L’AGONIA DELLA LEGA ARABA

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Mentre alla Casa Bianca si firmava l’accordo tra gli Emirati e Israele, la Lega Araba restava a guardare. E’ il segno del suo fallimento che dura da 75 anni.
 

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Come previsto, dopo gli Emirati Arabi Uniti, anche il Bahrain ha firmato uno “storico” accordo di normalizzazione delle relazioni con Israele. È il secondo Paese del Golfo a farlo, ma non sarà l’ultimo ora che l’ “entità sionista” non costituisce più la massima minaccia.  In tutta questa faccenda, viene da chiedersi che fine abbia fatto la Lega Araba. Difatti, quest’ultima ha fallito nell’approvare una risoluzione che condannasse l’accordo tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti, a causa della mancata intesa tra i ministri degli Esteri dei Paesi membri. La mancanza di condanna è, secondo Kushner, segno di una grande trasformazione in Medio Oriente. E lo è, soprattutto se pensiamo alla Risoluzione di Khartoum del 1967, e ai famosi tre no: no alla pace con Israele, no al riconoscimento di Israele, no alla negoziazione con Israele.

 

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Aboul Gheit, segretario della Lega Araba,  ha dichiarato che ogni  Stato membro della Lega Araba ha piena sovranità nel determinare la politica estera che desidera, motivo per cui non può interferire nelle scelte fatte dagli Emirati e dal Bahrein nel normalizzare i rapporti con Tel Aviv. Fondata nel 1945, la Lega Araba è formata da 22 Paesi, con l’obiettivo , sancito all’articolo 2 del suo trattato costitutivo, di attuare una stretta cooperazione tra gli Stati membri e  migliorare la coordinazione su questioni di comune interesse, in nome di un’ipotetica, e fantomatica, unità araba. Fin dalla sua creazione, la Lega Araba è stata indebolita dalle divisioni e rivalità inter-statali, frizioni che hanno impedito delle strategie comuni, a beneficio di iniziative dei singoli Stati.  Uno tra i peggiori esempi di organizzazione regionale, ebbe scarso successo nel mediare i numerosi conflitti in Medio Oriente e questo perché gli Stati, fin da subito, furono riluttanti ad attribuire potere all’organizzazione sovrastatale, preferendo perseguire politiche nazionali, ma spesso in contraddizione con il discorso ufficiale.

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I leader arabi ufficialmente rimangono fedeli alla soluzione a due stati, opzione tramontata in maniera quasi definitiva, ma, ormai, una cosa è certa: il futuro della Palestina non interessa a nessuno e questo non è più un segreto. Ma ha ancora senso l’esistenza della Lega Araba? Probabilmente no, senza un ripensamento dell’intera organizzazione. 

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Noemi Verducci

Buon sabato a tutti, sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione Medio Oriente. Attualmente studentessa di Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa all’Università “L’Orientale” di Napoli.
Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus.
Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico.
Il lavoro di tesi triennale, su Hezbollah e le sue strategie comunicative, mi ha fatto comprendere la necessità di studiare ed analizzare un’area geopolitica di cui si parla spesso in maniera impropria, attraverso una lente “orientalista” che impedisce di interpretare in maniera corretta eventi storici e politici.
Essere parte di IARI è un modo per mettermi in gioco ed approfondire dinamiche politiche che risultano centrali per comprendere ciò che accade nel mondo. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.

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