FRANCIA: UNA LEGGE TRA SEPARATISMO E ISLAMOPHOBIE

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Il nuovo disegno di legge, presentato dal presidente francese  Emmanuel Macron per contrastare il separatismo religioso, rischia di diventare uno strumento catalizzatore del razzismo, della xenofobia e della stigmatizzazione dell’islam in Francia.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Il presidente francese Emmanuel Macron ha recentemente annunciato la presentazione di un disegno di legge per contrastare il terrorismo e il separatismo islamista in Francia. Negli ultimi anni, gli attacchi terroristici di matrice islamica in Francia, perpetrati da militanti islamisti e jihadisti, hanno incrementato le preoccupazioni relative all’incidenza di motivi religiosi radicalizzati, che alimenterebbero la diffusione dell’estremismo e del terrorismo. La teorizzazione di una possibile correlazione fra terrorismo e religione produce allarmismi significativi sull’influenza dell’estremismo religioso e del separatismo, quindi, come motori e propulsori del terrorismo di  matrice religiosa. Una comune e definizione di terrorismo non è stata ancora universalmente riconosciuta. Il terrorismo, infatti, in quanto fenomeno umano, sociale e mutevole, si modella nel tempo, sulle ideologie e sugli strumenti a disposizione per commettere atti terroristici. L’attuale definizione più largamente accettata è quella fornita dal Consigli di Sicurezza delle Nazioni Unite, che delinea il terrorismo come: ‹‹atti criminali, commessi con l’intento di causare morte o seri danni e ferite o prendere ostaggi, con l’intento di provocare uno stato di terrore (…) per intimidire o costringere un governo o un’organizzazione internazionale a fare o astenersi dal fare qualcosa››.[1] Se l’obiettivo primario, nel commettere un atto terroristico, è creare una condizione di paura e terrore attraverso la produzione di atti di violenza indiscriminata, diventa, dunque, priorità assoluta degli Stati e dei governi prodigarsi per garantire la sicurezza nazionale e internazionale. Una questione, tuttavia, rimane in bilico: trovare un equilibrio fra valide misure e politiche antiterroristiche e rispetto dei diritti umani fondamentali.

 

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Le criticità della nuova legge

Il nuovo disegno di legge, che mira a scongiurare ed eliminare il separatismo islamista in Francia, solleva parecchi dubbi sull’effettiva congruenza con il rispetto dei diritti umani fondamentali della cospicua minoranza religiosa musulmana nel paese. E’ opportuno riconoscere che l’islam non deve essere confuso con le tendenze islamiste. Il temine islam è riferito alla corrente religiosa musulmana mentre le tendente islamiste possono essere identificate come tutte le pratiche e azioni religiose radicalizzate, che sono il frutto di posizione religiose estremiste che producono visioni distorte e, di conseguenza, conducono al fanatismo religioso. L’aumento, tuttavia, di atti terroristici di matrice islamica ha incrementato la cosiddetta ‹‹islamophobie›› che sta stigmatizzando l’islam nella sua totalità. Le misure incluse nella nuova proposta di legge prevedono un sostanziale aumento di controllo sulle attività sociali e culturali della sfera pubblica e privata della comunità musulmana francese. Nello specifico, si prevede che il nuovo progetto di legge verterà su: maggiori controlli delle organizzazioni e associazioni musulmane per prevenire forme di radicalizzazione, formazione e addestramento degli imam solo all’interno del territorio francese, controlli maggiori sui finanziamenti diretti alle moschee, ed infine, forti limitazioni sulla possibilità di provvedere ad un’istruzione di tipo domiciliare. L’eventuale conversione del disegno di legge in legge manifesterebbe un’ingerenza significativa del governo sulla questione religiosa legata all’islam.

