RUSSIA E TURCHIA: UN RAPPORTO INDEFINITO

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Secondo qualche osservatore, per fortuna non molti, vi sarebbe un’intesa, che sfiora quasi i principi della tacita alleanza, fra Mosca ed Ankara. Capisco che possa essere facile cadere in questo errore, visti i cordiali rapporti che mantengono le due diplomazie, ma va ricordato che Russia e Turchia, più che alleati rimangono due nazioni con obiettivi strategici a volte comuni e a volte confliggenti; due nazioni legate da interessi reciproci in alcuni teatri regionali ma che, in altri contesti danno vita ad intese differenti che portano ad una contrapposizione. Potrei citare il caso della Siria, per esemplificare quanto sia difficile decifrare attualmente i rapporti russo – turchi.  

Attualmente lo stato siriano come lo abbiamo conosciuto prima del 2013 (anno in cui iniziarono le proteste  dei ribelli contro Assad) è diviso in tre regioni: quella governativa, filo-russa; quella islamista, filo-turca; quella curda, filo-statunitense. In considerazione anche del lavoro diplomatico messo in atto durante il processo di Astana, possiamo affermare che attualmente la situazione russo – turca in Siria ha trovato una linea di intesa e compromesso; a differenza dei primi anni di intervento russo a favore di Assad (risale al 2015 l’intervento di Mosca), quando le posizioni di entrambe le cancellerie erano confliggenti e hanno rischiato più volte di fare deflagrare le tensioni. Potremmo fare ragionamenti analoghi circa l’essere ostili o cobelligeranti di comodo (non utilizzerei la parola alleati), per quanto riguarda molti altri teatri, come ad esempio quello libico o il contrasto alla proliferazione dell’islam estremista nelle regioni/stati federati della Russia o del Caucaso.

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Gli sviluppi più recenti di questa mutua intesa di comodo altalenante, nell’area Mediterranea, a fine settembre, hanno mostrato il raggiungimento di una rinnovata armonia strategica in quello che è diventato, dal 1492 in poi, il “lago” più importante del mondo.  L’esercitazione militare congiunta della marina russa e della marina turca, durante il mese di settembre, ha non solo preoccupato Washington, ma, probabilmente, anche scosso profondamente le fondamenta dell’Alleanza Atlantica. È apparso alquanto singolare, infatti, che una nazione facente parte della NATO – la Turchia ne fa parte dal 1952 – abbia deciso proprio con quest’ultima, di mettere in atto un’esercitazione militare congiunta volta a trasferire alla Russia il controllo del Mediterraneo.

La preoccupazione del governo USA non è assolutamente una speculazione, tanto che gli Stati Uniti hanno revocato l’ embargo sulle armi a Cipro, che durava ormai da 33 anni.   La notizia della revoca dell’embargo non è stata presa bene dal governo turco, tanto che lo stesso Ministro della Difesa, Hulusi Akar, ha voluto fare intendere che si potrebbe profilare un rischio di guerra, rilasciando alla stampa turca la dichiarazione che “se revochi l’embargo e cerchi di interrompere l’equilibrio in questo modo, questo porterà guerra, non pace. E creerà una situazione di stallo, non certo una soluzione”.  Di contro Judith Garber, ambasciatrice degli Stati Uniti a Cipro, ha replicato all’affermazione del Ministro turco, dicendo che la revoca dell’embargo a Cipro non ha nessun collegamento con la Turchia, definita invece “un partner prezioso e alleato”,  e la stessa ambasciatrice, con una malcelata stoccata al governo moscovita, ha affermato: “crediamo che la Russia stia giocando un ruolo molto destabilizzante nella regione, specialmente in Siria”. Detta revoca, quindi, con ogni probabilità, invece, punta, in realtà, a rafforzare la sicurezza statunitense nella regione.

 

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