LA GESTIONE DELLE CRISI DA PARTE DELL’UE: IL CASO DEL MALI

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L’Unione europea ha sospeso le operazioni di addestramento in Mali effettuate dalle missioni EUTM-Mali e EUCAP Sahel-Mali dopo il colpo di stato militare del 18 agosto che ha rimosso il governo guidato da Ibrahim Boubacar Keita. Il nuovo golpe fa riflettere sull’efficacia e sul futuro delle missioni europee in Mali.

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I fatti

Il Mali è una nazione instabile e non nuova ai colpi di stato: già nel 2012 un colpo di stato provocò il rovesciamento del governo e generò una situazione di crisi non solo a livello nazionale, ma anche a livello regionale, minando la sicurezza e la stabilità dell’intera regione del Sahel. Nonostante i numerosi aiuti esterni sia finanziari che tecnici, il malcontento e le proteste nei confronti del governo di Ibrahim Boubacar Keita (in carica dal settembre del 2013) sono aumentanti fino ad arrivare ad un colpo di stato guidato dall’esercito che ha arrestato il Presidente Keita il 18 agosto scorso, il quale si è dimesso pubblicamente dopo qualche giorno.  Con la creazione di una giunta militare (CNSP, National Commitee for the Salvation of the People of Mali) sono arrivate le condanne da parte della comunità internazionale e sono iniziati i negoziati per ristabilire l’ordine costituzionale.

Quasi un mese dopo il colpo di stato, alcuni membri della giunta militare si sono incontrati ad Accra (Ghana) con i vertici dell’ECOWAS, presentando un piano per la transizione ad un governo civile. Le conclusioni dell’incontro sono riportate nel documento ufficiale che affermano che la transizione politica sarà guidata da un civile e la CNSP sarà immediatamente dissolta quando la transazione ad un governo civile avrà luogo. Viene stabilita anche una durata massima della transizione politica, che sarà di massimo 18 mesi a partire dal 15 settembre 2020. Infine, le sanzioni saranno sollevate immediatamente quando il presidente e il primo ministro del governo di transizione saranno effettivamente designati. Nonostante opposizioni interne alla giunta militare, oggi 21 settembre 2020, il CNSP ha nominato in diretta nazionale Ba N’Daou, precedentemente Ministro della Difesa, come presidente ad interim del Mali durante il periodo di transazione.

 
 

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Il ruolo dell’UE in Mali

Le relazioni tra Unione Europea e Africa hanno subito numerosi cambiamenti dall’inizio del XXI secolo: il focus esclusivo sullo sviluppo economico si è trasformato in un approccio più ampio e complesso, dove la dimensione politica ha guadagnato importanza, in parte per il riconoscimento del fallimento delle politiche di sviluppo e del loro impatto sullo sviluppo dei paesi beneficiari e in parte per le nuove priorità dell’UE. La trasformazione del Sahel nel principale epicentro delle criticità del continente africano fece assumente alla regione una nuova centralità politica negli equilibri globali: gli effetti della caduta del regime libico del colonnello Gheddafi e la crisi esplosa in Mali nel 2012 produssero gravi ripercussioni sulla stabilità della regione del Sahel e posto le condizioni per un ampio coinvolgimento di attori esterni al continente, tra i quali spicca l’Unione Europea. Quest’ultima fu la prima organizzazione che pubblicò una strategia per la regione: già nel 2011, infatti, venne pubblicata la Strategia per la Sicurezza e lo Sviluppo nel Sahel riconoscendo l’impatto negativo che l’instabilità della regione esercita non solo sullo sviluppo delle popolazioni locali, ma anche sulla sicurezza dei cittadini europei, e identificò tre stati chiave su cui concentrare le forze europee: Mauritania, Mali, Niger.

