DENTRO E FUORI DAL CONFLITTO: GLI ULTIMI SAMARITANI NEL MOSAICO GEOPOLITICO ISRAELO-PALESTINESE

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Sono poco più di 800, vivono tra Nablus e Holon e si considerano i custodi della vera religione degli israeliti. Divisa tra Israele e i Territori palestinesi, la piccola comunità dei samaritani costituisce un unicum nello scenario incandescente del conflitto israelo-palestinese e – forse – l’ultimo esempio di una possibile coesistenza.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Si definiscono Shamerim – o Shomronim, in ebraico moderno – le circa ottocento anime della comunità samaritana, ossia letteralmente “quelli che osservano”, i “guardiani” della Torah, la Legge ebraica. La metà di loro da secoli vive nei pressi della città palestinese di Nablus, in Cisgiordania, e l’altra metà dagli anni Cinquanta del Novecento si concentra nel quartiere Neve Pinchas di Holon, una cittadina a sud di Tel Aviv. Sono poco noti alla cronaca locale e internazionale, se non per la loro annuale celebrazione di alcune feste ebraiche (Shavuot e Pesach in particolare) sul Monte Gerizim sopra Nablus. Tra i famosi rituali samaritani della Pasqua ebraica, a cui accorrono visitatori da ogni parte, spicca il sacrificio di un piccolo gregge di ovini in omaggio a Dio per la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù d’Egitto – una tradizione che gli ebrei hanno da tempo abbandonato. Al di fuori di queste celebrazioni, però, le vicende dei moderni samaritani non godono della luce dei riflettori mediatici, benché narrino una storia di coesistenza nel cuore di una delle terre più contese e rivendicate del mondo, e vantino un genuino esercizio dell’arte diplomatica in uno degli angoli più infiammati del Medio Oriente.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Chi sono i samaritani

I samaritani del ventunesimo secolo sono uno dei gruppi religiosi più piccoli e antichi al mondo. Rivendicano la propria discendenza dagli antichi israeliti, e si ritengono depositari di un giudaismo “originario”, risalente ad un periodo precedente l’esilio babilonese (almeno all’VIII secolo a.C.), da cui l’attuale giudaismo si sarebbe dipartito. La tradizione religiosa samaritana, perciò, è considerata una variante – una setta, per alcuni – dell’attuale ebraismo, e si rifà ad un canone della Torah in parte differente da quello ebraico. Il loro luogo sacro è il Monte Gerizim, dove, tra le altre cose, secondo la tradizione samaritana avvenne il sacrificio di Isacco e dove Mosè ricevette i Dieci Comandamenti. Un luogo, dunque, più sacro di Gerusalemme. La storia dei samaritani è travagliata e segnata da epidemie, ristrettezze economiche e vessazioni. Dalla terra d’Israele/Palestina sono stati costretti ad emigrare in Siria, Egitto e Iraq, a causa di successive ondate persecutorie da parte di Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Mamelucchi, Ottomani. Nel tempo, la comunità si è andata riducendo sempre più, fino a toccare il minimo storico di 141 individui nel 1919. Nel 1954, con il consenso del sovrano hashemita, circa un centinaio di samaritani lasciò la Cisgiordania (allora sotto controllo del Regno di Giordania) per trasferirsi nel neonato Stato d’Israele, e l’allora presidente Yitzhak Ben-Tzvi promosse la creazione di un insediamento samaritano a Holon, a sud di Tel Aviv. È così che gli ultimi samaritani oggi si trovano a vivere divisi tra la periferia di Tel Aviv e quella di Nablus, con un numero (818individui) che sfiora la soglia del pericolo d’estinzione.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Coesistere a Nablus?

