ALASKA, TERRA DI ESPLORAZIONI E TRIVELLAZIONI

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Dopo anni di esplorazioni fallimentari nel Mare di Chukchi tra Alaska e Russia, la Shell Offshore Inc. potrebbe considerare un’area collocata più ad Est per nuove esplorazioni alla ricerca di gas e petrolio.  

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L’Alaska si apre a nuove esplorazioni per la ricerca di petrolio. Dopo i progressi condotti negli ultimi mesi per l’avanzamento dei lavori nella zona costiera dell’Arctic National Wildlife Refuge ad opera dall’amministrazione Trump, il colosso Shell pianifica nuove esplorazioni nell’area della West Harrison Bay. Già da anni la compagnia è alla ricerca di idrocarburi nel territorio americano. A fronte di 7 milioni di dollari investiti tra il 2012 e il 2015 nell’area del Mare di Chukchi, i risultati sono stati deludenti e le operazioni estremamente costose, causa le condizioni atmosferiche artiche estreme ed uno strato di ghiaccio ancora consistente. La zona ora individuata, situata ad Est, sicuramente offre condizioni climatiche più agevoli ed uno strato di ghiaccio più facile da gestire. L’interesse per le risorse dell’Alaska cresce, nonostante i prezzi del petrolio e del gas siano crollati a causa della pandemia. Le popolazioni autoctone cercano di difendere territori che ospitano una biodiversità unica al mondo con l’obiettivo di preservarne i delicati equilibri naturali. “This is our nation’s last great wilderness. Nowhere else in the five-nation circle polar north you have such abundant and diverse wildlife” afferma Adam Kolton, l’executive director dell’Alaska Wilderness League.

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Le elezioni americane si avvicinano. L’attuale amministrazione cerca di incasellare successi e l’avanzamento dei lavori per le trivellazioni nell’Arctic National Wildlife Refuge di certo gratifica la cerchia di elettorato vicina a Trump favorevole allo sviluppo dell’industria da idrocarburi. A giorni gli americani saranno chiamati a prendere un’importante decisione che deciderà anche le sorti dell’artico americano, il futuro delle ingenti risorse dell’Alaska e del suo delicato equilibrio ambientale. Per ora l’incertezza del futuro dovuto alla diffusione della pandemia non sembra certo aver arrestato l’interesse per i ricchi giacimenti nordamericani. Se l’esito del voto del 3 Novembre vedrà l’amministrazione corrente vincitrice il piano di esplorazione in Alaska seguirà il corso già intrapreso. Una successo democratico potrebbe rallentare o modificarne il corso, tuttavia un’inversione di rotta è difficile da prevedere, memori del nulla osta concesso dell’amministrazione Obama alle trivellazioni condotte dalla stessa Shell nel 2012.

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Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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