Il principio di laïcité dello Stato francese potrebbe diventare pretesto per l’affermazione di una legge e di una politica discriminatoria, celata sotto forma di giustificazione di tutela e misura preventiva contro il separatismo islamista. E’ indubbiamente vero che separatismo di matrice islamica rimane una minaccia reale e ciò è dimostrabile dal numero di attentati terroristici verificatesi a partire dal 2015 sul suolo francese, tuttavia, ciò non determina né giustifica una proposta di legge, presentata come misura per contrastare il separatismo, che limita le scelte individuali legate alla sfera privata, pubblica e, ovviamente, religiosa. Il diritto di professare liberamente la propria religione, secondo quanto previsto dall’articolo 9(2) della Convenzione Europea sui Diritti Umani, European Convention on Human Rights, prevede espressamente che: ‹‹La libertà di manifestare la propria religione o le proprie convinzioni deve essere soggetta solo alle limitazioni prescritte dalla legge e solo se sono necessarie in una società democratica nell’interesse della sicurezza pubblica, per la tutela dell’ordine pubblico, della salute o della morale, o per il tutela dei diritti e delle libertà altrui››. Il progetto di legge in questione, però, non può essere motivato tenendo conto della giustificazione ‘dell’agire nell’interesse pubblico’ perché la proposta sembra, piuttosto, voler stigmatizzare l’islam nel paese, circoscrivendo e delineando, in modo abbastanza marcato, aspetti della libertà di scelta e d’azione del singolo.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Possibili conseguenze

L’eventualità di una legge così dura e, dai caratteri discriminatori, potrebbe avere conseguenze gravi sul tessuto sociale e religioso del paese, poiché sortirebbe l’effetto contrario rispetto a quello per cui è stata strutturalmente progettata. La comunità religiosa musulmana si troverebbe in una condizione di marginalizzazione e stigmatizzazione sociale, poiché l’islam verrebbe interpretato come una corrente religiosa su cui esercitare controllo e diffidenza. L’islam non riceverebbe lo stesso trattamento riservato alle altre religioni e a coloro che professano la religione islamica sarebbe rivolto un trattamento diverso, che minerebbe il principio di uguaglianza degli individui di fronte alla legge. Se l’intento del presidente francese Emmanuel Macron era quello di creare delle modifiche legislative a favore di un maggiore e democratico controllo sulla radicalizzazione islamica, fornendo possibili soluzioni in virtù di strategie volte all’implementazione di misure preventive per una maggiore sicurezza nazionale, questo nuovo disegno di legge si trova ben lontano dal raggiungimento di tale scopo. Per scongiurare la creazione di sacche di separatismo religioso sul territorio francese, occorrono soluzioni differenti, più incentrate sull’eliminazione delle differenze economiche, su una maggiore integrazione e coesione a livello sociale e, ancora, un più efficace sforzo nel settore dell’educazione e dello scambio inteso a promuovere l’uguaglianza, per istruire la società ad una visone più estesa e aperta alla convivenza con la diversità.

Restringere lo spazio all’estremismo religioso può essere possibile, tuttavia, la scelta di limitare le libertà del gruppo religioso attraverso le misure previste dal nuovo disegno di legge non fanno altro che creare condizioni per un ulteriore allontanamento sociale e, il conseguente, insorgere di conflitti dettati da trattamenti differenziati e discriminatori. L’inclusione, l’avvicinamento sociale e l’integrazione, piuttosto, dovrebbero essere indicati come strumenti funzionali per un ordinamento democratico, laico e giusto che mira all’estirpazione del separatismo. Contrariamente,  la proposta di legge in questione rischia di peggiorare la situazione interna, aumentando il distacco della comunità musulmana e incentivando il razzismo e la xenofobia. Questo disegno di legge potrebbe alimentare il pregiudizio contro l’islam e la concezione che la lotta al terrorismo islamico può essere, talvolta, legittimata ad assumere tratti che possano giustificare in qualche modo le limitazioni, più o meno pesanti e gravose, sulla religione in esame. Ciò che accadrà nei prossimi mesi sarà, sicuramente, decisivo per l’eventuale entrata in vigore della proposta di legge che verrà prima discussa dal Consiglio dei ministri e, poi, presentata in Parlamento all’inizio dell’anno prossimo.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Note

[1] United Nations Security Council, Res. 1566/2004.

Bibliografia

United Nations Security Council, Res. 1566/2004.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block” data-ad-format=”autorelaxed” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”3043690149″>[/et_pb_code][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Federica Gargano

Federica Gargano, classe 1994, dopo aver conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali ha proseguito il suo percorso accademico ottenendo una laurea magistrale in International Relations con curriculum in International Studies, un corso di studi interamente tenuto in lingua inglese e conseguito con il massimo dei voti presso l’Università degli Studi di Palermo, con una tesi incentrata sul diritto penale internazionale e la crisi dei Rohingya. Scrive per un giornale online ed è attualmente Capo Redattore della redazione di Diritto Internazionale dello I.A.R.I, dove nello specifico tratta argomenti relativi al diritto penale internazionale, diritto internazionale, diritti umani e rifugiati.

Latest from LAW & RIGHTS