LA NOMINA DI ACB ALLA CORTE SUPREMA

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Donald Trump ha nominato Amy Coney Barrett come nuovo giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti.

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Il 21 settembre, a tre giorni dalla scomparsa del giudice Ginsburg, il Presidente Trump aveva incontrato la quarantottenne giudice della Corte d’appello di Chicago, da sempre vicina ad Antonin Scalia, membro della Corte Suprema fino al 2016. Barrett, cattolica come Biden, notoriamente antiabortista, appariva già da una settimana come la favorita nella rosa dei nomi circolata alla Casa Bianca. Trump è determinato a procedere al percorso di insediamento del nuovo Giudice, nonostante le richiesta dei democratici di rispettare la scelta che intrapresero le Camere nel 2016, quella di attendere l’insediamento del nuovo inquilino di Washington D.C. prima di procede alla nomina conseguente alla dipartita di Scalia; all’epoca il Presidente era Obama e la maggioranza del Senato era repubblicana. I giudici della più alta corte federale vengono nominati dal Senato, che al momento vede una maggioranza repubblicana di 52 membri, su proposta del Presidente. La carica è a vita, cosa che ha sempre spinto i Presidenti ad utilizzare questo potere con cura. Non esistono norme costituzionali che definiscano i criteri di composizione della Corte, né il numero di membri. I nove giudici hanno sempre garantito una discreta pluralità di visioni, politiche, religiose ed etniche. Con la nomina della Barrett la maggioranza conservatrice sarebbe di 6 a 3.

 

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Questa designazione è percepita in modo ambivalente. Se da una parte c’è chi grida all’involuzione che la presenza di ACB porterebbe alla Corte a causa delle sue idee fortemente divise in tema di assistenza sanitaria e diritti civili, c’è anche chi ricorda che la stessa ACB nel 2013 dichiarò che sarebbe stato difficile ribaltare la sentenza Roe vs Wade del 1973, che legalizzò le interruzioni di gravidanza. Inoltre ACB è famosa per la sua inclinazione “originalista”, ovvero orientata all’applicazione della Costituzione più che all’interpretazione evolutiva del diritto. Tra poco più di un mese si voterà per il nuovo Presidente, che entrerà in carica nel 2021. In media il percorso di indagine sulla nomina di un Giudice della Corte Suprema va dai 40 ai 90 giorni. Un insediamento pre-elettorale potrebbe sopire vari effetti. Da una parte Trump fidelizzerebbe una parte del suo elettorato, magari distante dalle sue politiche, ma ben felice di vedere una così vasta maggioranza conservatrice alla Corte per i prossimi anni. D’altra parte, tenere in sospeso tale questione potrebbe motivare molti elettori conservatori a confermare il voto per Trump. Il tema delle nomine dei giudici è da sempre al vertice delle priorità per l’elettorato repubblicano. Di contro, qualora dovesse vincere Biden, egli potrebbe procedere ad un riassetto della Corte tramite un aumento dei suoi membri, il “court-packing”. Resta il fatto che questa nomina rientra in ciò che Trump può legittimamente fare nel pieno possesso dei suoi poteri. Se ACB non entrerà alla Corte Suprema prima del 3 novembre 2020, il Senato potrebbe procedere alla sua nomina successivamente al voto, anche se è d’uso procede all’ordinaria amministrazione nei mesi tra il voto e l’insediamento. Ma è l’eccezionalità l’unica regola certa di questa fase politica.

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Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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