Gli sforzi europei si sono focalizzati soprattutto sul Mali dopo la crisi del 2012, e insieme ai suoi stati membri, l’UE svolge un ruolo chiave nella stabilità politica e nello sviluppo della nazione: essendo garante dell’accordo di pace e di riconciliazione firmato nel 2015, l’UE sostiene attivamente il processo di pace in Mali. L’UE fornisce consistenti aiuti umanitari al Mali e alla regione del Sahel: solo nell’aprile del 2020, l’Unione Europea ha confermato il supporto alla regione e ai paesi del G5-Sahel, annunciando lo stanziamento di  ulteriori 194 milioni di Euro per la sicurezza, la stabilità e la resilienza del Sahel. L’Alto rappresentante UE per la politica estera e di sicurezza Josep Borrell ha sottolineato che la situazione nel Sahel sta continuando a deteriorarsi e che nonostante la pandemia del Corona Virus l’UE non può dimenticare quanto sia grave la situazione in una regione le cui sfide sono anche le nostre sfide, affermando che “il Sahel deve rimanere in cima alla agenda dell’Unione Europea”.  Sul territorio maliano, inoltre, sono presenti due missioni della Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC) dell’UE, una militare (EUTM Mali) e una civile (EUCAP Sahel Mali), le quali forniscono consulenza strategica e addestramento alle forze armate e di sicurezza maliane, al fine di contribuire al ripristino dell’integrità territoriale del Paese, alla protezione della popolazione e di sostenere la riforma del settore della sicurezza.

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Dopo il colpo di stato

In seguito al colpo di stato dello scorso agosto, l’Unione europea ha sospeso le operazioni di addestramento in Mali effettuate dalle missioni EUTM-Mali e EUCAP Sahel-Mali “poiché le circostanze non ne consentono lo svolgimento della normale attività” ha affermato Borrell.  Il mandato delle due missioni dell’UE in effetti afferma esplicitamente di operare sotto il controllo delle legittime autorità civili, rendendo quindi obbligatoria una sospensione delle loro attività dopo il rovesciamento del governo. La richiesta e l’obiettivo dei ministri della difesa europei è adesso quello di arrivare a formare rapidamente un governo di transizione sostenendo l’operato dell’Unione Africana e dell’ECOWAS che ha negato categoricamente ogni forma di legittimità ai golpisti esigendo una veloce transizione ad un governo civile e il ristabilimento dell’ordine costituzionale. Anche se sospese le missioni europee restano in Mali con la speranza di poter essere presto operative con il ristabilimento di un governo legittimo. “L’Unione Europea ha investito molto in Mali e non vogliamo che questo lavoro vada perduto […] sosterremo l’ECOWAS per trovare una soluzione alla crisi in accordo con le aspirazioni del popolo maliano”, ha concluso Josep Borrell nel Meeting Informale dei Ministri della Difesa dell’Unione Europea del 26 agosto.

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Un futuro incerto per le missioni europee in Mali

Già nel 2012 era chiaro che la stabilizzazione del Sahel e del Mali in particolare era un percorso a lungo termine in cui era necessario investire sforzi e supporto tecnico. Tuttavia, il golpe del 18 agosto fa riflettere sull’efficacia e sul futuro delle missioni europee nel paese: è paradossale che si verifichi un colpo di stato guidato da generali dell’esercito in grado di rovesciare il governo in una nazione sulla quale la comunità internazionale sta impegnando ingenti risorse per una riforma del sistema di sicurezza nazionale dal 2013.

Ancora una volta, emerge il contrasto tra questo lavoro di supporto internazionale e le dinamiche politiche maliane. Gli attori esterni, tra cui l’Unione Europea e i suoi stati membri, sembrano agire in una dimensione parallela che non incide davvero sulla governance locale. È infatti necessario ricordare che l’emergere, il diffondersi e il perdurare di numerosi conflitti armati e colpi di stato nel continente africano sono strettamente legati a un irrisolto problema di debolezza statale: i paesi africani contemporanei nascono come prodotto dell’occupazione coloniale che lasciò in eredità alle classi dirigenti degli stati indipendenti confini nazionali poco sensibili alle realtà sociali, apparati amministrativi poco sviluppati e sistemi economici deboli e strutturati attorno agli intessi europei. Quindi, è cruciale che l’Unione Europea si interroghi sulla reale necessità di una forte presenza occidentale e se sia necessario agire in altre direzioni rispetto a quelle intraprese dalle missioni europee, visti i risultati degli ultimi mesi.

Inoltre, dopo l’interruzione delle attività di formazione a causa della pandemia di coronavirus, le due missioni stavano appena iniziando a riprendere le loro attività, come richiesto sia da Borrell che dagli Stati membri. L’obiettivo di stabilizzazione del Mali sta venendo messo a dura prova e questa nuova interruzione non gioverà all’efficacia della missione. Da quest’anno, tuttavia, la missione EUTM Mali ha esteso il suo mandato a tutti i paesi del G5-Sahel (Burkina Faso, Ciad, Niger, Mauritania) avendo quindi la possibilità di ridistribuire parte delle sue risorse e attività negli altri paesi più rapidamente del previsto.

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