ISRAELE: IL LOCKDOWN NON FERMA LE PROTESTE

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Israele ha imposto un secondo lockdown, a fronte dell’aumento del numero dei contagi. Ma questo non ha impedito di continuare a protestare contro Netanyahu

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Israele è stato il primo Paese ad imporre un nuovo lockdown a fronte dell’impennata dei nuovi casi di coronavirus registrati, blocco che probabilmente durerà più di un mese. Israele ha uno dei più alti tassi di infezione al mondo, rapportato con la popolazione, con il record di 8.000 nuovi contagiregistrati in un solo giorno. Soltanto il 25% della popolazione è soddisfatta della gestione della pandemia da parte del primo ministro Netanyahu. Nella necessità di far ripartire un’economia sotto pressione, le misure di contenimento sono state sollevate troppo in fretta, determinando, pertanto, la rapida crescita dei contagi. Nonostante ciò, le proteste contro Netanyahu non si sono fermate. Migliaia di manifestanti si sono radunati a Gerusalemme, davanti alla residenza ufficiale del primo ministro. Da mesi, migliaia di persone si radunano fuori la residenza di Balfour Street e chiedono le dimissioni di Netanyahu, accusato di truffa e corruzione. Nonostante i tentativi dello stesso Netanyahu e del figlio Yair, che su Twitter descrive i manifestanti come degli “alieni”, le continue manifestazioni, che sfidano le restrizioni derivanti dal nuovo lockdown, dimostrano il calo di consenso politico del premier. Gli accordi con gli Emirati Arabi Uniti e con il Bahrain non sono stati sufficienti per rafforzare la sua popolarità.

 
 

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Improbabile che questo porti alle dimissioni. Del resto l’approvazione di agevolazioni fiscali retroattive a favore di Netanyahu ha dimostrato che quest’ultimo è completamente sconnesso dalla realtà del Paese, che ora registra alti tassi di disoccupazione. Ulteriore punto critico: la componente ultra-ortodossa. Nelle scorse settimane, Netanyahu aveva tentato di imporre il lockdown soltanto sulle zone più colpite, tra cui le aree a maggioranza ultra-ortodosse.  Ma, gli ultra-ortodossi, che hanno permesso a Netanyahu di rimanere al potere, si erano opposti. Ora, la proposta di introdurre restrizioni sulla preghiera, oltre a quelle sulle manifestazioni, rappresenta un punto molto controverso, che potrebbe far aumentare il dissenso tra i partiti ultra-ortodossi. E se viene meno questo supporto, la leadership di Netanyahu potrebbe non durare molto a lungo.

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Noemi Verducci

Buon sabato a tutti, sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione Medio Oriente. Attualmente studentessa di Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa all’Università “L’Orientale” di Napoli.
Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus.
Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico.
Il lavoro di tesi triennale, su Hezbollah e le sue strategie comunicative, mi ha fatto comprendere la necessità di studiare ed analizzare un’area geopolitica di cui si parla spesso in maniera impropria, attraverso una lente “orientalista” che impedisce di interpretare in maniera corretta eventi storici e politici.
Essere parte di IARI è un modo per mettermi in gioco ed approfondire dinamiche politiche che risultano centrali per comprendere ciò che accade nel mondo. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.

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