COVID-19, VIA AL SECONDO ROUND: PAESI A CONFRONTO

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Finita la stagione estiva eccoci dunque alle porte dell’inverno, del freddo, della stagione influenzale, dello spettro di un virus che ha sconvolto il mondo intero nell’ultima primavera e che minaccia di ripresentarsi in una nuova ondata che può aggravare la crisi nera che sta vivendo l’intera economia mondiale. L’Italia è agli occhi di molti uno dei Paesi che meglio si è comportato durante la prima ondata in termini di contenimento del contagio, non è tuttavia il caso di parlare di situazione rosea per un Paese che si ritrova di fronte alla più grave crisi economica degli ultimi decenni e che sta manifestando molte difficoltà nel fronteggiare la gestione di questa nuova ondata che ci attende nei prossimi mesi invernali (tamponi, terapie intensive, scuola ecc.). Spostiamo lo sguardo oltre i confini verso i Paesi europei (e non solo), come si stanno comportando in questo momento?

In Europa stiamo assistendo a una notevole impennata di contagi e i numeri si fanno sempre più allarmanti. In Francia il Presidente Macron è passato subito a provvedimenti pesanti, coprifuoco dalle 21.00 alle 6.00 per le prossime quattro settimane nella capitale e altre delle principali città francesi (Grenoble, Lille, Lione, Marsiglia, Tolosa, Montpellier e Rouen). Record di contagi in Gran Bretagna e situazione allarmante anche in Germania dove si sono toccati numeri che non si vedevano da aprile; parziali lockdown anche in Olanda e in Repubblica Ceca; nuove restrizioni e limitazioni in Paesi come Irlanda del Nord, Spagna e Portogallo; record di contagi anche in Russia.

E poi ci siamo noi, quelli che prima sono stati colpiti e quelli che apparentemente si son mostrati più virtuosi dei vicini europei, non siamo ancora in situazione allarmante ma potremmo trovarci a breve in guai seri se la curva epidemiologica dovesse avere una nuova impennata e se, soprattutto, non ci facessimo trovare pronti come dovremmo. È proprio quest’ultimo aspetto che potrebbe oscurare quanto di buono fatto negli ultimi mesi nel contenimento del contagio, perché se da un lato è vero che le nostre politiche restrittive attuate in maniera tempestiva hanno portato a dei risultati notevoli è anche vero che l’Italia appare altamente impreparata nel gestire la seconda ondata imminente per i mesi invernali, non soltanto perché la crisi economica si fa sempre più asfissiante ma anche e soprattutto per le palesi difficoltà gestionali nell’implementare in maniera efficiente quei provvedimenti, quelle misure, quei protocolli necessari per garantire la “convivenza” con questo virus almeno fino alla prossima primavera. Cosa potremmo definire più grave, fare un pessimo lavoro o farne uno buono per poi rovinarlo? Mai come adesso è necessario che la politica (quella buona) diventi il miglior alleato per la scienza.

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E poi, spostandoci oltre oceano, non possiamo non gettare uno sguardo agli Stati Uniti che stanno vivendo le imminenti elezioni presidenziali in quello che è forse il periodo storico più complicato degli ultimi anni. Lo scontro Biden-Trump con il Covid la sta facendo da padrone, e se è vero che sarà esclusivo compito degli americani presentarsi alle urne per scegliere il nuovo Presidente, è anche vero che non c’è altro Paese al mondo come gli States le cui elezioni sono di così ampio interesse mondiale. Per mesi si è discusso su come la presidenza Trump abbia gestito in maniera blanda e approssimativa l’emergenza sanitaria, ma se da un lato è vero che il “sovranismo trumpiano” ostenta fierezza nei confronti di un virus definito non poi così pericoloso, è anche vero che i dati riportati sull’attuale situazione negli Stati Uniti non sono catastrofici come si vuole far credere (il numero dei morti italiani in rapporto alla popolazione totale del nostro Paese, conti alla mano, è superiore a quello degli USA), e la tanto discussa sanità americana pare aver dato un messaggio potente ai suoi detrattori, come dimostra la messa a disposizione dei vaccini anti-influenzali (gratuiti) già da un mese a questa parte. È quindi il sovranismo trumpiano a dare una mano al Covid? O è il Covid che può dare una mano alla battaglia contro il sovranismo trumpiano? In tutto il mondo, e specialmente in questo momento negli USA, la lettura empirica a numeri e dati è ormai sempre più sostituita a una lettura politica.

 

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