DONNE MIGRANTI PRIVATE DELL’UTERO NEI CENTRI DI DETENZIONE STATUNITENSI

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Una notizia scuote Messico e Stati Uniti: in un Centro di Detenzione per migranti vicino ad Atlanta (USA), sarebbe stato esportato l’utero a numerose donne messicane, senza il loro consenso.

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Nelle scorse settimane una notizia ha scosso profondamente il Messico. Secondo quanto denunciato da un informatore, numerose migranti donne (delle quali molte messicane) detenute dall’ICE (Immigration and Customs Enforcement), sarebbero state sottoposte a isterectomia – operazione chirurgica che comporta l’asportazione dell’utero – senza aver dato il proprio consenso e senza un apparente motivo. Tutto ciò sarebbe avvenuto nel The Irwin County Detention Center, in Georgia (Stato a sud-est degli Stati Uniti). Il Centro di Detenzione è ufficialmente di competenza dell’Ufficio Immigrazione e Dogane (ICE in inglese), ma la sua gestione è affidata ad una società privata chiamata LaSalle Corrections. La società gestisce sette strutture di detenzione per immigrati in quattro diversi Stati ma il Centro di Irwin è da tempo noto per le inadeguate cure mediche riservate ai migranti detenuti.

É stata un’infermiera del centro, che risponde al nome di Dawn Wooten, a dare l’allarme, preoccupata dal numero elevato di isterectomie svolte su detenute latinoamericane. Alcune di esse hanno poi riportato di aver avuto la sensazione di essere in un “experimental concentration camp”, un campo di concentramento nel quale si effettuavano esperimenti sui loro corpi. Sulla base dei fatti riportati dalla Wooten e dai racconti delle testimoni, numerose associazioni ed ONG in prima linea per i diritti umani (Project South, Georgia Detention Watch, Alianza Latina de Georgia por los Derechos Humanos) hanno presentato una denuncia nei confronti del Centro di Detenzione di Irwin. L’ICE ha prontamente rigettato le accuse,promettendo di indagare su quanto denunciato, ma ciò non ha fatto altro che ampliare l’eco delle proteste, essendo nota nel Paese la poca trasparenza dell’Agenzia.

 
 

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Una prima risposta è arrivata dal ministro degli Esteri messicano Marcelo Ebrard, il quale, oltre ad annunciare che il Consolato messicano presente negli Stati Uniti si è immediatamente messo in contatto con alcune testimoni, ha tacciato la faccenda come “inaceptable”, affermando che il Messico ripudia condotte di questa natura, anche prima di venire a conoscenza di tutti i dettagli del caso. Dall’altra parte del confine, negli Stati Uniti, oltre all’intervento di molte organizzazioni, si è avuta una reazione anche da parte del mondo politico: più di 170 membri del Congresso, tra cui la presidente della Camera Nancy Pelosi, hanno chiesto l’apertura immediata di un’inchiesta.

Ciò che si presume sia accaduto in quel Centro di Detenzione mette a dura prova i rapporti Messico-Stati Uniti. Formalmente ed istituzionalmente i due Stati – o meglio i due presidenti – pare abbiano trovato un punto di incontro (per approfondimenti: TRUMP E AMLO: UN’AMICIZIA CALCOLATA), ma la realtà mostra tutt’altra verità. Negli ultimi 4 anni, il governo Trump ha riservato ai migranti messicani – come denunciato da molte ONG – trattamenti contrari ai diritti umani: separazione delle famiglie e detenzione di bambini alla frontiera, tanto per citarne alcuni. D’altra parte, anche l’amministrazione di López Obrador è accusata di aver ceduto alle pressioni di Washington e di aver istituito politiche – come la ‘Remain in Mexico’ – che hanno trasformato il Paese nel (vero) muro così fortemente voluto da Donald Trump.

 
 

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Giorgia D'Alba

Sono Giorgia e per IARI mi occupo di America Latina.
Nata a Lecce nel 1995, ho conseguito con il massimo dei voti prima la laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali e successivamente la laurea magistrale in Scienze Internazionali presso l’Università di Torino. Ho studiato a Lisbona e a Buenos Aires ed ho partecipato ad un progetto di ricerca presso l’Istituto Sociale del Mercosur in Paraguay.

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