IL RUOLO GEOSTRATEGICO DELLO STRETTO DI HORMUZ NELLE RELAZIONI BILATERALI OMAN-IRAN

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Dato il crescendo di conflitti in Medio oriente, il sultanato dell’Oman, con la sua veste da mediatore, ha un ruolo speciale nella promozione di relazioni pacifiche e soluzioni diplomatiche nelle crisi regionali e internazionali. Il sultano Haitham, eletto unanimemente nel gennaio 2020, conferma la politica del non intervento e della neutralità che ha caratterizzato la politica estera del paese dal 1970 durante tutto il regno del predecessore Qaboos, con la consapevolezza della necessità di unità, coesione e cooperazione per la difesa di interessi comuni.

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Non c’è dubbio sul fatto che il nuovo sultano Haitham sia asceso al trono in un periodo alquanto critico per la regione. Nel mezzo delle tensioni suscitate dalla normalizzazione dei rapporti diplomatici tra due monarchie del Golfo, ossia Emirati Arabi Uniti e Bahrein, e Israele, il sultano omanita si ritrova a dover bilanciare le proprie relazioni con Washington, Teheran, Riyadh, Abu Dhabi e Doha. Tant’è vero che nonostante abbia accolto positivamente suddetti accordi, non ci sono stati commenti riguardo una possibile distensione dei rapporti Muscat – Tel Aviv e, inoltre, restano alti gli interessi nel promuovere relazioni bilaterali pacifiche con l’Iran. Interesse è ricambiato dalla vicina Repubblica Islamica. Infatti, due giorni dopo la presa del potere del nuovo sultano in Oman, Rouhani ha inviato un messaggio di congratulazioni in cui confermava l’esistenza di “fiducia reciproca” tra Muscat e Teheran; quattro giorni dopo, il Ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha condotto una visita diplomatica al corrispettivo omanita, Yusuf bin Alawai che, inoltre, è stato già diverse volte a Teheran.

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Relazioni bilaterali Oman – Iran

La posizione geografica e il sistema politico che lo governa, rendono l’Oman un paese del Golfo. Tuttavia, si è sempre distinto per una politica estera differente rispetto a quella adottata dei suoi vicini. Da un lato, per i rapporti diplomatici pacifici con le potenze straniere maggiormente influenti negli affari del golfo, in particolare Stati Uniti e Gran Bretagna; dall’altro, per i rapporti con il vicino sciita, del tutto unici rispetto alle relazioni che l’Iran intrattiene con le altre monarchie del golfo. Seppure le relazioni pacifiche tra i due paesi possono essere ricondotte a ragioni politiche – consentono, infatti, all’Oman di contrastare l’espansionismo saudita e all’Iran di contrastare la politica di massima pressione statunitense – il vero motore dei loro rapporti ha un carattere economico. I due paesi, infatti, sono separati dallo stretto di Hormuz che per quanto piccolo – il punto più stretto è di circa 33km – è un crocevia strategico e cruciale dal punto di vista geopolitico e finanziario.

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In generale, gli stretti ricoprono un ruolo di particolare importanza dal punto di vista economico, militare e strategico trattandosi di rapide vie di comunicazione che permettono di connettere regioni adiacenti e facilitano il trasporto di merci e beni. In particolare, nel caso dello stretto di Hormuz, quest’ultimo ha avuto, e continua ad avere, un peso di non poco rilievo nel facilitare i rapporti tra Oman e Iran. È infatti stato il passaggio naturale delle migrazioni iraniane verso l’Oman ed ha influenzato i contatti a carattere strategico, militare e di sicurezza tra i due paesi. Tuttavia, la sua importanza è frutto di considerazioni economiche: si tratta della rotta commerciale più trafficata al mondo lungo la quale transita circa un terzo del totale del petrolio commerciato nel mondo intero, con una media di 17.4 milioni di barili di petrolio verso l’India, il Giappone, l’Europa e gli Usa. Per avere un metro di paragone, si pensi che la quantità di petrolio che transita per lo stretto di Malacca, lo stretto di Bab el-Mandeb o, ancora, per il canale di Suez è pari a 3.5/3.9 barili al giorno.

