LE GREEN LANES NEI PAESI DELLA EX-JUGOSLAVIA

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Durante l’emergenza sanitaria sono state create delle vie di facilitazione per la circolazione delle merci nei Balcani occidentali. Un esperimento andato a buon fine che sarà la base per snellire la connettività nella regione.

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Una sfida molto importante per i paesi della ex-Jugoslavia riguarda la connettività della rete di trasporti. Una regione più connessa, in cui gli spostamenti delle persone e il trasporto delle merci siano più veloci, più economici, più sani e più piacevoli, è una delle visioni della Comunità dei trasporti per i Balcani occidentali, che potrebbe essere raggiunta con maggiori investimenti in infrastrutture sostenibili e collegamenti di strade, ferrovie, porti e aeroporti alla rete trans-europea. Per il momento, l’unica organizzazione internazionale con sede a Belgrado, i cui membri sono partner dei Balcani occidentali e dell’Unione europea, è stata creata da un accordo firmato al vertice di Trieste nel 2017 all’interno del Processo di Berlino, mentre quello di fondazione nell’ottobre dello stesso anno. Successivamente, i ministri dei trasporti della regione hanno deciso a dicembre che Belgrado sarebbe diventata la sede del Segretariato permanente, in modo che la cerimonia di apertura avrebbe avuto luogo nel settembre del 2019.

Tuttavia, il processo di Berlino non ha portato solo la creazione della Comunità dei trasporti nella regione, ma, per ora, anche 880 milioni di euro di sovvenzioni che cofinanziano 39 progetti regionali (32 nel settore dei trasporti e sette nel campo dell’energia) all’interno della “Connectivity Agenda”. Poiché tale Comunità opera nel campo dei trasporti stradali, ferroviari, fluviali e marittimi, l’intenzione è quella di intensificare i collegamenti regionali in questi settori, cosa che vede interessata non solo l’Unione europea ma anche gli Stati Uniti e per questo ci si aspetta che la Comunità dei trasporti acquisisca sempre più importanza nel corso del tempo. La pandemia COVID-19 ha evidenziato l’importanza della connettività regionale, secondo il direttore del Segretariato permanente della Comunità dei trasporti, Matej Zakonjšek, questa organizzazione internazionale è riuscita a diventare un partner affidabile per i cittadini e i governi dei Balcani occidentali nel breve periodo della sua esistenza.

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La comunità dei trasporti ha svolto un ruolo significativo nel periodo precedente alla creazione dei “corridoi verdi”, quando, come nel resto del mondo, la pandemia del virus COVID-19 ha colpito sia il trasporto di merci che la connettività nella regione e l’interscambio con l’Unione Europea. All’inizio della pandemia, la Comunità dei trasporti, insieme alle organizzazioni regionali CEFTA e RCC, ha proposto di istituire le cosiddette Green Lanes per garantire la libera circolazione dei beni essenziali all’interno dei Balcani occidentali; in tal modo, è stato possibile garantire che determinati tipi di merci (principalmente cibo e forniture mediche) fossero state considerate prioritarie per i passaggi alle frontiere attraverso lo scambio elettronico di informazioni tra le autorità doganali consentendo le operazioni 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 dalle agenzie di frontiera lungo i corridoi principali. E’ indubbio che questa iniziativa, sostenuta da tutti i partner regionali, sia stata un esempio concreto di come un buon coordinamento tra le diverse amministrazioni dei partner dei Balcani occidentali potesse generare un effetto positivo per l’intera area. La Comunità dei trasporti ha sottolineato che l’inevitabile necessità di collaborare al fine di fronteggiare l’emergenza ha dimostrato che le ex repubbliche jugoslave  sono ancora in grado di svolgere insieme un ottimo lavoro, mentre l’UE ha evidenziato il suo fermo impegno nella regione. Il successo di questo progetto ha dato la spinta per espandere le Green Lanes ad altri beni e renderle perennemente “verdi”.

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Al fine di migliorare la connettività dei Balcani occidentali, la Comunità dei trasporti ha definito una serie di priorità per i prossimi anni, una di queste è l’intenzione di investire in maniera sostanziale nell’infrastruttura ferroviaria. Tale progetto è stato più volte illustrato dal Capo di gabinetto della Commissione Zakonjšek, il quale ha spiegato che in primo luogo è necessario rendere nuovamente possibile e attraente il viaggio in treno per i cittadini e per le imprese. Un’altra priorità è l’incremento del trasporto marittimo e fluviale: questa soluzione ha il fine di ridurre il traffico stradale e diminuire il livello di inquinamento dell’aria.  La sicurezza stradale è un’altra sfida della comunità dei trasporti, poiché il numero delle vittime stradali è un problema che affligge da molto tempo la regione. Se la sicurezza stradale è generalmente migliorata nell’UE nei Balcani occidentali il numero di morti e feriti è superiore alla media dell’UE.

La necessità di implementare la libera circolazione delle merci e delle persone è prioritario soprattutto in un ottica europea. Tale necessità non deve essere solo circoscritta ai paesi dell’ex Jugoslavia, ma espansa anche ai paesi UE. I confini non dovrebbero essere fonte di frustrazione e ritardi, i cittadini dei membri della comunità, i visitatori e le imprese aspettano troppo a lungo ai valichi di frontiera, soprattutto a quelli con i paesi dell’UE. Oltre alla problematica sociale c’è da considerare la perdita economica che, secondo la Comunità dei trasporti, ammonterebbe a circa 800 milioni di euro. Il problema principale riguarda la mancanza di controlli doganali congiunti ai valichi di frontiera e la conseguente lunga attesa per i camion merci.

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