L’EZLN CHIAMA L’EUROPA A PRATICARE IL DIRITTO DI RESISTENZA, UN DIRITTO CHE C’È MA NON SI VEDE

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Il movimento Zapatista, annunciando il suo imminente viaggio in Europa, ha riacceso il dibattito su crisi climatica, soggettività internazionale della terra e relativo ius resistentiae dei popoli alle grandi opere estrattiviste, invasive e climalteranti. La connessione che lega popoli in lotta, diritti umani e diritto internazionale ambientale varca confini e stati, ed è proprio nel vecchio continente che il movimento indigeno messicano intende portare il suo messaggio di solidarietà internazionale per la dignità della terra.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Una crisi annunciata

Che la pandemia da Covid-19 abbia messo in luce tutte le contraddizioni della società contemporanea era oramai fuor di dubbio. Dalla Cina alla Russia, passando per Spagna, Italia, Stati Uniti, Libano ed Israele la quasi totalità dei paesi del mondo ha ovunque conosciuto instabilità e crisi economica, maggiormente quei paesi che già non godevano di particolare agiatezza nel periodo pre-pandemico. Dai campi della sanità a quelli dell’istruzione il mondo intero ha dovuto fare i conti con un contagio “selettivo”, nella misura in cui vi siano stati privilegi, vantaggi e speculazione nell’accesso ai servizi di base: emblematico è stato infatti il caso del Brasile, tristemente noto per il numero di contagi e per la noncuranza con la quale l’establishment governativo ha affrontato il dilagarsi dell’epidemia, andando ad incidere ulteriormente nella già drammatica situazione delle favelas e colpendo anche numerose comunità indigene amazzoniche. Proprio queste ultime infatti, di comune accordo con l’intero coordinamento indigeno latinoamericano, decisero lo scorso Agosto di scendere apertamente in campo con la prima Assemblea mondiale per i diritti dell’Amazzonia, nel corso della quale emersero chiaramente le responsabilità dei governi nazionali, quello di Jair Bolsonaro in primis, nella cattiva gestione della pandemia a danno di centinaia di indigeni morti per assenza di infrastrutture e servizi adeguati. Secondo i tavoli di lavoro dell’assemblea l’attuale pandemia andrebbe inquadrata in un più ampio disegno che lega popoli in lotta, diritti della terra e delle minoranze, e più in generale rimanda all’annosa discussione sulla soggettività giuridica della terra e relativi diritti fondamentali degli indigeni e dei popoli autoctoni.

 

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Diritti della terra, diritti umani

Ed è proprio alla concezione della vita indigena che si appella l’Ejercito Zapatista de Liberaciòn Nacional del Messico per anticipare la sua campagna europea. Risale allo scorso 06 ottobre, infatti, la notizia diramata dai canali ufficiali del movimento zapatista e riportata poi dalla stampa locale, dell’imminente viaggio oltre i confini del Chiapas “cercando non la differenza, né la superiorità, tanto meno il perdono o il lamento” ma andando ad “incontrare quel che ci rende uguali”. Vediamo e ascoltiamo un mondo malato nella sua vita sociale”, in cui le persone sono “sotto l’oppressione di un sistema disposto a tutto per placare la sua sete di profitti, anche se è chiaro che la sua azione è contro l’esistenza del pianeta Terra” si legge nella sua traduzione italiana.  La volontà delle delegazioni è chiara, dunque: l’Ezln vede “i potenti che rivivono nei nazionalismi,  sciovinismi ridicoli e in questo contesto, le imminenti guerre che arrivano”. La pandemia del Covid-19 “ha mostrato la vulnerabilità dell’essere umano, così come l’avidità e la stupidità dei governi e delle loro “presunte opposizioni”. Secondo i portavoce dell’Ezln, infatti, le vittime innocenti della pandemia -in primis quelle degli stessi militanti messicani- sarebbero “responsabilità comune” e si sarebbero potute evitare se non vi fosse stata una dinamica speculare al profitto del settore privato ed in generale ad una tendenza negazionista in virtù del mantenimento delle dinamiche di mercato, ma non solo: i leader zapatisti hanno anche fatto sapere che il viaggio europeo sarà anche l’occasione per portare solidarietà a tutti i movimenti, reti di associazioni e singoli attivisti in lotta contro le grandi opere estrattiviste, invasive e climalteranti; una lotta che i messicani conoscono bene. Troppi sono stati, infatti, gli omicidi silenziosi e le “improvvise sparizioni” di giornalisti, biologi, ricercatori, giuristi ed attivisti, tutti coinvolti nella denuncia delle violazioni dei diritti umani ed internazionali delle grandi compagnie del progresso scientifico, tecnologico e biochimico. Si pensi al ritrovamento del cadavere di Santiago Maldonado, il giovane attivista scomparso in Patagonia dopo una manifestazione a sostegno della tribù Mapuche che rivendicava i terreni comprati dal gruppo Benetton, oppure all’esplosione che ha fatalmente coinvolto Daphne Caruana Galizia la giornalista investigativa maltese che indagava sui finanziamenti illeciti del regime Azero al gasdotto TAP in Puglia, o ancora all’omicidio di Paul Paulino Guajajara che guidava uno dei gruppi dei “Guardiani della foresta” nello stato di Maranhão ucciso dai trafficanti di legna o infine al celebre caso Coca Cola vs Sinaltrainal, il processo che vide imputata la grande compagnia americana e due partners colombiani per la tortura e l’uccisione dei lavoratori del sindacato autonomo Sinaltrainal da parte di paramalitari presumibilmente assoldati per reprimere le mobilitazioni.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

