ALGERIA-USA: REVIVAL DI UNA VECCHIA PARTNERSHIP

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Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Mark Esper ha incontrato giovedì scorso il presidente algerino Abdel Majid Tebboun. Quali sono gli interessi strategici dei rispettivi paesi dietro questo incontro?

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I funzionari militari statunitensi visitano frequentemente il Nord Africa, in particolare Tunisia e Marocco, con i quali Washington collabora militarmente da tempo. Per quanto riguarda l’Algeria, l’ultima visita di un capo del Pentagono nel paese nordafricano risaliva al 2006, almeno fino a giovedì scorso quando il segretario della Difesa americano, Mark Esper, nel suo tour nella regione, ha incontrato il presidente algerino Tebboun. I due hanno discusso della lotta al terrorismo, in Nord Africa e nel Sahel, e della risoluzione politica della crisi libica. Il segretario della Difesa americano ha assicurato al presidente algerino il sostegno di Washington nel rafforzare la cooperazione militare i due paesi, in considerazione del ruolo fondamentale che ricopre l’Algeria in materia di sicurezza regionale.

Appena arrivato ad Algeri, Esper si è recato al Maqam Echahid (Il santuario del martire) dove riposano i combattenti della guerra di liberazione algerina, dichiarando di avere un grande rispetto per coloro che si sono sacrificati in nome dell’indipendenza del paese nordafricano e sottolineando gli interessi e la storia comune che legano Washington e Algeri. Ancor prima che la Francia occupasse l’Algeria nel 1830, nel 1795 gli Stati Uniti hanno firmato un Trattato di pace con il paese nordafricano. Inoltre, i due stati intrattengono relazioni bilaterali, in ambito militare, che risalgono all’inizio degli anni Duemila quando gli Stati Uniti hanno dichiarato la ‘’Guerra al Terrore’’ al terrorismo islamico.

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La rinnovata partnership militare con Algeri consentirebbe a Washington di indebolire i rapporti commerciali del paese nordafricano con Mosca, da cui l’Algeria acquista gran parte delle sue attrezzature militari. In secondo luogo, gli permetterebbe di reinserirsi nelle nuove iniziative diplomatiche tese alla risoluzione della crisi libica, in cui i paesi del Nord Africa stanno svolgendo un ruolo di primaria importanza. Appare dunque che gli Stati Uniti, rafforzando i rapporti diplomatici e militari con l’Algeria, stiano cercando di riposizionarsi nel continente africano, in cui sono emersi nuovi attori, tra cui Cina e Russia, che minacciano i suoi interessi strategici nell’area.

D’altra parte, la rinnovata cooperazione militare con Washington consentirebbe ad Algeri di intensificare gli sforzi nazionali nel contrastare le azioni di gruppi terroristici che minacciano i confini del paese, ma anche di allentare le pressioni di Turchia e Francia, tra cui di recente le relazioni  si sono tese, e con le quali, nonostante l’Algeria intrattenga strette relazioni commerciali, non condivide appieno le rispettive posizioni in merito alla risoluzione del conflitto libico. La strategia promossa dal presidente algerino in Libia è linea con quanto sostenuto di recente dal ministro degli esteri marocchino il quale, in occasione del secondo round delle trattive di Bouznika, ha sottolineato che è necessario porre fine alle continue interferenze militari da parte di stati esterni nel paese, le quali minacciano la sicurezza regionale del Maghreb e del Sahel.

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Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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