BRASILE: DIO, PATRIA, FAMIGLIA E DIRITTI UMANI?

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Da ‘influencer’ in ambito religioso e conservatore, a capo del Ministero della Donna, Famiglia e Diritti Umani, Damares Alves si sta facendo strada per diventare l’ancora di salvezza del populismo del governo di Jair Bolsonaro.

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Il governo di Jair Bolsonaro, in carica da gennaio 2019, sta ricevendo ampie critiche sia a livello internazionale, sia nazionale, riguardo alla tutela dei diritti umani in Brasile con testimonianze che attestano azioni concrete portate avanti dal governo federale che hanno permesso la violazione dei diritti umani nel territorio brasiliano durante il primo anno di governo dell’attuale Presidente della Repubblica. L’implementazione, promozione e tutela dei diritti umani in Brasile è di responsabilità del Ministero della Donna, Famiglia e Diritti Umani (MMFDH) attualmente guidato dal contestato Ministro Damares Alves che, da esponente di spicco in ambito religioso e conservatore, si sta facendo strada per diventare il nuovo ‘superministro’ di Bolsonaro nonché ancora di salvezza del populismo del suo governo.

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Damares Alves e il Ministero della Donna, Famiglia e Diritti Umani (MMFDH)

Damares Alves si definisce nel suo account Twitter ‘una mamma, un avvocato, un’educatrice e un ministro ‘pastore’ di culto evangelico’. Nata nello Stato del Paranà negli anni 60 ma trasferitasi durante l’infanzia nella regione nordest del Brasile, si è laureata prima in giurisprudenza e successivamente in pedagogia e negli anni 80 ha attuato nella difesa dei diritti dei minori senza fissa dimora e delle donne. Ha lavorato presso il Congresso Nazionale come assessore parlamentare per più di vent’anni, e si è distinta per le sue lotte contro la pedofilia e per la tutela dell’infanzia. Da gennaio 2019 è a capo del Ministero della Donna, della Famiglia e dei Diritti Umani (MMFDH) del governo di Jair Bolsonaro e si occupa principalmente della tutela dei diritti delle donne, dei minori, dei giovani, degli anziani, delle persone con disabilità, dei popoli e comunità tradizionali e della famiglia.

In Brasile la nascita della prima istituzione legata alla tutela dei diritti umani risale al 1997, la Segreteria di Diritti Umani della Presidenza della Repubblica istituita dall’allora Presidente della Repubblica Fernando Henrique Cardoso. Nel 2015 la Presidente Dilma Roussef ha istituito il Ministero delle Donne, dell’Uguaglianza Razziale e dei Diritti Umani che nel 2017 con il Presidente Michel Temer è stato rinominato Ministero dei Diritti Umani. Nel 2019 Jair Bolsonaro ha dato vita all’attuale Ministero della Donna, della Famiglia e dei Diritti Umani che si occupa di implementare, promuovere ed assicurare i diritti umani in Brasile, includendo lo sviluppo di politiche che difendano i diritti dei neri e delle classi meno privilegiate. Questo Ministero ha il compito di coordinare la politica nazionale in materia di diritti umani in linea con il Programma Nazionale dei Diritti Umani (PNDH) ovvero una normativa specifica in ambito di salute, istruzione, lavoro e giustizia che mira a promuovere e rafforzare la democrazia nel paese verde-oro.  

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Brasile: Dio, patria, famiglia e diritti umani?

Se la tutela dei diritti umani in Brasile è alvo di molteplici critiche, anche la gestione del MMFDH da parte del Ministro Alves non è da meno. Una gestione che si caratterizza per la sua forte ideologia conservatrice, in linea con il governo Bolsonaro, e che, seppur indirettamente, subisce l’influenza del credo evangelico di cui la Ministra Alves si fa orgogliosa portavoce sebbene il Brasile sia uno stato laico. Una gestione che per certi versi viene definita populista, marcata da una forte contraddizione interna tra ciò che si esorta pubblicamente e la pratica. Una gestione che sembra dimostrarsi dunque poco efficiente come dimostra un recente rapporto dell’Istituto di Studi Socio-Economici (INESC)che ha evidenziato come nel 2020 siano stati utilizzati solamente il 22% delle risorse messe a disposizione per il Ministero della Donna, Famiglia e Diritti Umani, per implementare politiche sociali volte a tutelare le fasce più deboli della popolazione, come anziani e disabili, per la lotta alla violenza contro le donne e pedofilia.

Se ci possono essere dei dubbi legittimi sul fatto che Damares Alves possa diventare o meno un esponente di spicco del governo Bolsonaro, anche se sembra essere sulla buona strada, ciò che cattura l’attenzione è che dopo poco più di un anno e mezzo dall’inizio del mandato di Bolsonaro, la Ministra di culto evangelico è uno dei pochi esponenti la cui permanenza al governo non sembra essere in discussione e che gode di un ampio supporto da parte del Presidente della Repubblica, tanto da essere spesso presente al suo fianco durante i discorsi al vivo trasmessi settimanalmente attraverso il suo canale ufficiale di YouTube. In questo primo mandato del Presidente della Repubblica, il Ministro Alves si sta rivelando una vera e propria risorsa per il governo federale e si sta via via facendo strada per diventare un’ancora di salvezza per il populismo di Bolsonaro, riuscendo a coinvolgere soprattutto quegli elettori brasiliani fedeli da sempre al Capo del governo federale ed estremamente legati a tematiche di matrice conservatrice e religiosa. Un punto di forza dunque non trascurabile, che può rivelarsi un’ancora di salvezza per fomentare l’oscillante popolarità di Bolsonaro, anche in vista delle elezioni presidenziali del 2022.

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Nicole Bruttomesso

Nicole Bruttomesso è analista e membro della redazione geopolitica dello IARI, scrive per l'area "America Latina", occupandosi principalmente di geopolitica sudamericana, in particolare di Mercosur e Brasile. // Nicole Bruttomesso is an Italian political analyst and member of the editorial staff of the Institute of International Relations Analysis (IARI), she writes for the Latin American section, focusing mainly on South American geopolitics and particularly on Mercosur and Brazil.

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