforzi che, secondo la sua ottica potrebbero essere profusi contro il nemico commerciale comune: la Cina. Il Canada inoltre, vedrebbe di buon occhio anche l’interesse di Biden nei confronti del Partenariato Trans-Pacifico. Gli Stati Uniti sono ufficialmente fuori dagli accordi, per volere di Trump, il quale ha preferito raggiungere intese bilaterali con i paesi facenti parte dei negoziati; Biden invece, si è mostrato interessato a riprendere questo discorso di partenariato.  In tale frangente, le implicazioni per il Canada sarebbero senz’altro positive.

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Perché le elezioni americane interessano al Canada: prospettive future

Comunque vada, non sarà una strada in discesa. I funzionari canadesi, al netto delle analisi sinora enunciate, temono anche che con Biden o Trump nulla di significativo cambierebbe. Da Biden ci si aspetta una modifica significativa sull’approccio all’OMC, ed una maggiore morbidezza in merito ai dazi doganali. Tuttavia, concretamente non ci si aspetta grossi passi in avanti. Ad esempio per quanto riguarda il legno di conifere, esportato dal Canada, non ci sono grosse aspettative. Nel caso in cui vinca Biden, quindi, sarà da vedere quale sarà l’apporto concreto alla politica commerciale e doganale statunitense. Nel caso in cui, a vincere sia Trump invece, i funzionari canadesi si preparano ad una stagione più complessa di attività commerciali, con la consapevolezza che si può reggere un primo mandato con queste restrizioni, ma sul secondo ci sono molti dubbi. Da una prima disamina sembrerebbe che un’amministrazione a guida Biden possa portare più vantaggi economico-commerciali per Ottawa, tuttavia non è necessariamente così. Secondo esperti canadesi, pur tenendo conto del passato di Joe Biden in qualità di ex vicepresidente degli Stati Uniti con Barack Obama, non bisogna sottovalutare in primo luogo, la sua volontà di mettere gli Stati Uniti al primo posto. Quest’aspetto, già ribadito in campagna elettorale potrebbe tradursi in pochi ed insignificanti cambi di direzione rispetto al suo predecessore. Altro elemento di rilievo è costituito dalle questioni interne dei democratici, tra i quali molti potrebbero fare pressioni affinchè una vera e propria svolta non si verifichi. D’altro canto però, anche sul fronte repubblicano c’è un po’ di fermento, legato perlopiù a tematiche interne alle rispettive regioni. Le dichiarazioni della senatrice repubblicana dell’Alaska Lisa Murkowski risuonano come uno strizzare gli occhi alla politica ecologica che Biden intenderebbe sposare.  Il Canada invece, è molto interessato a fare delle previsioni e prepararsi adeguatamente per novembre. La questione del NAFTA, i confini, i progetti infrastrutturali tra i due paesi, le strategie difensive ed i dazi doganali dipendono essenzialmente dal risultato elettorale americano. La posta in gioco è economica, commerciale, ma anche relativa al ruolo di leader in questo versante dell’Artico e quindi, anche di valido competitor della Russia.

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Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.

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