I samaritani della Cisgiordania vivono oggi a ridosso del sacro Monte Gerizim, nel piccolo villaggio di Kiryat Luza. L’area circostante questa località gode di uno status alquanto singolare, poiché il suo territorio si trova diviso tra le tre zone amministrative tracciate a seguito degli Accordi di Oslo nel 1993 tra Arafat e il governo Rabin. I samaritani che abitano il villaggio, infatti, risiedono nella zona B (sotto amministrazione civile palestinese e controllo militare congiunto israeliano-palestinese), si recano al lavoro nella zona A (sotto controllo civile e militare palestinese) e pregano presso il Monte Gerizim, sotto amministrazione civile e militare israeliana, in zona C. Tale complessità territoriale e amministrativa, oltre a dare un’idea della parcellizzazione e insularizzazione del territorio palestinese della West Bank, è altresì evocativa dell’integrazione dei samaritani nel tessuto sociale e culturale palestinese. In virtù della loro storia e della loro identità, infatti, ai samaritani di Nablus è consentito attraversare frontiere che ad altri sono interdette, in quanto possessori di doppia cittadinanza, israeliana e palestinese. Molti di loro, poi, parlano ebraico ed arabo e hanno un nome arabo in aggiunta a quello ebraico. Per secoli i samaritani hanno risieduto nel territorio di Palestina in piena integrazione con la comunità locale, quando non perseguitati. L’ex presidente dell’Autorità nazionale palestinese Yaser Arafat aveva anche assicurato loro un seggio onorario nel Parlamento palestinese, che non è stato però rinnovato in anni recenti, come a mantenere una tradizione di neutralità – o non ingerenza – nella questione israelo-palestinese.

Sul finire del Novecento, tuttavia, la quasi idilliaca coesistenza tra palestinesi e samaritani è stata scossa dalle violenze della prima (1987-1993) e della seconda intifada (2000-2005). L’escalation della tensione ha portato la sparuta comunità a vendere o affittare i propri immobili nel centro di Nablus e a rintanarsi nei pressi del vicino insediamento israeliano di Har Brachah, in una sorta di gated community. In aggiunta, secondo una recente inchiesta di Haaretz, la tradizionale (auto)identificazione dei samaritani come outsiders del conflitto, e come ponte tra le due parti, sarebbe stata messa in crisi negli ultimi tempi, portando la piccola comunità a sentirsi sempre più israeliana. Questa dinamica interesserebbe in modo particolare i giovani, che sempre più desiderano arruolarsi nell’esercito israeliano e studiare nelle università dello Stato ebraico per ottenere migliori prospettive lavorative e di vita, entrando così a pieno titolo nel tessuto sociale israeliano.

 

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Un futuro incerto

 La proverbiale neutralità dei samaritani nei confronti delle parti in conflitto sembra oggi vacillare. Tuttavia, finora la non ingerenza nelle questioni politiche israelo-palestinesi ha contribuito in modo significativo a preservare la loro identità in un contesto fortemente polarizzato, e li ha messi al riparo da un’eventuale e temuta estinzione. In seconda istanza, essere israeliti, palestinesi e israeliani ha dato a questa comunità notevoli vantaggi negli ultimi tempi. Infatti, i samaritani possono lavorare nella Nablus palestinese e al contempo usufruire dei servizi offerti dai vicini insediamenti israeliani di Har Brachah e Ariel, tra tutti l’ospedale. Nonostante le critiche da parte ebraica e palestinese, il mantenimento di un delicato equilibrio tra la tradizionale appartenenza al contesto locale palestinese da una parte, e l’identificazione con le componenti giudaica e (più di recente) israeliana dall’altra, ha permesso ai samaritani di sopravvivere e di porsi quale esempio di pacifica coabitazione.

Per questa piccola comunità rimane vitale, tuttavia, il problema demografico. A Kiryat Luza, il numero delle donne è di gran lunga inferiore a quello degli uomini, e la crescente abitudine di sposare donne dell’Est Europaper poi farle convertire argina solo in parte il deficit di natalità che allarma la comunità samaritana – non è consentito contrarre, infatti, matrimoni non endogamici. D’altra parte, dal 1997 il Museo samaritano sul Monte Gerizim intende vivificare l’interesse per la storia, i rituali e il modo di vivere di questo popolo, promuovendo non da ultimo un coinvolgimento di tipo religioso. Per questo piccolo gruppo etno-religioso, dunque, è sempre più impellente la necessità di trovare strategie che mirino all’autoperpetuazione, ponendo così un freno alla graduale riduzione nel numero delle nascite. Ad essere a serio rischio d’estinzione oggi, tuttavia, non è solo la sopravvivenza di questa storica comunità, ma anche la sua propensione alla coesistenza e al sincretismo, che le ha permesso di rimanere modernissima pur nella strenua conservazione di antichissimi rituali. Così, il piccolo rivenditore di alcolici situato all’ingresso di Kiryat Luza, dove si riforniscono ebrei, samaritani e palestinesi, funge da ultimo, concreto baluardo di come si possa coabitare un conflitto.

 

 

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block” data-ad-format=”autorelaxed” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”3043690149″>[/et_pb_code][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Latest from DAILY