La concezione latina dello ius resistentiae

Lo storico movimento rivoluzionario, dunque, chiama in causa tutte le morti innocenti a difesa della terra e invita l’Europa a riscoprire quei valori che legano l’individuo alle sue radici naturali, spingendo a praticare il cd. diritto di resistenza (o di ribellione), il diritto di opporsi all’ingiusto esercizio del potere o al potere illegittimo, un diritto in seno ai popoli sin dal momento della loro stessa costituzione in forma statale democratica. Sebbene così declinato possa far storcere il naso, soprattutto all’ala più conservatrice della dottrina, il suddetto istituto, non codificato ufficialmente a livello sovranazionale, risulta presente in molte costituzioni moderne, italiana compresa. Frutto di un acceso dibattito giusfilosofico che vide coinvolti nel corso degli anni pensatori di spicco tra i quali Kant, Benjamin e più recentemente Thoreau e Gandhi, il diritto di ribellione e resistenza è oggi cristallizzato nelle pratiche di disobbedienza civile e disapplicazione delle regole ingiuste. E se nella cultura giuridica occidentale tale diritto fatica ancora a farsi strada nel mondo delle codificazioni -si pensi agli interminabili processi che vedono coinvolti coloro che hanno praticato azioni di disobbedienza civile nella tutela del territorio dalle grandi opere– altrove nel mondo è questione ben nota e sfocia nel fenomeno costituzionale dei paesi in via di sviluppo, ossia quegli ordinamenti che prevedono al proprio interno modelli di sviluppo alternativi, proponendo ritmi e pratiche resilienti in armonia con il diritto ancestrale dei popoli, prevedendo ovviamente diritti di resistenza contro il danneggiamento delle “cose della natura”; insomma una vera e propria soggettività giuridica della terra: esempio da manuale è il Sumak Kawsai, o cd. principio del Buen Vivir, ripreso dalle riforme costituzionali in Ecuador (2008) e in Bolivia (2009). E’ proprio a questa tradizione giuridica “contro-egemonica” tipicamente latina che si appella l’Ezln, non perdendo mai di vista la prospettiva comunitaria, terzomondista ed anticolonialista che lo caratterizza sin dalla sua nascita, nel Novembre 1983. Ovviamente, al di là della narrazione romantica dei sud del mondo, le integrazioni del diritto sovranazionale e le recenti convenzioni europee ed internazionali non hanno mancato di recepire le spinte dal basso di tutti quei movimenti globali che per anni hanno denunciato i rischi imminenti dell’espansionismo aggressivo dell’uomo a danno della terra: non solo, dunque, dal punto di vista climalterante e dell’ecosistema ma anche nella misura in cui tali logiche di profitto e di sfruttamento intensivo determinino repressione e violazione dei diritti umani in paesi terzi, quasi sempre lontani dai grandi palazzi del mercato globale. Gli intenti diplomatici, però, non appaiono sufficienti agli occhi del più famoso movimento rivoluzionario indigeno, che ora promette di riportare nel vecchio continente il “virus” della resistenza, in primis in Spagna (i cugini d’oltreoceano) non escludendo anche una tappa italiana alla luce dei casi Tav e Tap, quest’ultima di grande rilievo nelle più recenti cronache geopolitiche e nella trattazione giurisprudenziale per voce dell’ex ministro ecuadoregno nonchè membro del Tribunale Internazionale per i diritti della Natura, Josè Alberto Acosta.

 

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block” data-ad-format=”autorelaxed” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”3043690149″>[/et_pb_code][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Latest from DAILY