NORMALIZZAZIONE DEI RAPPORTI CON ISRAELE: L’IRAN IL VERO SCONFITTO DI QUESTO ACCORDO

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Il 15 settembre 2020 Donald Trump ha co-firmato alla Casa Bianca gli “accordi di Abramo” per la normalizzazione dei rapporti tra Israele ed Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Le osservazioni del presidente iraniano Hassan Rouhani arrivano il giorno dopo, sostenendo che i paesi del golfo firmando l’intesa hanno commesso un “immenso errore”.

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Il 15 settembre 2020 Donald Trump ha co-firmato alla Casa Bianca gli “accordi di Abramo” per la normalizzazione dei rapporti tra Israele ed Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Il giorno della cerimonia, nel South Lawn, intervengono il premier israeliano Benjamin Netanyahu e i ministri degli esteri degli altri due Paesi, rispettivamente Abdullah bin Zayed Al Nahyan e Khalid bin Ahmed bin Mohammed Al Khalifa. «Questo giorno è un perno della storia. Annuncia una nuova alba di pace» ha affermato con forza Netanyahu, ringraziando Trump per la sua «leadership decisiva».

Fino ad oggi gli accordi erano stati ostacolati dalla questione legata alla Cisgiordania, l’annessione di una porzione di quest’ultima era, infatti, nei piani dello stato di Israele da tempo. Il premier Netanyahu aveva promesso di annettere parzialmente il territorio che, però, la comunità internazionale attribuisce al futuro Stato palestinese, ma che lo Stato ebraico occupa da più di mezzo secolo. Dal momento che Israele controlla militarmente già tutta la Cisgiordania i vantaggi derivanti dall’annessione non sarebbero molti, mentre i costi sarebbero alti, infatti, questa strategia potrebbe causare la rottura delle relazioni con i vicini arabi. Grazie quindi alla sospensione del piano di annessione (sospensione e non annullamento) gli Emirati Arabi e il Bahrain hanno deciso di ratificare gli accordi di Abramo. Inoltre si può affermare che, anche se l’intesa è stata ratificata contemporaneamente da Emirati arabi uniti e Bahrain, sotto un profilo giuridico e formale essi sono differenti. Infatti tra Israele ed Emirati Arabi Uniti si è proceduto alla firma di un vero e proprio trattato di pace, si parla dunque di un documento avente valore giuridico internazionale e che deve essere quanto prima approvato dai rispettivi parlamenti. Mentre tra lo Stato ebraico e il Bahrein invece, l’accordo firmato è ufficialmente una dichiarazione di pace, cioè un’intesa che prevede nel tempo una normalizzazione dei rapporti basata su obiettivi comuni. Notiamo quindi come questi “patti” di pace anche se formalmente differenti portano ad un unico obbiettivo: il riavvicinamento tra gli Stati arabi del golfo ed Israele.

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Iran sempre più isolato nella regione

Le osservazioni del presidente iraniano Hassan Rouhani arrivano il giorno dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e i ministri degli esteri del Bahrein e degli Emirati Arabi Uniti hanno firmato accordi che normalizzano i rapporti tra gli stati, intesa mediata dagli Stati Uniti. Il presidente della repubblica islamica ha fortemente criticato gli accordi di Abramo sostenendo che gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein firmando l’intesa hanno commesso un “immenso errore”. L’Iran, infatti, sostiene che Israele stia commettendo sempre più crimini in Palestina, e la firma dell’accordo rappresenti un “tradimento” della causa palestinese. Rouhani ha così minacciato gli stati del golfo avvertendoli che la normalizzazione delle relazioni avrà delle importanti “conseguenze”.Il comportamento duro del presidente iraniano nei confronti dei due stati arabi del golfo sembra dettato dall’interesse di quest’ultimo alla causa palestinese; l’Iran, infatti, si è sempre battuto in favore della liberazione del territorio palestinese, definendo questa lotta come un “dovere” per ogni mussulmano.  L’accordo stipulato con il primo ministro Netanyahu, di conseguenza, diventa un affronto alla politica iraniana anti-israeliana portata avanti negli ultimi anni, con lo scopo di liberare la regione Medio Orientale dal “tumore canceroso”, cioè Israele, così definito dalla guida religiosa iraniana Ali Khamenei.

Ciò che realmente preoccupa il presidente iraniano però non è la questione palestinese bensì la paura legata alla perdita del suo status quo, l’Iran è infatti considerato uno stato molto influente nella regione Medio Orientale e con la firma degli accordi questo potrebbe cambiare. Grazie alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i paesi Israele riuscirà ad ottenere un importante punto d’appoggio nella regione, isolando così, sempre di più, la repubblica islamica.Possiamo tranquillamente affermare che ciò che ha riunito Israele, gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein non sono gli interessi economici che sopraggiungono con la ratifica del trattato, né gli interessi legati alla sospensione (momentanea) del piano riguardante l’annessione della Cisgiordania, ma ciò che questa intesa rappresenterà in Medio Oriente d’ora in poi. Poiché anche se è vero che firmando l’intesa Emirati Arabi Uniti e Bahrain pongono fine a decenni di ostilità diplomatiche contro Israele, dovute al conflitto palestinese, allo stesso tempo gli accordi di Abramo devono essere analizzati come una strategia di contenimento nei confronti dell’influenza iraniana. Israele e Stati Uniti d’America sono riusciti ad ottenere nell’area MENA un’alleanza sunnita in chiave anti-iraniana. Il vero sconfitto di questo accordo, infatti, più che il popolo palestinese, risulta essere l’Iran sempre più isolato nella regione Medio Orientale, isolamento che è uno degli obiettivi del governo israeliano concordato con gli Stati Uniti che hanno tanto lavorato per questa pace

 

 

 

 

 

 

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