KAMALA HARRIS: LE NUOVE PROSPETTIVE PER LA POLITICA ESTERA DEMOCRATICA

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Biden e Harris per il partito democratico

I primi mesi del 2020 hanno visto il succedersi di molti avvenimenti dalla risonanza internazionale. Tra questi vi è stato l’inizio della corsa alla Casa Bianca. Il 2020, infatti, vedrà scontrarsi il candidato repubblicano per il secondo mandato presidenziale, Donald J. Trump, contro Joe Biden per il partito democratico. Mentre l’attuale presidente in carica ha riconfermato il suo attuale secondo, Mike Pence, ricandidandolo come vice presidente, Biden ha intrapreso una scelta più audace candidando come sua vice Kamala Harris, attuale senatrice statunitense per la California. La Harris aveva precedentemente presentato la propria canditura per le primarie democratiche nel 2019, in modo da concorrere anch’ella alle presidenziali del 2020 ma, nonostante un iniziale successo, la senatrice si è ritirata dalla corsa alla fine dello stesso anno. Lo scorso 11 agosto Biden ha annunciato la Harris come candidata alla sua vicepresidenza, provocando una grande ondata di assensi, ma anche di dissensi. Di origini indiane da parte di madre e giamaicane da parte di padre, la californiana Harris intraprende da subito gli studi alla facoltà di legge dell’Hastings College of the Law di San Francisco, diventando, nel 2010, la prima donna a ricoprire la carica di procuratore generale della California. Oggi, alla luce dei violenti avvenimenti che stanno avendo luogo negli Stati Uniti, Kamala Harris diventa il potenziale rappresentante di tutte le minoranze presenti nel paese andando a bilanciare Biden, che diventerebbe il presidente più anziano che gli Stati Uniti abbiano mai avuto.

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Le relazioni con l’Asia

Fattasi portatrici di forti ideali di pace, la Harris ha condannato più volte ogni forma di guerra. Nel caso specifico della Cina, Harris ha fortemente criticato la scelta del presidente Trump di aprire una guerra dei dazi contro il colosso asiatico, seppur condannando tutte le pratiche scorrette che quest’ultimo ha messo in campo per anni sul piano economico. Non sono, però, mancate le critiche fatte al governo cinese, in particolare riguardo il rispetto dei diritti umani, riferendosi ai campi di prigionia per i musulmani e all’abuso della forza da parte delle autorità cinesi al fine di reprimere le minoranze religiose. La critica all’oltremodo violato rispetto dei diritti umani in Cina è continuata con le osservazioni riguardanti Hong Kong, nei riguardi della quale la Harris non ha mancato di esprimere il suo totale appoggio ai manifestanti della regione, sostenendo fortemente il disegno di legge statunitense a sostegno dei diritti umani e della democrazia ad Hong Kong e condannando la scelta del presidente Trump di non prendere posizioni più dure nei confronti di Pechino dal momento in cui il governo cinese ha smesso di rispettare la sovranità di Hong Kong.

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Nel 2019, la Harris si è, inoltre, fortemente interessata alla situazione del Kashmir. La regione è stata, infatti, privata del suo statuto speciale ed è proprio a tal proposito che la senatrice californiana ha deciso di incontrare il leader del movimento separatista Justice for Kashmir, il quale si occupa di sensibilizzare e rendere consapevole la classe dirigente statunitense dei continui soprusi subiti dalla popolazione del Kashmir per mano delle autorità indiane. Nel 2018, inoltre, Kamala Harris ha identificato il Nord Corea come il peggior avversario degli Stati Uniti e si è dichiarata fortemente contraria alla scelta del presidente attualmente in carica di avvicinarsi al dittatore nord-coreano Kim Jong-un. Durante la sua campagna elettorale nel 2019 le è stato posto il quesito a proposito del futuro che la senatrice prospettava nelle relazioni con il Nord Corea nell’eventualità che fosse stata eletta e la Harris ha prontamente affermato che, in tal caso, non avrebbe continuato l’opera di avvicinamento iniziata dal presidente uscente, aggiungendo come il presidente Trump si sia fatto prendere in giro dal Nord Corea, compromettendo la possibilità per gli Stati Uniti di rallentare il programma nucleare del paese asiatico.

