Il SUDAFRICA RISCHIA DI RIENTRARE TRA I “FAILED STATES”

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L’Eunomix Business & Economics, agenzia di consulenza sui rischi politici ed economici con sede a Johannesburg, ha dichiarato che il Sudafrica rischia di andare incontro ad un vero e proprio collasso economico-sociale entro il 2030. Secondo l’agenzia, infatti, il Sudafrica potrebbe collocarsi in fondo ad una classifica di 180 Paesi per quanto la riguarda la sicurezza, insieme alla Nigeria e all’Ucraina, mentre potrebbe mantenersi ad un livello sufficiente sul piano del welfare. Una delle cause è da ricercare nell’eredità dell’apartheid che ha lasciato elementi di una società organizzata attraverso l’emarginazione dei neri. Basta pensare alla definizione del salario in base alla razza o all’impossibilità, per i neri, di accedere ai livelli più altri di istruzione. Nonostante i governi successivi abbiano cercato di attuare diverse riforme lo scarto salariale, tra neri e bianchi, è rimasto particolarmente evidente.

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Questo aspetto è risultato particolarmente evidente nei dati pubblicati dal centro Statistics South Africa, nel 2015, da cui è emerso che i neri sudafricani guadagnano un quinto dei bianchi. In particolare mentre il reddito di una famiglia nera si attesta sui 92.893 rand (circa settemila euro), i loro colleghi bianchi raggiungono i 444.446 rand. Dato particolarmente importante se si pensa che i neri sudafricani rappresentano oltre l’80% dei 55 milioni di abitanti, mentre i bianchi poco più dell’8%. Una delle soluzioni è ovviamente quella di adottare una strategia multilivello che da un lato miri a fare forza sulle politiche assistenziali e dall’altro provi ad attuare misure di investimento nelle aree più critiche, in grado di stimolare la crescita e ridurre la disuguaglianza. Questa consapevolezza, del resto, è stata acquisita anche dalle forze politiche. Lo stesso Presidente Cyril Ramaphosa ha più volte insistito sulla necessità di adottare politiche inclusive in grado di affrontare problemi come la povertà e la disoccupazione, con il fine di arrivare ad una condizione di parità per quanto riguarda l’accesso al mondo del lavoro e le condizioni salariali tra neri e bianchi.

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Sfide di non poco conto se consideriamo che nel 2019 l’economia sudafricana è cresciuta solo dello 0.2% e già prima del coronavirus fosse nel pieno della recessione economica.  Secondo i dati ufficiali, la contrazione dell’economia nel quarto trimestre del 2019 era stata pari all’1,4%. Dati destinati a peggiorare in seguito alle misure restrittive imposte dall’emergenza sanitaria che hanno portato ad un calo degli investimenti esteri, alla chiusura delle frontiere e al conseguente calo dei flussi turistici, che hanno già travolto la compagnia di bandiera in una crisi molto grave.  La pandemia si presenta quindi come l’ultimo colpo di grazia per un sistema economico che dipende da una parte sin troppo ristretta della popolazione e che rischia di franare su sé stesso.

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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