TRUMP NEI BALCANI

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L’accordo del 4 settembre: cosa realmente è stato firmato dai presidenti di Serbia e Kosovo?

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Il presidente serbo Aleksandar Vučić e il primo ministro del Kosovo Avdullah Hoti si sono impegnati a normalizzare le relazioni economiche il 4 settembre firmando un documento alla presenza del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Washington. Tuttavia, un accordo come questo recentemente firmato, pone l’interrogativo sull’effettiva volontà di trovare una soluzione all’annosa questione serbo-kosovara. In dettaglio è fuor di dubbio che l’intesa tra i due paesi appaia come l’intenzione di Donald Trump di ottenere un risultato positivo in politica internazionale da poter sbandierare alle prossime elezioni americane. Sicuramente tale successo è un punto a vantaggio degli Stati Uniti contro l’EU nella scacchiera balcanica, sebbene il documento firmato tra le parti non è altro che una dichiarazione di volontà legalmente non vincolante che assume determinati obblighi politici. Formalmente, legalmente, non è un documento internazionale. Ciò non significa che il documento non abbia peso politico e implicazioni politiche, considerato il luogo in cui è stato firmato il documento: la Casa Bianca.

Il punto che balza all’attenzione di tutta la trattativa riguarda l’apertura dell’ambasciata serba e kosovara a Gerusalemme. Infatti, tale decisione ha “aperto il vaso di Pandora” attirando le attenzioni dell’Unione Europea che, secondo il portavoce dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza Peter Stano, tale decisione va contro la politica ufficiale dell’UE affermando che lo status di Gerusalemme deve essere definito tra Israele e i palestinesi e che dovrebbe essere parte delle trattative di pace tra i due paesi interessati. Nonostante questa decisione, Stano ha inoltre sostenuto che dal momento in cui il Kosovo e la Serbia hanno identificato l’adesione all’UE o l’integrazione dell’UE come loro priorità strategica, l’UE si aspetta che entrambi agiscano in linea con questo impegno, quindi, nonostante l’accaduto, la prospettiva europea non è minata.[1]

 

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Oltre al provvedimento su Israele, il documento contiene anche altre clausole difficilmente collegabili al processo di normalizzazione dei rapporti tra Belgrado e Pristina. Tali clausole includono il divieto dell’uso di apparecchiature 5G fornite da “fornitori inaffidabili”, la diversificazione delle fonti energetiche e la classificazione di Hezbollah come organizzazione terroristica. Tuttavia, queste clausole possono essere collegate alle attività politiche dei membri dell’amministrazione Trump per un fine ben diverso dal trovare un’intesa concreta.

Questi ultimi punti risultano molto fragili e perseguibili solo un percorso di lungo periodo, mentre per quanto riguarda le questioni immediate nelle relazioni Serbia-Kosovo si registrano alcuni risultati tangibili. Il Kosovo ha accettato una moratoria di un anno sulla richiesta di adesione a organizzazioni internazionali, mentre la Serbia ha accettato di sospendere la campagna contro il riconoscimento del Kosovo per un anno con effetto immediato. Entrambe le parti hanno concordato di attuare gli accordi ferroviari e autostradali da febbraio, nonché di aprire e gestire l’attraversamento congiunto di Merdare. Inoltre, Belgrado e Pristina entreranno a far parte della zona “mini-Schengen”, dichiarata nell’ottobre 2019 da Serbia, Albania e Macedonia del Nord, e ne trarranno pieno vantaggio. Ancora, i firmatari riconosceranno reciprocamente diplomi e certificati professionali. In fine, la Serbia e il Kosovo si sono impegnati ad accelerare gli sforzi per localizzare e identificare i resti delle persone scomparse, ma anche a identificare e attuare soluzioni durature a lungo termine per i rifugiati e gli sfollati interni. Al di là di ogni considerazione sulle reciproche rivendicazioni territoriali, la normalizzazione economica è qualcosa che entrambe le parti dovrebbero sostenere fortemente poiché è fuor di dubbio che tale accordo sia positivo per tutti i cittadini. Questa è una buona opportunità di sviluppo per l’economia sia per la Serbia che per gli albanesi in Kosovo e anche nell’interesse dei serbi residenti in Kosovo.

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Dopo gli accordi di Washington, domenica 6 settembre a Bruxelles si è tenuto il quarto incontro tra i tecnici  dei governi di Serbia e Kosovo nel quale entrambe le parti hanno avvicinato le loro posizioni e hanno concordato un testo sulla questione delle persone scomparse e degli sfollati e sulla cooperazione economica. L’incontro è stato guidato dal Direttore dell’Ufficio serbo per il Kosovo e Metohija Marko Đurić e dal coordinatore del Kosovo per il dialogo con la Serbia Skender Hyseni. Il giorno successivo, 7 settembre, si è tenuto a Bruxelles un incontro a livello politico tra il presidente della Serbia Aleksandar Vučić, il primo ministro del Kosovo Avdullah Hoti, l’alto rappresentante dell’UE Josep Borrell e il rappresentante speciale dell’UE per il dialogo Belgrado-Pristina Miroslav Lajčák. In tale incontro è stato rimarcato quanto firmato giorni prima presso la Casa Bianca sottolineando che questo accordo fa parte del loro marcato intento di soddisfare le richieste dell’UE per l’adesione. 

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Note

[1] https://www.aa.com.tr/en/politics/eu-warns-serbia-kosovo-over-jerusalem-embassy-plans/1966335

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