LA POLITICIZZAZIONE DEL MONDO ACCADEMICO RUSSO

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Yegor Zhukov, blogger russo e conduttore radiofonico, ha subito un attacco di fronte a casa sua qualche settimana fa. Al danno si aggiunge la beffa: infatti, quasi contestuale all’aggressione, a Zhukov è stato negato l’accesso alla Scuola Superiore di Economia (HSE) di Mosca, una delle università più importanti in Russia, dove già aveva conseguito la laurea triennale. L’incidente, da leggersi tra l’altro all’ombra dell’avvelenamento di Alexei Navalny, dimostra che l’opposizione russa rappresenta una minaccia allo status quo maggiore che prima del referendum e che il mondo accademico sta subendo una progressiva politicizzazione.

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Domenica 30 agosto, Yegor Zhukov è stato picchiato fuori dalla sua casa a Mosca. È un giovane di 22 anni laureato alla Scuola superiore di economia (HSE) di Mosca ed è attivo nella politica dell’opposizione. La sua esperienza deve essere stata difficile per i suoi amici e sostenitori nel contesto nefasto dell’avvelenamento di Alexei Navalny, il più formidabile attivista russo dell’opposizione ancora ricoverato a Berlino. Nessun sospettato è stato fin’ora identificato per entrambi gli attacchi. Inoltre, il caso Zhukov richiama l’attenzione sulla politicizzazione dello spazio accademico russo da parte del governo, un altro segno della dipendenza del potere dagli strumenti repressivi.

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Zhukov è un nativo di Mosca e simbolo della cosiddetta “Generazione P”: giovani russi che non ricordano un tempo prima del governo del presidente Vladimir Putin. È diventato una stella nascente nella comunità dell’opposizione russa nel luglio 2019 durante le elezioni della Duma di Mosca, quando, a seguito dell’esclusione dalle elezioni dei candidati dell’opposizione indipendente, i moscoviti organizzarono una grande protesta pacifica. Zhukov partecipò, ma si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato. Mentre era vicino a una barricata della polizia, gli agenti si avventarono su di lui e in seguito lo accusarono di aver organizzato manifestazioni non autorizzate. In prigione per un mese e rilasciato con una pena sospesa, Zhukov ha sviluppato la reputazione di possibile “futuro presidente” di una Russia libera. Nonostante Zhukov fosse già stato attaccato in passato, quest’ultima violenza avvenuta di fronte a casa sua è stata più brutale. Rivela come lo stato (e i suoi sostenitori) considerino il dissenso intellettuale incompatibile con il marchio ufficiale del patriottismo russo. La repressione violenta contro i liberi pensatori è in aumento perché, finché gli aggressori di Navalny e Zhukov restano liberi e invisibili, lo stato dà la sua silenziosa approvazione alla violenza politica.

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L’attacco si aggiunge alla beffa di essere esluso dal programma di Master di HSE, considerata un’università russa prestigiosa e relativamente liberale: HSE ha negato l’ammissione di Zhukov al suo corso di laurea magistrale 2020 poco dopo averla approvata, apparentemente a causa di pressioni “dall’alto”. Zhukov stesso ha dichiarato di credere che la presidenza o i servizi segreti debbano aver espresso che a seguito della sua reclusione in prigione nel 2019, lui non avrebbe più potuto iscriversi ad un Master, altrimenti ci sarebbero state conseguenze. La mossa di HSE è preoccupante e potrebbe esporre Zhukov alla leva militare fino a quando non compirà 27 anni. In Russia infatti, la leva militare è obbligatoria fino al compimento del ventisettesimo anno di età ma possono esserci esenzioni su base medica ad esempio, che Zhukov aveva ottenuto. Tale tattica è stata già utilizzata nel dicembre 2019 per mettere da parte Ruslan Shaveddinov, un project manager per la Fondazione anticorruzione di Navalny, e inviarlo nell’Artico. Navalny accusò le autorità di aver rapito l’attivista che era esonerato dal servizio militare. Effettivamente HSE ha iniziato a “stringere le viti” vietando l’attivismo politico “divisivo” quando lo scorso gennaio ha pubblicato una serie di emendamenti al suo regolamento interno. Addirittura si dice che alcune carte d’identità scolastiche HSE siano state disattivate a causa di post sui social media critici nei confronti del governo.

 

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L’attuale politicizzazione del mondo accademico è importante per gli analisti che mappano gli scenari del futuro politico della Russia e della sua élite istruita. Zhukov è un esempio calzante: a seguito delle repressioni statali contro di lui, il giovane attivista avrebbe potuto trasferirsi in una prestigiosa università di un altro paese. Tuttavia, Zhukov ha affrontato il sistema russo frontalmente, nella sua città natale rifiutando l’idea di pagare il proprio attivismo con la libertà. Vuole vivere nel suo paese d’origine ed essere attivo e libero nel migliorarlo. L’impegno di Zhukov a studiare in Russia gli crea autenticità come futuro leader politico. È un segno che per lui conquistare il rispetto dei russi è più importante che ottenerlo dall’Occidente. In questo modo rappresenta un allontanamento dall’archetipo di leader dell’opposizione filo-occidentale più a suo agio a Washington che a Mosca. Le proteste di massa pacifiche hanno messo il Presidente delle Bielorussia Lukashenko in un angolo e potrebbero essere foriere di un’opposizione seria e sostenuta in luoghi come Khabarovsk. Per il Cremlino, tuttavia, Navalny è solo un paziente, cosi ha dichiarato il portavoce Dmitry Peskov quando sollecitato a rispondere alla domanda sul motivo per cui il Cremlino non chiama Navalny per nome (Putin non ha mai pronunciato il suo nome in pubblico).

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Peskov probabilmente direbbe che l’attacco a Zhukov è solo un’altra coincidenza. Tuttavia, gli analisti dell’opposizione russa dovrebbero vederlo come un ulteriore segnale di avvertimento di potenziale violenza contro di loro, anche se non necessariamente su ordine del Cremlino. I crimini contro Navalny e Zhukov sono, e probabilmente rimarranno, anonimi, ma servono come prova che l’opposizione rappresenta una minaccia maggiore allo status quo ora rispetto a prima del plebiscito costituzionale di quest’estate. All’inizio di settembre, non è prevista alcuna fine per la diffusione di COVID-19 e conseguenti piaghe sociali come la disoccupazione. Tuttavia, poiché la pandemia contribuisce ai disordini, sia Minsk che Mosca non hanno saputo fare un uso saggio della politica del bastone e della carota: hanno trascurato di fornire aiuti economici che avrebbero potuto sedare il malcontento del pubblico e in compenso si sono serviti soltanto di misure repressive.

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