LA CONDIZIONE DEI MIGRANTI VENEZUELANI PREOCCUPA L’ORGANIZZAZIONE DEGLI STATI AMERICANI

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Il recente report dell’OSA accende i riflettori sulla preoccupante situazione dei migranti venezuelani tornati nel proprio Paese, o desiderosi di farlo, in seguito all’inasprirsi della pandemia Covid-19.

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Il 9 settembre 2020 la Segreteria Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), il principale forum politico di dialogo multilaterale che comprende i 35 Stati delle Americhe, ha pubblicato un report che mira ad accendere i riflettori sull’aggravarsi della già preoccupante crisi migratoria del popolo venezuelano in seguito al propagarsi del Coronavirus. Dal 2014 ad oggi, l’UNHCR – Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati – ha rilevato un flusso di 3,4 milioni di venezuelani intenti a lasciare il proprio Paese per fuggire dalla povertà crescente e dalle persecuzioni politiche sempre più gravi, soprattutto verso Stati limitrofi come Colombia, Cile, Ecuador e Perù. I Paesi della regione hanno dato grande prova di solidarietà verso i rifugiati venezuelani, concedendo loro circa 1,3 milioni di permessi di soggiorno ed altre forme di protezione e consolidando i propri sistemi di asilo nazionali – visto il numero senza precedenti di richieste arrivate (oltre 232.000 solo nel 2018).

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Il Paese che ha accolto il maggior numero di rifugiati è la Colombia, data la prossimità geografica tra i due Stati. Infatti, più di un milione di venezuelani ha oltrepassato a piedi il confine nella speranza di lasciarsi alle spalle la crisi umanitariain atto in Venezuela, esacerbata da una continua lotta tra il governo illegittimo di Nicolas Maduro e l’opposizione. (Per ulteriori approfondimenti: Le prossime elezioni legislative in Venezuela dividono l’opposizione). Le difficoltà incontrate dai migranti venezuelani sono aumentate significativamente con la diffusione del Covid-19. Le misure di prevenzione ed i lockdown imposti nei Paesi della regione hanno soppresso l’economia informale – la maggiore fonte di reddito dei rifugiati. Questo ha avuto ripercussioni su tantissime famiglie, le quali si sono viste costrette ad intraprendere il cammino di ritorno verso “casa” (quasi 105.000 dalla Colombia e 6.000 dal Brasile).

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Numerosi Stati si sono rapidamente attivati per creare dei cordoni umanitari intenti a garantire adeguate condizioni igienico-sanitarie, ma l’esecutivo guidato da Maduro sta reagendo in maniera controversa. Quest’ultimo infatti, come denunciato dal report dell’OSA, ha implementato numerose azioni per stigmatizzare e criminalizzare coloro i quali hanno fatto ritorno in patria – etichettandoli come “bioterroristi”; chiedendo poi alla popolazione di denunciare eventuali arrivi. Inoltre, come riportato da molti migranti, una volta superata la frontiera del proprio Paese essi sono stati sottoposti a detenzioni nonché trattamenti disumani e degradanti. Questo episodio è solo l’ultimo di una lunga serie di eventi che acutizzano il complicato quadro venezuelano. Mentre la comunità internazionale pare ancora ferma in un’impasse senza soluzione, a Caracas la situazione è in fermento: in assenza di un rapido intervento internazionale il Paese potrebbe continuare a rafforzarsi militarmente (grazie ai gruppi dissidenti della guerriglia colombiana rifugiatisi in Venezuela) e complicare l’intero scacchiere geopolitico latinoamericano.

 

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Giorgia D'Alba

Sono Giorgia e per IARI mi occupo di America Latina.
Nata a Lecce nel 1995, ho conseguito con il massimo dei voti prima la laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali e successivamente la laurea magistrale in Scienze Internazionali presso l’Università di Torino. Ho studiato a Lisbona e a Buenos Aires ed ho partecipato ad un progetto di ricerca presso l’Istituto Sociale del Mercosur in Paraguay.

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