SARÀ LA CINA A GUIDARE UNA RIVOLUZIONE GREEN?

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Il discorso di Xi Jinping alle Nazioni Unite sposta l’attenzione sul ruolo del cambiamento climatico nelle tensioni geopolitiche attuali

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La 75° Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in corso di svolgimento in forma largamente virtuale fino al 29 settembre, ha rispecchiato la profonda frattura nelle relazioni Cina-Stati Uniti. Questa occasione ha acceso i riflettori su una questione finora secondaria nelle schermaglie tra i due paesi, ossia la lotta al cambiamento climatico. Il discorso inviato all’Assemblea dal Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping il 22 settembre ha consolidato la leadership di Pechino nella lotta globale contro il cambiamento climatico. Xi, infatti, ha dichiarato che la Cina avrebbe raggiunto il suo picco di emissioni di anidride carbonica entro il 2030, per poi raggiungere la neutralità climatica, ossia ridurre a zero l’impatto avverso delle attività del paese verso l’ambiente, entro il 2060. L’impegno di Xi nella riduzione delle emissioni, discutibile e oggetto di opinioni divergenti riguardo la discrepanza tra questa retorica e le politiche ambientali nazionali, può essere letto come un’estensione all’area ambientale del discorso che il presidente aveva pronunciato al World Economic Forum di Davos nel 2017. Se allora Pechino si era posta come pioniere, amministratore e sorvegliante della globalizzazione economica, oggi il dragone vuole affermarsi in quanto protagonista nella protezione ambientale. In entrambi i casi, le parole del presidente Xi coincidono con traiettorie opposte delle politiche americane, volte ad una maggiore attenzione almeno retorica verso America First già dal 2016, e ad un sostanziale abbandono dell’impegno contro il cambiamento climatico; questo disimpegno sarà effettivo a partire dal 4 novembre prossimo, quando gli Stati Uniti usciranno ufficialmente dall’accordo di Parigi sul clima.

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La posizione cinese a favore della sostenibilità non è passata inosservata a Washington, da dove il Dipartimento di Stato ha pubblicato una nota intitolata “Gli abusi ambientali della Cina”, accusando Pechino di essere il maggiore emettitore di CO2 al mondo, di inquinare mari e terre con rifiuti tossici, di promuovere il contrabbando di animali selvatici, di praticare pesca illegale e molto altro. Come di consueto, Pechino ha sfoderato il suo stile diplomatico aggressivo, chiamato Wolf Warrior Diplomacy, in un editoriale su Xinhua. L’autore del pezzo ha accusato gli Stati Uniti di incolpare Pechino per ogni male e di attaccarla ingiustamente nel caso della protezione ambientale, con il solo scopo di distogliere l’attenzione del pubblico dai fallimenti dell’amministrazione nella lotta al Covid. Lasciando a climatologi ed esperti il compito di misurare e giudicare l’impatto ambientale dei due paesi, le ultime schermaglie servono gli scopi politici di entrambe le parti. Per Xi obiettivi concreti e un impegno sostanziale nella lotta al cambiamento climatico sono strumenti da poter usare per guadagnare la fiducia dell’Unione Europea, improntata verso un futuro green, e creare una partnership a tema ambiente con gli stati membri. A Washington, l’attacco a Pechino funziona come tendone, dietro al quale si nasconde il triste primato ambientale dell’amministrazione attuale; la logica sembra essere quella di criticare l’altro senza prima giudicare sé stessi. Nel complesso, la lotta al cambiamento climatico si inserisce nelle tensioni sino-americane nel più classico dei termini, con accuse reciproche e parole drammatiche. Resta da vedere se Pechino rispetterà le sue promesse e riuscirà ad affermarsi come un partner affidabile per un’Unione Europea, isolando così Washington in una posizione scomoda.

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Annalisa Mariani

Mi chiamo Annalisa,classe 96,analista IARI per la sezione Cina.Dopo la laurea triennale in Mediazione Linguistica a Milano,sono partita per la mia amata Cina per un anno di studio avanzato della lingua.Lioho capito che l'aspetto più affascinante del mondo cinese è la politica. QuelPartito unico che si incontra, esplicitamente o non,in ogni discorso, articolo, conferenza e conversazione con gli amici cinesi. Così ho decisodi studiare quel Partito, iscrivendomi al Master in China eGlobalizzazione al King's College a Londra. Negli ultimi tempi ho capito che la mia grande curiosità mi porta sempre a parlare di tutto ciò che è controverso / proibito in Cina; da qui la mia indagine sulla condizione della popolazione uiguranello Xinjiang. Dedico moltissimo tempo, a detta dei miei amici quasi tutto, ad informarmi su ciò che succede in Cina.Sono decisamente appassionata e affascinatada un paese sulla bocca di tutti,ma conosciuto da pochi.Nel tempo rimanente tento di fare attività sportivae mi cimento in esperimenti culinari dai risultati incerti.Sono estremamente curiosa, sonoo viaggiare, assaggiare cibiparticolarie parlare con le persone del luogo. Sono fermamente convinta che il viaggio completo le persone sotto ogni punto di vista echesia l'unico vero modo di interfacciarmi con il meraviglioso mondo in cui viviamo.

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