TRIPOLI, RIMPASTO GOVERNATIVO E AUMENTO DEI CONTAGI DA COVID-19

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In risposta alle proteste popolari delle ultime settimane, il governo di accordo nazionale di Tripoli sta attuando una riorganizzazione interna delle cariche governative. Intanto i contagi da Covid-19 aumentano e l’istituzione di un governo unico e legittimo in Libia, dopo nove anni di conflitto, appare sempre più complessa.

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Giovedì scorso, il governo di accordo nazionale di Tripoli ha ripristinato il ministro degli interni Fathi Bashagha al suo incarico, dopo averlo temporaneamente sospeso per indagare sul suo coinvolgimento nelle proteste scoppiate due settimane nella capitale tripolina, in cui alcuni gruppi armati sono intervenuti seminando panico tra i manifestanti. Nelle ultime due settimane, la popolazione libica, e in particolare le nuove generazioni, si sono riunite in centinaia a Tripoli e Misurata, che si trovano in Tripolitania, regione sotto il controllo del governo di al-Sarraj, denunciando la corruzione della classe dirigente al potere e il deterioramento dei servizi pubblici. In risposta a questi disordini, al-Sarraj sta attuando una riorganizzazione interna delle cariche governative. Oltre al rapido reinserimento di Bashagha, è stato promosso un nuovo ministro della difesa ad interim, Salah Eddine al-Namrush, e il generale Mohammad Ali al-Haddad è stato nominato capo dell’esercito governativo.

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Questi nuovi sviluppi sul fronte tripolino sono stati accompagnati da una crescita dei contagi da Covid-19. Nelle ultime due settimane, i casi sono raddoppiati e, data la scarsità di test e la debolezza del sistema sanitario libico, è molto probabile che i casi siano maggiori di quelli registrati. In caso di ulteriore aumento dei contagi, al-Sarraj ha dichiarato l’intenzione di predisporre un lockdown completo nelle aree del paese sotto il suo controllo. La popolazione ha criticato questa decisione, vista come uno strumento per silenziare le richieste delle società civile. Il rinnovarsi delle proteste nelle prossime settimane in Tripolitania potrebbe portare all’acuirsi di fratture interne, già emerse lo scorso mese, all’interno del governo di al-Sarraj. In concomitanza con le proteste scoppiate a inizio agosto, infatti, il vice primo ministro Ahmed Maiteq aveva invitato la popolazione a chiedere un’indagine sui fondi spesi dal governo di Tripoli, alla luce dello scarso livello di fornitura dei servizi pubblici, difendendo il diritto dei manifestanti di protestare.

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Il leader tripolino, grazie al supporto militare offerto da Ankara negli scorsi mesi, è riuscito a frenare l’avanzata verso ovest del generale Khalifa Haftar, che controlla, ad oggi, la regione della Cirenaica. Al momento,  infatti, dopo la dichiarazione congiunta Tripoli-Tobruk di cessate-il-fuoco, lo scontro militare tra i due leader libici appare congelato. D’altra parte, in caso di emergere di nuove controversie interne al governo di accordo nazionale, Ankara interverrà di certo per difendere l’unità del governo di Tripoli, l’unica entità politica internazionalmente riconosciuta nel paese. Nei prossimi mesi, il complesso quadro di gruppi militari presenti in Libia potrebbe sfruttare le divisioni interne al governo di al-Sarraj, e il processo di rimpasto governativo in atto, per avanzare sul frammentato territorio statale libico, portando a nuovi cicli di violenza nel paese. In aggiunta, il sistema sanitario nazionale non è in grado di rispondere alla nuova ondata di contagi e la recente riapertura dei giacimenti petroliferi e dei porti poco inciderà sul miglioramento delle condizioni di vita della popolazione libica. Dopo novi anni di confitto, dunque, è evidente che la ricostruzione della Libia, e il soddisfacimento delle richieste della società civile, non avverrà nel breve termine.

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Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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