ALL’INDOMANI DEI NEGOZIATI DI DOHA GLI STATI UNITI SI AVVIANO AL TOTALE DISIMPIEGO IN AFGHANISTAN

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In Afghanistan sono ancora presenti 8600 militari statunitensi ma Trump ha dichiarato che il ritiro di tutti gli uomini avverrà entro la primavera del 2021. I negoziati di Doha, iniziati il 14 settembre, vanno in questa direzione.

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Ad agosto il Pentagono ha richiesto di poter ridurre la presenza in Afghanistan a 5000 unità sin dai prossimi mesi, richiesta che ha trovato l’accordo del Presidente. Trump è arrivato a questo decisione a seguito dell’interlocuzione intrapresa con le milizie talebane, che ha portato ad un accordo il 29 febbraio scorso, ben prima dell’apertura dei colloqui di pace a Doha, in Qatar, che vedono impegnati i delegati del governo afgano e dei talebani alla presenza del Segretario di Stato Mike Pompeo, in vista della risoluzione di due decenni di combattimenti.

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La Casa Bianca aveva dichiarato di voler interloquire prima di tutto con i talebani in quanto essi non avrebbero mai accettato di relazionarsi direttamente con il governo afgano. Tale decisione sta però riscontrando perplessità ed opposizioni. Secondo l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Herbert Raymond McMaster, il ritiro dall’Afghanistan renderebbe gli Stati Uniti meno sicuri, in quanto la strategia di rafforzamento della collaborazione con i talebani rischia di indebolire irrimediabilmente i rapporti con il governo afgano. Inoltre anche i rapporti tra talebani e governo nazionale ne risulterebbero alterati, essendo state scelte le milizie come primo interlocutore degli Stati Uniti. McMaster, in aggiunta, ritiene l’Afghanistan un pericoloso focolaio per il terrorismo islamista.

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È comunque da sottolineare come proprio l’accordo tra Stati Uniti e talebani abbiamo posto le basi per i colloqui di Doha: se da una parte la potenza occidentale ha accettato il ritiro delle truppe, dall’altra i talebani hanno garantito una controffensiva ai gruppi terroristici, unitamente all’impegno di avviare negoziati con il governo. Il Segretario di Stato ha liquidato di recente un documento che prevede il ritiro delle truppe, aggiungendo che la liberazione dell’Afghanistan spetta ai soli afgani che devono però far seguire impegni concreti alle dichiarazioni d’intenti. Resta chi, a livello governativo, ritiene incauta la posizione degli Stati Uniti. L’accordo di Doha dovrebbe raggiungere l’obiettivo della stabilizzazione dell’area, ma la pace non sembra di certo dietro l’angolo. Il primo problema consiste in uno scambio di prigionieri, 5000 talebani e 1000 afgani, e nella gestione dei 18 attacchi subiti dalle forze di sicurezza afgane in questi giorni.

 

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Dall’11 settembre 2001, 3500 soldati occidentali hanno perso la vita in Afghanistan, per una spesa delle casse statunitensi di 2 trilioni di dollari. Dai sondaggi emerge che la maggior parte degli americani considera quella guerra come un fallimento. A prescindere da come si concluderanno i negoziati, gli Stati Uniti li attendevano con ansia anche in chiave elettorale: il ritiro delle truppe era una delle grandi promesse di Trump al suo elettorato. L’equilibrio precario che quasi sicuramente emergerà da Doha, sarà una vittoria per la Casa Bianca, che completerà il ritiro sottraendosi dalle dispute di una delle aree dalla più complessa gestione del globo.

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Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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