FRANCIA E MEDITERRANEO: UNA PROVA DI FORZA

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La Francia sta lottando strenuamente per ricostruire la propria leadership nel Mediterraneo. Nella sua personale lotta con Ankara, cerca la complicità di Roma: ma potrebbe dimenticare (o omettere) che ormai il Mediterraneo è diventato il cortile di casa di molte Nazioni.

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La Francia è sempre stato uno dei Paesi più coinvolti negli affari del Mediterraneo: Marocco e Tunisia erano suoi protettorati, l’Algeria era sotto dominio coloniale, Siria e Libano, sino al tramonto della Seconda Guerra Mondiale, erano sotto mandato francese. Per non parlare degli interessi economici ed energetici diffusi, dalla Libia fino ad Israele.

Insieme all’Italia, la Francia ha potuto contare su una vastissima influenza che le ha garantito una posizione strategica in tutto il Mediterraneo. Ma se fino a questo momento Parigi ha dovuto condividere tale posizione solo con Roma, all’inizio del nuovo decennio spuntano nuovi attori regionali di rilievo, che potrebbero in qualche modo scombussolare l’ordine e l’equilibrio tanto faticosamente ricercati dalla Francia, anche con l’avvento delle Primavere arabe.

Come appare chiaro dagli eventi degli ultimi mesi, uno degli attori in questione è la Turchia, che dopo aver intrecciato numerose ed importanti alleanze negli ultimi venti anni e irrobustita la soft power sul mondo arabo-sunnita, si erge quale nuovo interlocutore nel Mediterraneo orientale ed in Libia. Su entrambi i terreni di scontro, la Francia si è posta in aperta contrapposizione, da un lato al fianco di Grecia e Cipro, dall’altro accanto, velatamente, ad Haftar.

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Una opportunità di rilancio della propria influenza è stata la tragedia di Beirut del 4 agosto. Al suo arrivo, il Presidente Macron è stato accolto calorosamente dalle istituzioni libanesi, cui ha intimato un cambiamento radicale del proprio assetto, sottolineando ancora una volta che, seppur in maniera diversa, Parigi vanta ancora potere sui suoi vecchi territori. Un’altra mossa importante intrapresa da Macron è stata, a seguito delle pericolose manovre della Turchia nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo, la riunione EuroMed7 che, per quanto abbia uno scarso peso diplomatico, ha svelato l’obiettivo francese. Durante il meeting di Ajaccio, Parigi ha infatti voluto sottolineare la sua centralità, esplorare i sentimenti nazionali degli altri Paesi e, soprattutto, riallacciare una rete diretta con Roma, con cui, su molte questioni, non condivide le stesse posizioni.

Macron lascia intendere all’Italia la volontà, non senza incognite e dubbi, di condividere parte della futura influenza sui Paesi del Mediterraneo per ricostruire una nuova pace mediterranea. Per farlo, però, è necessario che Roma volti le spalle ad Ankara. E ciò non è del tutto scontato.  L’errore più grande di Macron potrebbe però essere quello di valutare anzitutto Parigi pronta ad assurgere al ruolo di grande potenza, nonostante le grandi sfide, interne ed europee, cui è sottoposta; altro sbaglio per la Francia potrebbe essere quello di considerare il Mediterraneo come il proprio esclusivo cortile di casa, dimenticando che ormai altre potenze (come, ad esempio, Russia, Qatar, EAU, Arabia Saudita e, parzialmente, la Cina) hanno affondato le proprie mani nelle acque calde del Mediterraneo e non hanno intenzione di ritornare sui propri passi.

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Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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