FINE DEL CONFESSIONALISMO IN LIBANO: SARA’ LA VOLTA BUONA?

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Secondo il Presidenre francese Macron, è necessario un nuovo ordine politico in Libano.  Tutte le fazioni politiche si sono dette a favore, ma sarà davvero la fine del confessionalismo?

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Come programmato, il Presidente francese Macron è tornato in Libano il primo settembre. Ha ribadito la condizionalità degli aiuti stranieri, indispensabili per il Paese, soprattutto dopo l’esplosione nel porto, a delle riforme urgenti. Tra queste, la creazione di un nuovo ordine politico. L’influenza francese è visibile nella dichiarazione del presidente libanese Michael Aoun, alla vigilia della visita di Macron, che ha annunciato la necessità di un cambiamento del sistema confessionale, definito come un ostacolo per lo sviluppo, per le riforme e generatore di conflitti. Il consociativismo confessionale è un sistema di suddivisione del potere su base religiosa e ha rappresentato il modello ideale, per la comunità internazionale, da applicare alle società frammentate e multi-confessionali, soprattutto in situazioni di post-conflitto.

 
 

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Questo modello della democrazia consociativa non solo rispetta le differenze identitarie, ma arriva all’istituzionalizzazione delle stesse ed è stato a lungo esaltato in quanto presenta dei modelli di condivisione del potere inclusivi, tali da garantire la stabilità democratica e la convivenza pacifica. Occorre prendere in considerazione l’altra faccia della medaglia, però, ossia il rischio del settarismo strumentalizzato, la politicizzazione delle differenze settarie per fini politici, che può portare a scontri e conflitti. Inoltre, è anche fonte di clientelismo e corruzione, nonché causa di interferenze esterne, come quella siriana, in passato, o quella iraniana, attraverso Hezbollah. La corruzione è una caratteristica endemica della società libanese, alimentata da decenni di pratiche clientelari e da mancanza di trasparenza.

 
 

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Anche il leader di Hezbollah, Nasrallah, ha espresso l’apertura del partito verso un nuovo ordine politico, a patto che tutte le fazioni siano d’accordo. Una postura differente rispetto a quella assunta qualche mese fa, all’inizio delle proteste, quando accusava potenze straniere di interferire negli affari interni libanesi finanziando la ribellione. Hezbollah, che ora detiene la maggioranza in parlamento, sta attraversando una profonda fase di crisi. potrebbe perdere la sua forza politica. Improbabile questo venga accettato facilmente.

 
 

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Che tutte le parti, perfino l’influente partito sciita, si siano piegati alla pressione francese? Oppure queste dichiarazioni costituiscono “delle parole al vento”? Un ulteriore tentativo per placare gli animi e promettere dei cambiamenti, che probabilmente non avverranno mai. Di certo non è la prima volta che si parla di fine del confessionalismo.  E’ ormai difficile credere alla genuinità delle loro parole. Tuttavia, la popolazione libanese questa volta potrebbe non rimanere a guardare. L’esplosione al porto ha rappresentato l’ennesima tragedia in un Paese in ginocchio. La rabbia è tanta e i vecchi rimpasti potrebbero non bastare più.

 

 

 

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Noemi Verducci

Buon sabato a tutti, sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione Medio Oriente. Attualmente studentessa di Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa all’Università “L’Orientale” di Napoli.
Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus.
Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico.
Il lavoro di tesi triennale, su Hezbollah e le sue strategie comunicative, mi ha fatto comprendere la necessità di studiare ed analizzare un’area geopolitica di cui si parla spesso in maniera impropria, attraverso una lente “orientalista” che impedisce di interpretare in maniera corretta eventi storici e politici.
Essere parte di IARI è un modo per mettermi in gioco ed approfondire dinamiche politiche che risultano centrali per comprendere ciò che accade nel mondo. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.

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