IRAN E VENEZUELA UNITI CONTRO UN NEMICO COMUNE

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 La politica di massima pressione statunitense ha rinvigorito i sentimenti anti-americani. Iran e Venezuela uniti da un obiettivo comune: contrastare l’egemonia USA.

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Tre petroliere iraniane hanno fatto il proprio ingresso nelle acque territoriali venezuelane, di cui l’ultima sabato 03 ottobre, per rifornire la nazione latinoamericana che, oltre all’emergenza sanitaria, affronta una grave crisi energetica a causa delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Per quanto il sostegno iraniano non risulti sufficiente per sollevare il Venezuela dalla crisi nella quale riversa, la mossa risulta di fondamentale importanza visti i rapporti di potere con la potenza statunitense. Iran e Venezuela, che sono membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec), nel corso del 2020 hanno rafforzato la preesistente cooperazione bilaterale, strategica per aggirare ed eludere le sanzioni imposte ai due paesi dall’amministrazione Trump.

Tuttavia, la cooperazione Teheran – Caracas ha origini più antiche e risale al 1960, con un sostegno limitato all’ambito petrolifero. Durante la presidenza iraniana di Mohammad Khatami, la cooperazione è andata gradualmente ampliandosi, coinvolgendo anche i commerci e il settore energetico, con la firma di un accordo di libero scambio nel 2005. Le relazioni si sono sempre più intensificate, giungendo alla stipula di circa 270 accordi tra il 2005 e il 2012, includendo intese riguardo il commercio, progetti di costruzione, produzione di automobili, iniziative energetiche e programmi bancari. Dopo un breve allentamento delle relazioni durante i primi anni della presidenza di Maduro, che non riteneva la cooperazione con Teheran una priorità nella propria politica estera, segue un rinnovato avvicinamento. E galeotto furono le sanzioni statunitensi.

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Washington, infatti, completa l’intricato mosaico degli accordi tra Iran e Venezuela. L’obiettivo ultimo di Teheran è controbilanciare il peso statunitense e ostacolare i suoi propositi di politica estera. Così, l’ “asse di resistenza” creato in Medio Oriente, tramite alleanze con attori statali e non, che include la Siria di Bashar al-Assad, l’Iraq, il movimento Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza e i ribelli Houthi in Yemen, per contrastare l’egemonia americana, viene replicato in America Latina. Qui gli alleati sono Cuba, Nicaragua e Venezuela.

Ci si chiede, però, quanto funzionale possa essere l’amicizia tra Maduro e Rouhani per contrastare gli Stati Uniti. A tal proposito, non può essere sottovalutata la distanza tra i due stati che potrebbe diventare un ostacolo di non poca importanza qualora si volesse trasformare l’alleanza in un patto di cooperazione militare. D’altro canto, entrambi i paesi sono alle prese con la pandemia da coronavirus e affrontano una crisi senza precedenti. Pertanto, data l’instabilità e l’eccessiva precarietà tanto del governo di Teheran quanto di quello di Caracas, è possibile considerare la cooperazione e il sostegno iraniano fornito con l’invio delle petroliere, un atto puramente retorico. Sarà il superamento delle attuali fragilità con la fine della fase pandemica a permettere di ipotizzare scenari futuri più certi e a rivelare se l’Iran riuscirà effettivamente a estendere il proprio raggio di azione anche al di fuori della regione mediorientale.

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Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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