COSA STA ACCADENDO IN SOMALIA? LA CRISI POLITICA IN VISTA DELLE ELEZIONI

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Il 25 luglio scorso, l’allora Primo Ministro Hassain Ali Khaire si è dimesso dopo una mozione di sfiducia del Parlamento di Mogadiscio passata con 170 voti favorevoli ed 8 voti contrari. Il 18 settembre è stato eletto Nuovo Primo Ministro con il compito di raggiungere un accordo con il Parlamento sulle modalità di svolgimento delle prossime elezioni parlamentari e presidenziali.

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Incapacità dell’ex premier di predisporre un piano d’azione sulle prossime elezioni previsteper novembre 2020 (parlamentari) e febbraio 2021 (presidenziali)? La mozione di sfiducia sembra essere stata motivata a causa “dell’incapacità del governo di rispettare la sua promessa di preparare un piano chiaro per le prossime elezioni” o almeno così è stato dichiarato dal Presidente del Parlamento Mohamed Mursal Sheikh Abdirahman. Pare tuttavia che questa decisione sia stata guidata direttamente dal Presidente Mohamed Abdullah Farmajo. Alla proposta di quest’ultimo di rinviare entrambe le elezioni previste per la fine di quest’anno e per l’anno prossimo, prolungando la durata dei mandati, l’ex premier non aveva reagito molto positivamente. Egli aveva espresso piuttosto la volontà contraria di mantenere le elezioni così come previsto ed esattamente come accadrà.

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Il Primo Ministro sfiduciato sembra aver accolto, almeno a parole, la decisione del Parlamento a differenza del Ministro della Sicurezza Interna che sembra aver dichiarato che si è trattato di “un giorno buio per la storia del Paese” temendo che il Parlamento sia sulla strada di violare le disposizioni costituzionali sulla durata della legislatura che è fissata a quattro anni e di non volere favorire nuove elezioni democratiche. Subito dopo la sfiducia il Presidente del Parlamento ha nominato come Primo Ministro ad interim il vicepresidente Mahdi Mohammed Gulaid, incaricato di assumere temporaneamente la guida dell’esecutivo fino alla nomina del nuovo Primo Ministro Mohamed Hussein Robleavvenuta il 18 settembre scorso. La vera sfida sarà comprendere in che modo il nuovo Primo Ministro gestirà la formazione di un nuovo esecutivo per condurre il Paese alle prossime elezioni, ma sarà decisivo anche il modello elettorale a cui giungeranno i nuovi accordi tra Governo centrale e Parlamento dal momento che è messa in discussione ancora una volta la possibilità di scegliere per il diritto di voto a suffragio universale.

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