AFRICA E CORONAVIRUS: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

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Secondo i dati del Centro di controllo delle malattie (CDC) l’Africa avrebbe raggiunto i 1.252.552, di cui 29.833 morti, di Covid-19. La notizia è stata lanciata sul profilo Twitter del Centro che cerca di monitorare, non senza difficoltà, la situazione nel continente africano.  Il Paese con i dati più preoccupanti è il Sudafrica, con 627.041 casi e 14.149 decessi, ma preoccupa molto anche l’Egitto con 98.839 casi ufficiali e 5.421 morti.

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Restando nell’area nordafricana anche il Marocco si attesta in una brutta posizione con 62.590 contagi.  Per quanto riguarda, invece, l’Africa occidentale la situazione più allarmante è quella del Niger con 54.008 casi e 1013 vittime, soprattutto se si considera che con i suoi quasi 200milioni di abitanti, una diffusione incontrollata del virus potrebbe avere un impatto catastrofico.  Ovviamente, l’impatto del virus sul continente africano continua ad avere ripercussioni molto gravi rischiando di annullare i progressi economico-sociali raggiunti da alcuni Paesi negli ultimi anni.

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In particolare, in Sudafrica, secondo un rapporto del United Nation Development Programme (UNDP), si potrebbe registrare un calo del PIL di quasi l’8%, con il rischio per oltre il 54% delle famiglie di cadere in una condizione di estrema povertà. Per il ripristino della situazione precedente alla pandemia potrebbero essere necessari oltre 5 anni, con l’inizio di una ripresa lenta e graduale dopo il 2024.

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Un discorso simile va fatto per l’Egitto che secondo l’Extended Fund Facility, tra il 2016 e il 2019 è diventato uno dei mercati emergenti con più alta crescita e che adesso rischia di sprofondare nell’impasse dell’incertezza politica ed economica. Già ad aprile, infatti, le risorse internazionali del Paese erano crollate del 18%, a queste si aggiungono le rimesse dall’estero e le perdite nel settore turistico che insieme si sono ridotte del 30%.L’Egitto, che dipende in modo consistente dalle entrate esterne, si trova cosi ad affrontare un doppio shock economico, quello interno, dovuto al rallentamento dell’economia del Paese, ed uno esterno, dovuto alla crisi economica internazionale.

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Al di là dei particolarismi dei singoli Paesi, in seguito all’emergenza sanitaria, a pagarne le conseguenze in modo significativo sono ancora una volta le fasce dalla popolazione più vulnerabili: le donne; gli anziani; i meno istruiti. Le donne, soprattutto, stanno subendo in modo sproporzionato l’impatto della pandemia ritrovandosi spesso escluse dall’accesso al mondo del lavoro anche informale e dall’assistenza sanitaria.  Il coronavirus continua quindi ad esasperare le disuguaglianze all’interno delle società africane ponendo l’accento sulla necessità, già ampiamente discussa, di riformare un modello economico, il cui peso, non crolli con esso sulla popolazione.

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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