IL PRIMO DIBATTITO PRESIDENZIALE: RIFLESSIONI E PROSPETTIVE

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Quello di martedì sarà da molti ricordato come il dibattito presidenziale peggiore della storia. Sin dai primi 15 minuti, infatti sono volate offese e critiche, non solo tra i candidati. La solennità che negli anni aveva quindi caratterizzato questo evento, seguitissimo dal popolo americano e dal mondo intero, è stata quindi accantonata per dare spazio a continue interruzioni che non hanno fatto altro che rendere il tutto estremamente caotico. Per decenni, i dibattiti elettorali presidenziali hanno fornito agli americani l’opportunità di misurare i candidati in un confronto aperto, ma composto. Infatti, i moderatori hanno sempre avuto il compito primario di intervenire solo per lo stretto necessario, e nonostante tali dibattiti abbiano sempre previsto una sorta di spettacolarizzazione della politica, con scambi di battute a volte pungenti, niente potrebbe essere mai paragonabile alla confusione e alla bassezza raggiunta martedì sera. [i] La piega che poi avrebbe preso l’intero dibattito, è stata certamente impostata dal presidente Trump. Il presidente, con un atteggiamento che molti hanno definito “da bullo”, ha costantemente ignorato le ripetute richieste del moderatore Chris Wallace di mantenere l’ordine, mentre cercava di lasciare al suo rivale, Biden, meno spazio possibile per esprimersi. Anche il democratico Biden, visibilmente contrariato dalle continue interruzioni, si è poi in un certo senso adattato al contesto venutosi a creare, in modo particolare quando, esasperato ha detto al presidente: “Will you shut up, man?”ossia “Vuoi stare zitto, amico?

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Lasciando da parte per un momento la questione delle modalità del dibattito, è poi necessario analizzare i contenuti dello stesso. Quali sono state le questioni più interessanti emerse dalla serata di martedì? Rari sono stati i momenti in cui i due candidati hanno effettivamente discusso le loro differenze con calma e chiarezza, in un dibattito che ha spaziato su diversi argomenti, tra cui la pandemia del coronavirus, la Corte Suprema, l’economia, la giustizia razziale e la violenza nelle città americane. Oggettivamente, i candidati non hanno esposto nulla di nuovo rispetto a quello che si erano già detti a distanza negli ultimi mesi.  [ii] Certamente, uno dei momenti più discussi del dibattito è stato quello in cui il presidente si è rifiutato di condannare i sostenitori della supremazia bianca. Wallace aveva infatti chiesto a Trump di condannare i suprematisti bianchi e la loro violenza. Le domande di Wallace sono state precise e puntuali. Nessuna delle due parti può lamentarsi del fatto che le argomentazioni, le domande o il modo in cui esse siano state poste abbiano favorito un candidato rispetto a un altro. Nonostante ciò, il moderatore è stato accusato di non aver saputo gestire in maniera decorosa il dibattito e soprattutto gli scambi tra i candidati. In realtà, cosa avrebbe potuto fare Wallace per impedire a Trump e, in misura minore, a Biden, di parlare a sproposito? Conosciuto come un intervistatore abile e preparato, Wallace ha cercato in tutti i modi di riprendere le redini della situazione, ma la scarsa disciplina dei candidati, in particolare di Trump, ha prevalso. In vista del prossimo dibattito, che si terrà il 15 ottobre a Miami, la commissione per i dibattiti presidenziali sta pensando di adottare alcune modifiche dell’attuale format, al fine di evitare quanto accaduto martedì sera. Al momento, una delle proposte è quella di dare al moderatore la possibilità di spegnere il microfono di uno dei candidati mentre l’avversario sta parlando. [iii]

 
 

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