MOBILITÀ, DIRITTI (MANCATI) E PANDEMIA IN ALGERIA

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L’Algeria continua ad essere un luogo di transito, talvolta di destinazione, per i migranti sub-sahariani. Ciò, unito alle espulsioni forzate messe in atto dalle autorità di sicurezza, costituisce un fattore determinante per la diffusione della pandemia.

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L’Algeria è tra i sei paesi del Nord Africa che sono ora, e sono stati storicamente, luoghi di destinazione, transito e/o partenza dei tragitti migratori, assieme ad Egitto, Libia, Marocco, Sudan e Tunisia. Secondo il Ministro dell’interno le cause di questo alto tasso di mobilità sarebbero da individuarsi nell’instabilità politica ed economica della regione e, in particolare, nella persistenza di crisi e conflitti. Fin da inizio settembre le autorità algerine hanno espulso migliaia di migranti e richiedenti asilo verso la Nigeria tramite operazioni categorizzate come forme di “rimpatrio ufficiale” che non hanno subito alcuna interruzione dall’inizio della pandemia da covid-19, nonostante la chiusura ufficiale dei confini a marzo. Si tratta di più di 3,400 migranti di almeno 20 nazionalità differenti; anche se i sub-sahariani costituiscono la maggior parte degli individui espulsi, le stime comprendono anche yemeniti, siriani e palestinesi. In un contesto particolarmente critico data l’emergenza sanitaria e un tasso dei contagi in costante aumento, le operazioni di espulsione e rimpatrio costituiscono un fattore di altissimo rischio per i migranti. Seppure secondo quanto dichiarato da alcuni migranti deportati le autorità algerine hanno preso delle misure per prevenire la diffusione del coronavirus tramite controlli della temperatura, garantendo il corretto uso delle mascherine o, eventualmente, distribuendone, e disinfettando i veicoli, tuttavia, nessuno ha riportato di essere stato sottoposto a tamponi. Pertanto, le operazioni messe in atto dalle autorità algerine e il modo in cui queste vengono gestite mettono a rischio la vita dei migranti.

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Ciò che si contesta, non è il diritto del paese di proteggere i propri confini, piuttosto la detenzione arbitraria a cui sono sottoposti i migranti e le espulsioni collettive messe in atto. Prima di dare avvio ai procedimenti di rimpatrio, infatti, le autorità sono obbligate ad esaminare appropriatamente le richieste dei migranti e dei richiedenti asilo e assicurare a ciascuno di loro dei colloqui individuali, così come previsto dalla Convenzione internazionale per la protezione dei diritti dei lavoratori migranti. Inoltre, in qualità di membro delle Nazioni Unite e avendo ratificato la Convenzione contro la tortura, l’Algeria è anche obbligata a rispettare il principio di non-refoulement che proibisce l’allontanamento forzato verso i territori in cui la vita e la libertà potrebbero essere soggette a minaccia. La strategia nazionale del governo algerino, annunciata dal Ministro dell’interno il 1 ottobre, consiste nell’adozione di nuovi metodi per combattere l’“immigrazione illegale” nel rispetto delle convenzioni e trattati internazionali firmati dal Paese. Ci si augura, pertanto, che queste operazioni pongano un freno alle detenzioni illegali ed espulsioni collettive, prevedano sistemi di indagine e verifica degli abusi a cui i migranti sono sottoposti e consistano in un insieme di analisi e colloqui individuali, giusti e legali.

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Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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