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Essendo entrambi i paesi in questione produttori di petrolio, è possibile comprendere la rilevanza ricoperta dallo stretto, seppur in misura non eguale. L’Iran, infatti, non ha gasdotti; tutte le esportazioni petrolifere e circa l’80% del commercio estero passano per questo stretto. Al contrario, l’Oman può contare sui numerosi porti che affacciano sull’oceano indiano. Ad ogni modo, la cooperazione con la Repubblica Islamica per la gestione dei commerci lungo lo stretto e delle riserve petrolifere, così come per questioni di sicurezza, è sempre stata fondamentale. Il sultanato omanita, infatti, gode di un territorio montagnoso, non contiguo, con coste inappropriate per operazioni di tipo tecnico e conseguente incapacità nell’organizzazione di operazioni militari e di difesa coordinate e unificate. L’Iran, invece, gode di un territorio più vasto, una forza militare qualitativamente e quantitativamente maggiore, uno spazio e topografia lungo la costa settentrionale più vantaggiosa per lo sviluppo di forza e accordi militari, la presenza di isole strategicamente posizione nello stretto e, infine, capacità tecniche che gli consentono di avere un controllo maggiore.

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La cooperazione Muscat – Teheran è quindi frutto dell’interesse iraniano nell’assicurarsi la possibilità di sorvegliare entrambe le coste affacciate sullo stretto per poter meglio controllare le linee commerciali e aumentare le proprie capacità marittime, da un lato, e del bisogno dell’Oman di un sostegno per un più semplice ed efficace controllo della penisola di Musandam, dall’altro. Le relazioni bilaterali hanno preso la forma di una vera e propria cooperazione politica nel 1970 con la salita al potere del sultano Qaboos in Oman. L’Iran è infatti stato il terzo paese al mondo a riconoscere il governo del nuovo sultano omanita, anticipando tutti gli altri paesi arabi e spianando la strada per lo sviluppo di rapporti pacifici tra i due paesi. Inoltre, Teheran ha giocato un ruolo di grande rilievo nel sostenere il sultano Qaboos militarmente, accanto a Giordania e Gran Bretagna, durante l’insurrezione in Dhofar. Per quanto l’intervento iraniano sia stato motivato da interessi nazionali – le rivolte mettevano a rischio la sicurezza e i commerci dello stretto –, il sostegno fornito ha favorito i rapporti Oman – Iran. In più, quest’ultimo si è reso promotore di piani di sviluppo in ambito economico nella convinzione che un miglioramento del livello di vita del popolo omanita avrebbe garantito una più facile repressione del malcontento popolare e assicurato la sicurezza interna del paese.

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Suddette relazioni bilaterali non sono state danneggiate dalla rivoluzione islamica iraniana del 1979, contrariamente a quanto avvenuto per gli altri paesi del Golfo. La nascita della Repubblica Islamica non è mai stata considerata una vera minaccia per l’Oman, probabilmente anche perché la componente sciita della popolazione omanita non è considerevole (il 75% è ibadita). Rapporti pacifici sono stati mantenuti durante la guerra Iran – Iraq, che ha visto le monarchie del Golfo schierarsi a sostegno di Bagdad. L’Oman ha infatti rifiutato la richiesta di boicottaggio dell’Iran, volto a promuovere un isolamento diplomatico ed economico di Teheran, nel 1987 e non ha consentito all’Iraq di utilizzare il proprio territorio per gli attacchi alle isole di Abu Musa, Grande Tunb e Piccola Tunb. In linea con la politica estera mediatrice, Muscat ha cercato in passato di favorire una distensione delle relazioni tra Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti e ha favorito il dialogo tra Teheran e Il Cairo nel 1991. Più recentemente, i pacifici rapporti tra i due paesi sono stati confermati tramite la firma di un accordo di cooperazione militare nel 2010.

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In conclusione, è possibile constatare che la politica estera del sultanato omanita ha sempre avuto come fulcro principale l’adozione di una posizione neutrale riguardo i conflitti regionali ed internazionali e la fiducia nel dialogo, nella risoluzione pacifica e nella cooperazione pragmatica. Tuttavia, la vicinanza allo stretto di Hormuz, data la sua importanza geopolitica e geostrategica, ha sicuramente favorito i rapporti bilaterali tra Oman e Iran, nonostante le ostilità degli Stati Uniti e delle monarchie del Golfo che continuano a vedere nella Repubblica Islamica un nemico e un ostacolo per i propri interessi geopolitici nella regione. L’analisi condotta mette in luce che per l’Oman, invece, avere l’Iran al proprio fianco in qualità di alleato strategico, politico ed economico risulta più vantaggioso.

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Fonti:

  • Asghar Jafari-Valdani, “The Geopolitics of the Strait of Hormuz and the Iran-Oman Relations”, Iranian Review of Foreign Affairs, vol. 2, n. 4, Winter 2012, pp. 7-40.
  • Maryam Al-Bolushi, “The effect of Omani-Iranian relations on the security of the Gulf Cooperation Council countries after the Arab Spring”, CONTEMPORARY ARAB AFFAIRS, 2016, vol. 9, n. 3, 383–399.

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Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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