L’AGOSTO CALDO DEL MEDITERRANEO ORIENTALE

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Turchia e Grecia continuano nella loro lenta guerra di posizione. Intanto, Ankara scopre un giacimento di gas, mentre la Francia continua a supportare Atene e Nicosia, in tutti i modi possibili

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L’agosto del 2020 si è dimostrato essere uno dei più accesi degli ultimi decenni, nonostante gli impatti disastrosi della pandemia in molti settori dei Paesi del Mediterraneo. Le tensioni continuano a crescere, nonostante i “richiami” al dialogo di alcuni importanti attori regionali, come la Germania e l’Italia (e proprio lunedì si è unito all’appello, tramite Twitter, anche Papa Francesco). Proprio nel corso delle ultime settimane, sono stati forse tre gli episodi più importanti da tenere in considerazione, perché in qualche modo indicano le alleanze e le tensioni di fondo e tracciano importanti dinamiche per il futuro.

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Anzitutto, la visita del Ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ad Ankara e ad Atene. Durante gli ultimi mesi, Berlino ha più volte richiamato Grecia e Turchia al dialogo, proponendosi come canale preferenziale e facilitatore dei colloqui fra le due parti. Sembra che le difficoltà non manchino per la Germania, non solo perché Erdoğan pare determinato a perseguire le sue imprese nel Mediterraneo, ma anche perché la Grecia sembra più orientata verso Parigi che non a Berlino. Ciò a dimostrazione del fatto che il Mediterraneo non sembra il terreno naturale della Germania, come invece è per la Francia e per l’Italia. Non si creda che episodi di questo genere non possano in qualche modo influenzare gli equilibri europei.

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Il secondo episodio: è ormai da settimane che vanno avanti esercitazioni militari nelle acque del Mediterraneo e dell’Egeo, da ambo le parti. Pochi giorni fa, la Francia si è unita ad una esercitazione congiunta con Grecia, Italia e Cipro. Oltre ciò, secondo alcune indiscrezioni, che appaiono verosimili alla luce di alcuni colloqui portati avanti da Atene e Parigi all’inizio dell’anno, la Francia sarebbe pronta a vedere (entro la fine dell’anno) nuovi armamenti militari alla Grecia: nella fattispecie, 10 Rafale F3 ed 8 F1/F2 (direttamente regalati ad Atene). Non solo quindi Parigi si schiera chiaramente al fianco di Atene, contrariamente ad Italia e Germania – che pur hanno altri interessi da proteggere – ma sembra pronta ad incrementare l’arsenale greco (avendone comunque un ritorno economico considerevole) e cipriota, cosi’ come si era riproposta dal 2019.

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La guerra di posizione fra Turchia e Grecia ha permesso, in definitiva, alla Francia di tornare attivamente nelle acque del Mediterraneo orientale, dove era stata tagliata fuori, precedentemente, dagli altri competitors energetici.  Terzo ed ultimo episodio è la scoperta, da parte di Ankara, di un giacimento di gas dalle relative dimensioni nel Mar Nero (si stima siano circa 320 mlr di m3 di gas naturale ). La scoperta contribuirebbe a rendere la Turchia non solo meno dipendente dagli importi (russi, iraniani e, nell’ultimo anno e mezzo, statunitensi), ma le garantirebbe la possibilità di giocare finalmente la partita del gas in export (secondo Erdoğan, dal 2023). La recentissima scoperta non frenerà il Sultano di Ankara nella sua ricerca di gas nel Mediterraneo. Erdoğan sa bene che la partita del futuro, per la transizione ecologica, si giocherà tutta su questo materiale e non ha intenzione di mollare la presa e lasciare che altri si spartiscano ciò che per lui è il cortile di casa (il Mediterraneo, appunto) e dunque di sua pertinenza

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Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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