ESISTE DAVVERO UNA STRATEGIA ANTI-PUTIN DI CUI È VITTIMA LA RUSSIA?

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La strategia è un piano di azione di lungo termine che viene utilizzato per impostare e coordinare azioni tese al raggiungimento di uno scopo o di un obiettivo predeterminato.  La strategia che Berlino sta mettendo in piedi da qualche anno ad oggi nei confronti della Russia, è quanto mai evidente; dal 2014 in poi, più precisamente dagli eventi di Piazza Maidan, sembra che la cancelliera Angela Merkel, stia attuando una vera e propria strategia anti russa.  Dalle sanzioni contro il contestato ricongiungimento della Crimea al territorio federale russo, sembra che si sia creata una frattura insanabile tra i due Paesi. Sono stati molteplici i punti di contatto tra i due governi negli ultimi anni. Ad esempio, la Cancelliera tedesca, ha  accusato pubblicamente nel 2015, l’hackeraggio della propria casella email ad opera di fantomatici agenti russi (non fu mai provato che gli hacker fossero di nazionalità russa, n.d.r.), fatto “oltremodo scandaloso e oltraggioso!”. Dall’establishment tedesco l’avvenimento venne preso talmente seriamente che il Procuratore generale fu spinto ad emettere un mandato di cattura internazionale nei confronti di Dmitriy Badin, cittadino di 29 anni di nazionalità russa, che lavora per conto dei servizi segreti militari di Mosca, anche se ad oggi non vi è nessuna prova contro di lui.

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Negli ultimi anni la strategia adottata in seno alla politica estera tedesca – sul campo delle relazioni diplomatiche – nei confronti della Federazione Russa, è stata conflittuale e poco propensa al dialogo. Infatti, anziché cercare di stemperare la tensione con la controparte russa, ogni qualvolta si è presentata l’occasione di un possibile dissidio, Berlino ha preferito soffiare sul fuoco dello scontro diplomatico,  tanto che recentemente, siamo nel maggio 2020, la Merkel in un’intervista rilasciata alla BILD  – circa le vicende che avevano coinvolto il politico Alexei Navalny – ha esplicitamente dichiarato che “il regime russo continua ad agire così e rende difficile ogni suo tentativo di dialogo e di avvicinamento”. La scelta della parola regime, per una figura di spicco e di rango internazionale come quella della Merkel, non è un casuale, soprattutto quando viene usata per indicare la condotta politica di una figura di alto rango nel campo delle relazioni internazionali o addirittura di un altro Capo di Stato. Per maggiore completezza di analisi ricordo ai lettori che Navalny  tuttora gode dello statuto di “ospite del Cancelliere”, escamotage burocratico, secondo il corrispondente e giornalista Theo Call del canale tedesco ZDF, che consente di fornire al politico la migliore protezione dalle forze dell’ordine.

Il nuovo tassello della strategia anti-russa messa in piedi dalla Merkel, potrebbe chiamarsi Svetlana Tikhanovskaya, leader dell’opposizione bielorussa.  “Presto incontrerò Tikhanovskaya” (incontro fissato successivamente martedì 2 ottobre 2020)  ha affermato  ai parlamentari del Bundestag la Cancelliera. Risulta quanto mai evidente, che quella che si sta mettendo in atto è solamente l’ultima di una seria di mosse, comprensive di una strategia ben più articolata e complessa, che potrebbe essere definita come strategia anti-Putin. I quesiti che dovremmo porci, giunti a questo punto della breve disamina che vede in oggetto le tese relazioni diplomatiche russo-tedesche, dovrebbero essere molteplici e possono essere esemplificati da tre semplici domande:

  • Perché la Merkel sembra che a tutti i costi voglia indebolire la Russia?
  • Potrebbe la Germania, spingendo l’Unione Europea a perseguire una politica ostile verso la Bielorussia, replicare quanto è successo in Ucraina?
  • Di conseguenza un’azione congiunta dei Paesi membri dell’Unione, potrebbe sottrarre alla sfera di influenza russa anche la Bielorussia?
 
 

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Proviamo  a rispondere con ordine agli interrogativi posti finora. Analizzando il primo quesito, posso affermare che la Merkel teme il condizionamento ideologico che il soft power russo esercita in alcuni Paesi dell’Unione, strategia che rispecchia il nuovo corso della politica estera che Putin sta attuando in Europa da poco meno di un decennio ad oggi. Non è un segreto che il presidente della Federazione Russa abbia in antipatia molte delle politiche che l’Unione Europea sta perseguendo nei paesi dell’ex blocco sovietico come non è neppure un segreto  che  la Cancelliera teme fortemente l’influenza disgregante che il Cremlino suscita nei confronti di alcuni Paesi europei. In breve, la Germania sempre più Paese leader dell’Unione, teme che la stessa possa collassare a causa di una politica estera russa che mira incessantemente a destabilizzare  le basi dell’Unione (pericolo quanto mai reale se si considera che la politica estera cinese e in parte quella statunitense a guida Trump perseguono lo stesso fine). Quale potrebbe essere quindi la soluzione a questo conflitto post ideologico, che di fatto abbraccia una nuova lotta ideologica e che tende ad attrarre verso l’estremo dei due poli –  Unione Europea (Germania) e  Russia – i partner strategici dei rispettivi contendenti? Attualmente nessuna.

Rispondendo agli ulteriori due quesiti che ci eravamo precedentemente posti, posso affermare che l’Unione Europea a guida tedesca, dopo aver sottratto l’Ucraina all’influenza russa, attualmente prova – perseguendo la stessa strategia – a sottrarre la Bielorussia, nazione legata storicamente alla Russia tranne per qualche apertura amnesica concessa agli USA e all’UE,  avvenuta durante il corso dell’ultimo lustro, alla sfera di influenza russa, nella speranza di isolare la Federazione dai suoi storici partner economico-politici, attuando  quella manovra di accerchiamento politico-diplomatiche che renderebbe la Federazione Russa uno stato di seconda fascia, privo di alleati di rilievo ma sopratutto facile da controllare.

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