UNIONE EUROPEA E RUSSIA: PASSA LA LINEA DELLA MERKEL

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Di recente, nella mia ultima analisi avevo fatto cenno alla paventata ipotesi di possibili sanzioni contro la Russia; in breve, spiegavo come la Germania, risorta dalle sue ceneri post guerra fredda, abbia deciso di assurgere al ruolo di nazione guida dei paesi dell’Unione Europea. Spiegavo come, utilizzando il caso Navalny (portato proprio alla corte della Merkel, con lo status di ospite del Cancelliere), la Cancelleria tedesca  abbia nuovamente gettato benzina sul fuoco nei rapporti con la sua controparte russa; la dichiarazione rilasciata dalla Merkel non è passata inosservata: ha preso  per verità assoluta (forsanche volutamente), che Navalny sia  stato “vittima di un crimine… ”.

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Puntualmente, come predetto, il parlamento europeo ha adottato una risoluzione che prevede l’inasprimento delle sanzioni contro la Russia, di contro sono state avanzate solamente delle proposte (non vincolanti) per terminare il progetto “Nord Stream 2”, il titanico gasdotto che, favorendo le esportazioni russe, alimenta gli interessi economici tedeschi in Europa. La risoluzione adottata dal Parlamento Europeo chiede un’indagine internazionale  sull’avvelenamento di Navalny  in territorio russo, di concerto con  l’Unione Europea, le Nazioni Unite, il Consiglio Europeo e dell’OPAC (Organizzazione per la proibizione delle Armi Chimiche). Personalmente, credo che qualcuno stia sfruttando gli avvenimenti che hanno coinvolto Navalny per avvantaggiarsi su alcune economie vicine, del resto lo strumento sanzionatorio non danneggerebbe solo la Russia, ma l’intero comparto delle esportazioni di alcuni partner europei che con la Russia intrattengono rapporti privilegiati. Proprio qualche giorno fa la Merkel aveva annunciato un’azione comune, e puntualmente è arrivata. 

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Un dubbio sorge spontaneo, perché inasprire ancora una volta le sanzioni, che dopo avere colpito la Russia, hanno devastato soprattutto il ventre dell’export italiano e non mettere in discussione, invece, l’opera congiunta del Nord Stream 2, che sarebbe un affondo ancora più duro per l’economia russa? Nonostante la Cancelliera abbia ottenuto la risoluzione del Parlamento, però la Merkel non rigetta il piano del  gasdotto che, partendo dalla cittadina costiera russa di Vyborg e, attraversando il Mar Baltico, dovrebbe portare a  Greifswald, nella Repubblica Federale, circa 55 miliardi di metri cubi di gas a costi inferiori rispetto agli altri grandi canali di approvvigionamento. A conferma di ciò basta citare la “non risposta” della Cancelliera alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas: Mosca non ci costringa a bloccare il Nord Stream. Infatti, se lo staff della Cancelliera non ha smentito le parole del proprio Ministro, sta di fatto che non le ha neppure confermate; solamente gli esponenti della CDU (partito della Merkel), si sono limitati a dire che Non sappiamo se la Germania può permettersi di ordinare lo stop di un’opera così importante”.

 

 

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