KENOSHA: TRUMP NEGA IL RAZZISMO SISTEMICO DELLA POLIZIA

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Il presidente degli Stati Uniti ha visitato la città del Wisconsin, dove Jacob Blake è stato ucciso dalla polizia, nonostante le richieste delle autorità locali

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Durante la sua visita a Kenosha, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è andato a visitare i luoghi danneggiati dalle proteste del Black Lives Matter scoppiate recentemente, e ha condannato la violenza come “terrore interno”. Il presidente ha negato, tuttavia, l’esistenza di un razzismo sistemico all’interno delle forze dell’ordine statunitensi. Ad accendere le proteste nella città di Kenosha è stato il tragico evento che ha costretto un ragazzo afroamericano, Jacob Blake, sulla sedia a rotelle, dopo aver ricevuto ben sette spari alla schiena da parte della polizia, intervenuta sul posto per una lite familiare. Nonostante le autorità locali e la famiglia Blake avessero chiesto esplicitamente al presidente di rimanere lontano dalla città, per paura che la sua presenza potesse intensificare le proteste, che nei giorni precedenti avevano già causato danni alle proprietà e la morte di due manifestanti.

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Dopo l’arrivo in Wisconsin, Trump, durante un incontro con le forze dell’ordine locali ha incolpato i democratici di aver avallato e fomentato la violenza dei manifestanti. “Non si tratta di atti di protesta pacifica, ma di vero e proprio terrore interno […] I politici di estrema sinistra continuano a lanciare il messaggio distruttivo che la nostra nazione o le nostre forze dell’ordine sono oppressivi o razzisti”, ha affermato il presidente. [1] Joe Biden, ha invece accusato il presidente di fomentare le tensioni, al fine di ottenere un guadagno politico, distogliendo l’attenzione dal coronavirus, questione su cui Trump è stato gravemente criticato. Anche Biden nella giornata di giovedì ha visitato Kenosha, questa volta incontrando la famiglia Blake e spendendo 15 minuti al telefono con il giovane, ancora in ospedale.

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Tuttavia, martedì, il NAACP aveva sconsigliato ad entrambi i candidati di visitare la città. Nel timore che le proteste potessero infiammarsi ulteriormente. Infatti, durante le proteste della scorsa settimana, si è già raggiunto l’apice della violenza, quando due manifestanti sono stati uccisi da diversi colpi di arma da fuoco per mano di un diciassettenne, Kyle Rittenhouse, accusato di sei capi d’accusa, compreso omicidio intenzionale di primo grado. Rittenhouse, che è bianco, è un convinto sostenitore delle forze dell’ordine.[2] Trump ha comunque difeso Rittenhouse, che a suo parere avrebbe agito per legittima difesa. Riguardo il diciassettenne, Trump ha dichiarato: “[Dai video] …Sembra che stesse cercando di scappare da loro [i manifestanti]. Credo che fosse in guai molto seri. Probabilmente sarebbe stato ucciso”. Trump non ha tuttavia approfondito il tipo di guai in cui Rittenhouse potrebbe essersi trovato, ma è noto che il ragazzo, nel momento in cui veniva rincorso, aveva già gravemente ferito un altro uomo con il suo fucile. [3]

 

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