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Il futuro dei rapporti con il Sud America

Kamala Harris ha da sempre mostrato molto interesse per i paesi a sud degli Stati Uniti, criticando fortemente la scelta presa dal presidente Trump nel 2019 di tagliare i fondi destinati a El Salvador, Guatemala e Honduras, sostenendo che gli aiuti economici ai paesi meno fortunati del sud siano fondamentali per regolare il forte flusso di immigrazioni. Nello stesso anno sono iniziati i forti incendi in Brasile e nei paesi vicini e a tal proposito la Harris ha denunciato le scelte del presidente brasiliano Bolsonaro, unendosi ad altri senatori nella proposta di rimandare ogni accordo commerciale con il paese sudamericano fintanto che non fossero stati presi radicali provvedimenti in merito ai disastri ecologici in corso. Sempre nel 2019, durante la crisi della legittimità presidenziale di Maduro, Kamala Harris ha affermato che quest’ultimo non era altro che un dittatore corrotto, procedendo nella ulteriore denuncia degli estremi atti di violenza perpetrati dalle milizie venezuelane nei confronti dei civili. La Harris si è, inoltre, impegnata nel protrarre il cosiddetto “status di protezione temporanea” ai cittadini di origini venezuelane allo scopo di evitare la loro deportazione verso uno stato che non poteva assicurare la loro incolumità.

 

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Uno sguardo all’Europa e alla Russia

Nei confronti dell’Europa, la senatrice californiana si è dichiarata da subito contraria ai commenti negativi fatti da Trump sulla NATO, sottolineando come questi non potranno mai intaccare i rapporti di solidarietà e forte collaborazione che caratterizzano i paesi facenti parte dell’organizzazione, prospettando una cooperazione ancora più stretta nel caso di vittoria del partito democratico. Riguardo la Russia, Kamala Harris ha, invece, da subito dichiarato la sua contrarietà all’ingerenza che il paese ha avuto nelle elezioni statunitensi del 2016. Harris ha, inoltre, fortemente condannato le azioni della Russia per l’annessione della regione della Crimea, identificandola, durante una sua intervista del 2019, come una “forte violazione delle norme internazionali che hanno guidato l’andamento mondiale dalla Seconda Guerra Mondiale in poi” e ha inoltre espresso il suo forte supporto alla sovranità dell’Ucraina.

 

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Kamala Harris, il Medioriente e l’Africa

Kamala Harris ha, in passato, fortemente condannato la guerra in Afghanistan come ogni altra forma di guerra e ha continuato, nella sua intervista del 2019 con Council on Foreign Relations, parlando delle sue idee su come affrontare il conflitto israelo-palestinese, sottolineando come l’amministrazione Trump non abbia fatto altro che vanificare, a suo parere, anni di ingerenza degli Stati Uniti volta al raggiungimento della pace. Mentre ha sempre ampliamente affermato il suo appoggio a Israele verso cui ella prospetta, nel caso di una sua eventuale vittoria, un maggiore impegno nel svilupparne la prosperità, la senatrice ha, comunque, affermato che bisognerebbe lavorare nuovamente sul dialogo tra le due fazioni ed anche tra Stati Uniti e Palestina.

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Per quanto riguarda l’Iran, Harris ha da subito dimostrato il suo appoggio all’Accordo sul Nucleare Iraniano e si è schierata contro il presidente Trump nella sua scelta di ritirarsi dall’accordo, noto anche come JCPOA, asserendo che questa scelta avrebbe finito per isolare gli USA, mettendo anche a repentaglio la sicurezza nazionale. Ecco spiegato il motivo per cui la senatrice, sin dal 2019, ha affermato che se dovesse giungere alla Casa Bianca si impegnerà prontamente per rientrare a far parte dell’accordo. Nei riguardi della Siria, Kamala Harris ha dichiarato erronea la scelta del presidente in carica di ritirare le truppe americane dal paese, lasciando così ai turchi la possibilità di attaccare la popolazione curda senza nessuno a difenderli.

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Rispetto al continente africano, infine, Harris ha dichiarato di voler riaprire il dialogo con i paesi che lo compongono, cercando di sanare gli errori commessi, a suo parere, dal presidente uscente, asserendo come l’Africa possa essere un alleato fondamentale per gli Stati Uniti e dichiarando che gli USA dovrebbero “difendere la democrazia, i diritti umani, la libertà e lo sviluppo economico”. “Io rafforzerò la diplomazia nel continente, supporterò la crescita economica e approfondirò gli accordi di sicurezza con i partner africani”, ha concluso la Harris nella sua intervista del 2019.

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