TELEKOM SRBIJA AL CENTRO DELLA QUESTIONE DEMOCRATICA SERBA

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Le recenti questioni riguardanti la società di telecomunicazioni serba hanno posto l’interrogativo per chi sia redditizia l’azienda e se in realtà venga utilizzata per la promozione del partito di maggioranza SNS 

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Per molto tempo la società di telecomunicazioni Telekom Srbija è stata considerata una delle società più redditizie in Serbia e la “gallina dalle uova d’oro” dell’economia. Ma da tempi recenti il futuro dell’azienda sembra essere cupo poiché le costose acquisizioni e i contratti poco trasparenti ne hanno diminuito il valore e hanno fatto aumentare il debito facendo così sorgere sospetti di corruzione negli accordi con le società private. L’azienda è la più grande impresa nel campo delle comunicazioni, considerando la quota di mercato di utenti di telefonia fissa (circa 82%), di telefonia mobile (45%) e di servizi internet (circa 41%) e tenendo presente la propria struttura – il 58% delle azioni è di proprietà del governo e il resto della stessa Telekom Srbija e dei cittadini serbi. Le recenti accuse di abuso di proprietà pubblica e di aumento del controllo dei media attraverso accordi di Telekom con società private hanno messo sotto i riflettori lo stato di fragile democrazia e libertà di parola in Serbia. Si è posta dunque la questione se Telekom Srbija deponga le uova per i loro beneficiari finali – i cittadini, o per il partito al governo e la cricca imprenditoriale che lo sostiene.

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La prima acquisizione è avvenuta a fine 2018, quando Telekom ha acquistato Kopernikus Technology per 195 milioni di euro da Srdjan Milovanović, fratello del membro di alto rango del partito SNS. Subito dopo, Milovanović ha acquistato due stazioni televisive nazionali – PRVA TV e O2, per un importo simile, trasformandole in mezzi di informazione completamente filo-governativi. La mossa di Milovanović è stata considerata dall’opinione pubblica come una strategia più ampia per il consolidamento del dominio del partito al governo sul panorama dei media nazionali. All’inizio del 2019, Telekom ha effettuato un’altra acquisizione di piccoli provider di televisione via cavo e internet (Avcom d.o.o, Belgrado, Radijus Vektor d.o.o, Belgrado, Masko d.o.o, Belgrade BPP Ing d.o.o, Grocka). Le acquisizioni della Kopernikus Technology e di Radijus Vektor (l’ultima per 108 milioni di euro) hanno attirato l’attenzione del pubblico perché gli esperti hanno affermato che il prezzo di questa acquisizione era notevolmente superiore al valore di mercato. Poiché le acquisizioni di Telekom erano tra le più alte tra le imprese statali in Serbia, la società è stata sotto il radar dell’Istituto statale di audit (DRI), che ha pubblicato il rapporto “Efficienza del controllo delle acquisizioni da parte delle autorità competenti”.[1] Questo ente ha concluso che “il coordinamento incompleto tra le autorità competenti e gli organi di gestione delle imprese statali hanno ridotto l’efficienza del controllo delle acquisizioni”, aggiungendo che il Ministero dell’Economia non controllava le acquisizioni di Telekom. Facendo riferimento al rapporto del DRI, Jelisaveta Vasilić, membro del Consiglio anticorruzione del governo, in un articolo d’opinione per il quotidiano Danas, ha affermato che le acquisizioni di Telekom sono condotte senza un adeguato controllo da parte del governo e senza motivazioni economiche, escamotage usati per trasferire il denaro pubblico in tasche private.[2] Ha inoltre affermato che il Consiglio anti-corruzione ha chiesto a Telekom di fornire loro i dati riguardanti le acquisizioni, ma la società non ha risposto.

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Il caso Telekom Srbija non si può circoscrivere esclusivamente a una questione societaria, ma fa parte di una più ampia problematica riguardante le condizioni democratiche della Serbia che fanno luce sulla gestione della proprietà pubblica e sulla libertà dei media. Il punto fondamentale, secondo molti addetti ai lavori, riguarda non solo il prestigio dell’azienda che rischia di peggiorare ma soprattutto lo status giuridico della stessa, in quanto non è un’impresa pubblica ma una società per azioni di proprietà della maggioranza di governo che ormai è al potere da quasi un decennio. Il controllo su società come Telekom consente ai partiti politici di acquisire supporto mediatico attraverso pubblicità, politica sportiva e altre aree che utilizzano sponsorizzazioni.  

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In realtà, parlare di un controllo governativo dei mezzi di informazione potrebbe risultare impreciso, poiché, secondo una corrente di pensiero, è il partito di maggioranza che controlla realmente molte società di informazione. Questo significa che membri del SNS abusano delle istituzioni per i propri scopi promozionali. A riguardo, Marinika Tepić, vicepresidente del Partito per la libertà e la giustizia (SSP) e, fino a poco tempo fa membro del parlamento, ha svelato un contratto del valore di 38 milioni di euro tra Telekom Srbija e Wireless media, una società di Igor Žeželj che dallo scorso anno è proprietario del tabloid pro-SNS “Kurir”, uno dei quotidiani a più alta tiratura del Paese.[3] “Questo dimostra che l’amministrazione SNS (di Telekom) sta pagando e acquisendo i media in Serbia con i nostri soldi”, ha detto Tepić, secondo quanto riportato da N1[4]. L’opposizione sostiene che questo contratto, che formalmente riguarda l’investimento di Telekom nel portale Mondo (che era originariamente registrato da Telekom, ma ora di proprietà di Žeželj) e la produzione del contenuto mediatico risulta fraudolento perché il vero scopo del contratto è quello di consentire a Žeželj di acquistare Adria Media Group e Kurir per rafforzare la presa dell’élite al potere sui media. Di contro, la direzione di Telekom Srbija ha risposto alle accuse di corruzione e di comportamento sleale incolpando l’opposizione per aver tentato di minare la posizione di Telekom sul mercato e accusandola di lavorare per i concorrenti della stessa, ovvero Serbian Broadband – SBB, di proprietà di United Media Group. Inoltre,Telekom afferma che la società è stata minata dalla lobby di interesse guidata dai “magnati” Dragan Đilas (leader del Partito Libertà e Giustizia – SSP) e Dragan Šolak (comproprietario delle FFS) con il principale obiettivo di impedire il successo commerciale di Telekom Srbija. Posizione analoga è stata presa dai funzionari serbi, vale a dire il primo ministro Ana Brnabić e il presidente Vučić, che hanno respinto tutte le accuse di corruzione mosse dall’opposizione dicendo che quest’ultima sta cercando di distruggere Telekom e la proprietà pubblica per conto delle FFS.

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Come procederà il caso di Telekom Srbija è ancora tutto da vedere. Per il momento manca la reazione dell’accusa e ci sono poche possibilità che il governo e la direzione della Telekom accettino l’istituzione di una commissione indipendente che esaminerebbe lo stato delle cose così come richiesto dall’opposizione.

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