MANCATO SOSTEGNO ESTERO IN YEMEN: “UNA CONDANNA A MORTE” PER LA POPOLAZIONE

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Il mancato sostegno estero, la ripresa delle ostilità e la pandemia da coronavirus sono fonte di grande minaccia per un paese che sta affrontando la più grande crisi umanitaria degli ultimi tempi.

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Mark Lowcock, sottosegretario per gli affari umanitari presso le Nazioni Unite, ha dichiarato che “lo spettro della carestia” è tornato a tormentare lo Yemen e ha puntato il dito contro l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait in quanto, dei 3,4 miliardi di dollari richiesti per far fronte all’emergenza nel paese, soltanto il 30% è stato ottenuto. La situazione in Yemen corrisponde alla “peggiore crisi umanitaria a livello mondiale”, così come definita dalle Nazioni Unite, con più di 100,000 vittime, più di tre milioni di sfollati interni e i due terzi della popolazione dipendente da assistenza estera per la sopravvivenza. In più, nove milioni di persone lottano contro i continui tagli ai programmi di sostegno, ivi inclusi per gli alimenti, acqua e assistenza sanitaria.

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In tale contesto, la pandemia da COVID-19 è fonte di una grande minaccia. Il primo caso in Yemen è stato segnalato ad aprile, e nella data in cui si scrive si contano 2.030 casi e 586 morti totali. Si teme, inoltre, che i dati ufficiali non corrispondano alla verità. È possibile che gli Houthi nascondano la pericolosità della pandemia da coronavirussopprimendo i numeri relativi ai contagi e minacciando giornalisti e dottori che, essendo a diretto contatto con la popolazione, potrebbero favorire la circolazione di notizie più vicine alla realtà dei fatti. Inoltre, bisogna considerare le difficoltà legate al monitoraggio dei contagiati e delle vittime in un contesto di guerra in cui, inoltre, alta è la percentuale di disinformazione o circolazione di notizie errate. A ciò è poi da aggiungere la difficoltà di implementazione del distanziamento sociale e la mancanza di strutture ospedaliere adeguatamente equipaggiate per combattere la pandemia. Ma non basta. La situazione è ancor più peggiorata a causa della ripresa delle ostilità tra le parti in conflitto. L’accordo di Riyadh, firmato a novembre 2019, non ha avuto gli effetti sperati e a fine agosto 2020 il Consiglio di transizione del sud ha comunicato il suo ritiro dagli accordi di pace. A seguire una ripresa degli scontri con un attacco dei ribelli Houthipresso Riyadh non riconosciuto, però, dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita che, piuttosto, ha dichiarato di aver intercettato e bloccato dei missili balistici e dei droni esplosivi diretti verso il regno.

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Alla luce di ciò, e considerando gli ostacoli posti dagli Houthi affinché le agenzie occupate in ambito umanitario possano raggiungere i cittadini in bisogno, da un lato, e il blocco navale e aereo imposto da marzo 2015 dalla coalizione saudita, dall’altro, che ha causato una diminuzione delle importazioni di cibo, medicina e petrolio, il mancato aiuto proveniente dalla comunità internazionale e, in particolare, l’incapacità di fornire al paese i 3,4 miliardi di dollari necessari, diventano una “condanna a morte”, riprendendo le parole di Mark Lowcock. Ci si augura che gli appelli delle Nazioni Unite non restino inascoltati e che la comunità internazionale fornisca il proprio sostegno al paese. Tuttavia, fondi esteri non sono sufficienti per porre fine alla più grande crisi umanitaria in corso e la necessità di un accordo inclusivo tra gli attori coinvolti nel conflitto affiancato da meccanismi che ne possano garantire la corretta implementazione risulta fondamentale ed urgente.

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Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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